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Pubblicato il: lun 17 Ago 2015

Young Syrian Lenses. Il racconto dalla Siria di Ruben Lagattolla

young-syrian-lenses-ruben-lagattolla“Young Syrian Lenses” realizzato ad Aleppo, da Ruben Lagattolla e Filippo Biagianti, è un docu-film di straordinario valore, che documenta sul campo la situazione di una delle più importanti città siriane, dopo quattro anni di conflitto ininterrotto, al seguito dei Media Activists, ovvero coloro che stanno raccontando al mondo il conflitto dall’interno attraverso i media.

Perla dell’arte e della cultura, patrimonio dell’Unesco dal 1986, Aleppo era la seconda capitale della Siria, con una popolazione di oltre 2milioni e 300 mila persone, tra cristiani, musulmani e di altre confessioni religiose, che vivevano in pace o, come dice qualcuno, in regime di paura, ma non di conflitto, fino al 2011.young-syrian-lenses-ruben-lagattolla

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Aleppo, Syria. Veduta della città vecchia, prima della guerra in corso dal 2011

Nel 2014 secondo la testimonianza dei Media Attivisti raccolta in “Young Syrian Lenses”, la popolazione rimasta ad Aleppo era ridotta a circa 700mila persone e in continua diminuzione. Molti quelli fuggiti, principalmente attraverso la Turchia, ma moltissimi i morti, sotto i pesanti bombardamenti del regime di Assad. A oggi probabilmente non sono più di 300 mila le persone rimaste ad Aleppo, una città resa ormai un cumulo di macerie.young-syrian-lenses-ruben-lagattolla
I bombardamenti sono quotidiani e continui, racconta Lagattolla

«Gli ordigni vengono lanciati dagli elicotteri, durante tutta la giornata, ogni dieci minuti. Non hanno obiettivi precisi, ma seguono invece una precisa strategia. Vengono lanciati dei barili che sono ordigni molto rudimentali, composti da esplosivo e grandi quantità di pezzi di ferro, sopra i palazzi, le scuole, gli ospedali, i mercati. Lanciano un primo ordigno poi aspettano che arrivino i soccorsi e in quel momento bombardano di nuovo in modo di fare più morti possibili.»young-syrian-lenses-ruben-lagattolla

Restare ad Aleppo, per la maggior parte di quelli che sono rimasti è una sorta di missione. Una resistenza a difesa della propria terra, contro un nemico che paradossalmente dovrebbe essere il garante della loro sicurezza. Perchè è il capo del Governo che uccide il suo popolo.

Di questa resistenza a oltranza fanno parte i Media Activists, ragazzi che da semplici testimoni oculari e vittime, si sono organizzati in gruppi per continuare il quotidiano racconto dell’inferno a cui è sottoposto il loro Paese, nell’indifferenza del resto del mondo. Da infermieri, profumieri, impiegati, studenti, si sono trasformati in reporters, fotografi e videomakers indipendenti, organizzati in un network che copre molte città siriane.

Riescono a sopravvivere grazie ad una fitta rete di aiuti locali e anche grazie ad una sorta di corridoio di salvezza con la Turchia dove, anche se clandestinamente, riescono a spostarsi. Vivere tutti i giorni e ogni ora del giorno in quella condizione di deprivazione e sotto la continua minaccia di cecchini e bombardamenti, continuando ad assistere all’eccidio dei loro concittadini è veramente disumano.

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«Sono rimasto soltanto nove giorni ad Aleppo ma ho vissuto la paura continua. Notte e giorno. Eravamo in un appartamento abbandonato, dove la luce arrivava grazie ad un generatore, l’acqua, solo non potabile, attraverso una canalizzazione improvvisata e non sempre. Il cibo invece non mancava e ce n’era in discreta abbondanza. Non appena arrivati abbiamo ricevuto la notizia via radio, di un bombardamento in un quartiere vicino e siamo subito accorsi sul posto. E’ stato terribile. Il barile che era stato lanciato era caduto su un palazzo e aveva colpito dei contenitori di benzina, dando vita ad un incendio gigantesco. C’erano persone morte ovunque, corpi carbonizzati, macerie, corpi dilaniati. Uno scenario orribile. Poi abbiamo saputo che in realtà l’obiettivo del bombardamento era proprio il luogo dove eravamo noi pochi minuti prima. I lanci, che vengono fatti con gli elicotteri a circa 4000 metri di quota, non sono mai precisi. I barili cadono più o meno dove capita.»young-syrian-lenses-bombardamenti-aleppo

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un barile inesploso, lanciato dagli elicotteri del regime di Assad

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Ruben Lagattolla, cineoperatore con una lunga esperienza anche per i Tg di SKY, nel 2013 ha iniziato a collaborare con la EPOS, un’associazione che sotto la direzione di Emanuela C. Del Re si occupa di interventi di formazione per i rifugiati siriani in Italia, come in Libano, in Giordania, in Turchia, in Iraq, filmando le attività che si svolgono in questi Paesi nei campi per rifugiati.

Ha iniziato così a conoscere in modo più approfondito il popolo siriano e ha deciso di andare a vedere direttamente quella realtà, guardandola dalla parte dei civili, perchè quello che si sapeva fino a quel momento, attraverso i media, era concentrato sulle questioni politiche, sui combattenti e spesso influenzato dalla propaganda del regime di Bashar al-Assad. Nel 2014 l’occasione è arrivata dalla conoscenza con un grande fotografo come Enea Discepoli. Era in partenza per la Siria e Ruben non ci ha pensato due volte ad approfittare della sua guida per andare.

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«Vivere un’esperienza come questa mi ha cambiato la vita e anche il modo di fare il mio lavoro. Quando si è immersi in una tragedia così immane, si finisce per pensare solo al presente. Al tempo stesso ti rendi conto di cosa significa subire da inermi una guerra in un Paese ufficialmente in pace, è la stessa terra in cui viviamo anche noi. Vedere i morti in strada, nelle stesse strade in cui avevi camminato poco prima ti fa capire che non c’è differenza tra te e loro. Che potresti esserci tu al loro posto, che potresti essere il prossimo. Quello che fa altrettanta impressione è rendersi conto che quella guerra sembra non esistere per la gente comune, perchè non viene trasmessa in televisione.»

Young Syrian Lenses è una testimonianza unica, raccontata dai protagonisti, ma è anche un elemento di memoria storica perchè forse nessuno di loro riuscirà a sopravvivere per raccontare in futuro quello che è accaduto in Siria. Inchioda ognuno di noi alla responsabilità di non aver fatto nulla per impedirlo e per difendere l’umanità, di qualunque cittadinanza.

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Il docu-film, che ha il patrocinio di Amnesty International è stato selezionato al Festival del cinema indipendente di Roma e il prossimo 1° settembre sarà proiettato al Clorofilla film festival di Grosseto mentre il 10 ottobre sarà presentato a Tokyo nell’ambito della decima edizione del Festival del cinema dei rifugiati dell’UNHCR (www.humanrightsfilmnetwork.org/festivals/unhcr-refugee-film-festival)

Il film, che è autoprodotto dagli autori, non ha al momento un canale di distribuzione ufficiale e può essere visto solo attraverso l’organizzazione locale di una proiezione, come già avvenuto in molte città italiane negli scorsi mesi.

Per sostenere i costi del riversamento in DVD, che raccoglie anche molti contenuti speciali,  Ruben Lagattolla e Filippo Biagianti hanno aperto una sottoscrizione pubblica che trovate qui: crowdfunding dvd siria

Per noi italiani che ancora stiamo a discutere se accogliere o respingere le vittime di queste atrocità, come fossero pericolosi approfittatori o turisti molesti, forse aiuterebbe immaginare se quello che continua ad accadere in Siria, accadesse in questo momento in un contesto più vicino a noi.

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Moschea-distrutta-David Rose-Telegraph La grande moschea degli Omayyadi di Aleppo prima e dopo l’inizio della guerra

Provare a immaginare una delle nostre meravigliose città d’arte. Firenze, Torino, Venezia, Siena, oppure Napoli, Lecce, insomma uno qualsiasi dei nostri scrigni di arte, cultura e bellezza messo a ferro e fuoco, insieme alla sua popolazione dal nostro governo, con bombardamenti a tappeto ogni 10 minuti.

«Non è mai accaduto nella storia recente che ci fossero tanti morti civili, innocenti, colpiti non da un esercito straniero ma per mano del proprio governo. E a nessuno sembra interessare, o meglio ai governi del mondo sembra non interessare. Anche l’informazione è sommaria, quando non addirittura di parte. Gli editori dovrebbero assumersi la responsabilità di influenzare l’opinione pubblica con un’informazione assolutamente insufficiente a rappresentare l’enorme tragedia che è in corso in Siria da oltre 4 anni.»

Come sottolinea l’Unesco con il termine “patrimonio dell’umanità”, non esistono confini reali, ma solo politici e spesso imposti da interessi anche illeciti. Patrimonio dell’umanità, sono i tesori d’arte, così come la cultura che li ha espressi e tutto questo ha origine dalle persone, senza le quali nulla esisterebbe e nulla avrebbe significato.

Patrimonio è l’umanità. E la sua difesa.

– Per organizzare una proiezione, per informazioni e dettagli su “Young Siryan Lenses” potete contattare vian e-mail ruben.lagattolla@gmail.com

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  1. […] Ma come vivono le persone che sono rimaste in Siria? Guardate questo documento. […]

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