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Pubblicato il: gio 06 Lug 2017
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La Fiat 500 nella collezione del MoMa: i 60 anni di un’auto che è diventata un’icona

La Fiat 500 al Moma di New York

L’opera d’arte allora era l’Italia, anche con quelle sue strade di asfalto ruvido che si scioglievano al sole guardando il mare dai suoi dossi di lecci e di ulivi, ma la sua icona era questa macchina dalle linee tondeggianti con il cambio senza sincronizzatore, che costava come 13 stipendi di un operaio, 490mila lire del 1957. Adesso che è stata scelta per entrare a far parte della galleria permanente del Museo di Arte Moderna di New York, il MoMa, la Fiat 500 non rappresenta soltanto l’immagine di un’epoca fortunata e lontana, ma addirittura il suo monumento.

La Fiat 500 al Moma di New York

Era l’Italia alle porte del boom economico. Code di impiegati e pizzicagnoli lasciavano le città legando i bagagli sui tettucci delle macchine con gli elastici e ricoprendoli di un nailon che bisognava fermarsi ogni tanto a stringere per farlo smettere di sbatacchiare, riempiendo file ininterrotte di automobili incolonnate dietro a qualche camion che sbavava fumo nero sulle salite verso la luce del mare. La patente la si poteva prendere dopo i vent’anni, e ce l’aveva solo uno per famiglia. Gli altri stavano tutti abbarbicati lì dentro, a guardare la strada allontanarsi. Eravamo felici. Virna Lisi con quella bocca poteva dire quello che voleva. Claudio Villa vinceva il Festival di Sanremo contro Gino Latilla. E al cinema era arrivato «Poveri ma belli» di Dino Risi.

Noi eravamo quelli. E la 500 era quello. L’aveva fortemente voluta Vittorio Valletta, che aveva chiesto a Dante Giacosa, l’inventore della 600, di progettare un nuovo modello alla portata di tutte le tasche, negli anni in cui gli italiani cominciavano a scoprire la televisione e le vacanze. In un video di Carosello dei primi Anni 60, la moglie di Giovanni spiegava che «la macchina dovrebbe consumare poco, poniamo 4,5 litri per cento chilometri». Diceva sorridendo che doveva essere «bello accompagnare i bimbi a scuola» con la 500. Le portiere avevano la maniglia sulla destra e si aprivano in senso opposto a quello che è ormai diventato uno standard, e l’accesso al serbatoio per la benzina era sotto il cofano.

La Fiat 500 al Moma di New York

E’ stata l’auto più amata dagli italiani, prodotta per quesi due decenni in quattro milioni di esemplari, fino a quando sparì dai listini nel 1975. Era stata battezzata Nuova 500 perché era l’evoluzione del modello del 1936 conosciuto come Topolino. L’accoglienza all’inizio fu però tutt’altro che entusiasta. Fiat dovette correre ai ripari. La versione economica fu abbassata a 465mila lire e quella normale migliorata, a partire dall’abitacolo che da allora fu predisposto per quattro persone. Il motore fu portato a 15 cavalli per raggiungere i 90 chilometri orari. Forse per questo la 500 è diventata la macchina simbolo degli Anni 60, perché proprio allora ebbe successo, incontrando perfettamente il gusto e gli interessi degli italiani. E’ un tempo in cui si respira un’atmosfera diversa, senza rendersene nemmeno conto, una sorta di rinnovamento nell’aria, come nella musica, nelle idee, nella politica. Solo che se ne sarebbero accorti tutti solo un po’ più tardi.

Paul Anka gridava disperato «Oh oh Diana», e riecheggiava nelle orecchie il rock and roll di Elvis Presley. Alla radio nasceva «Tutto il calcio minuto per minuto». Noi cominciavamo a diventare quello che siamo oggi. Ecco cos’ha rappresentato la 500: il nostro futuro. Perché, «se è vero», come ha detto Olivier Franois, Head of Fiat Brand e Chef Marketing Officer Fca, «che la Fiat 500 ha segnato la storia dell’automobile, è altrettanto vero che non è mai stata solo un’automobile».

La Fiat 500 al Moma di New York


Ha identificato il suo tempo, avvicinando ceti sociali e gusti estetici: anche i figli di papà giravano in 500 come l’operaio di Mirafiori che portava la famiglia a fare picnic sui prati la domenica pomeriggio. «Nei suoi sessant’anni di storia», ha aggiunto Olivier Franois, «la 500 è andata ben oltre la sua manifestazione materiale per entrare nell’immaginario collettivo, diventando un’icona che ora ha l’onore di essere certificata dall’acquisizione del 17:22:16: un tributo al suo valore artistico e culturale».

E’ tutto quello che ci ritorna da quel tempo rimpianto. Nel 1957, nasceva «Tribuna Politica». Per la prima volta Paul McCartney e John Lennon si incontravano nella chiesa di St. Pete a Liverpool: stavano per fondare i Beatles. E in America stava per uscire On The Road do Jack Kerouac.
Come la 500 sarebbe tutto diventato grande negli Anni 60. Perché anche quella macchina così piccola è diventata grande.

La Fiat 500 al Moma di New York

www.moma.org

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Autore

- Ho cominciato facendo qualche sceneggiatura di modesto successo, prima di essere assunto da una televisione privata, Rta, come cronista. Da lì sono passato a La Stampa. In pratica ci ho fatto una vita in questo giornale, ma se dovessi scegliere gli anni più belli da ricordare non avrei dubbi: quelli di Bologna quando ero solo un pischello che cercava il suo spazio. È che amo Bologna come si ama una mamma (lo cantava Guccini che Bologna è come una madre) e la sua gente come se fossero tutti miei fratelli. Ho succhiato il lavoro da Bologna, ho imparato ad aprirmi alla gente e ho appreso l’arte dell’ironia, sempre da Bologna. Poi il mio mestiere mi ha portato dappertutto, a Torino a Milano e anche in giro per il mondo. Ho visto qualche guerra, ho scritto qualche libro, ma la cronaca è la cosa che mi è rimasta più dentro. Racconta la vita che non è né bella nè brutta. Può essere terribile lo so. Ma è la nostra storia, quella di tutti i giorni, quella che guardi con i tuoi occhi. E che paghi con il tuo sangue. Bisogna conoscerla. Anche per andare da un’altra parte.


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