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Pubblicato il: mer 06 Nov 2019
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Come fuori, così dentro: Monica Bonvicini e il confine tra architettura e psiche, a Torino

As Walls Keep Shifting, OGR (Officine Grandi Riparazioni) di Torino

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In bilico tra spazio abitativo e spazio psicologico, Monica Bonvicini costruisce la mostra As Walls Keep Shifting alle OGR (Officine Grandi Riparazioni) di Torino. Una grande installazione, una scultura e una serie di foto ci permettono di riflettere sul rapporto tra architettura e psiche. Dal 31 ottobre 2019 al 9 febbraio 2020.

«Il motivo principale per cui la gente se ne va dai paesini di provincia è perché così poi può sognare di tornarci. E il motivo per cui ci resta è per sognare di andarsene»

Chuck Palahniuk, Rabbia

Il percorso espositivo di As Walls Keep Shifting inizia dal fondo dell’ex officina ferroviaria delle Officine Grandi Riparazioni di Torino. Già questo, di per sè, restituisce l’idea malinconica di dover fare della strada per poi tornare indietro, per poi cominciare veramente. Se con rassegnazione o con spirito rinnovato, dipende solo dal soggetto. In ogni caso questo inizio sa proprio di ritorno a casa: una serie di fotografie di villette a schiera ci riportano nel quartiere della nonna, forse di mamma e papà, ancora immerso nel silenzio rotto solo dal ronzio di qualche insetto nel parchetto vicino o dal rumore lontano degli attrezzi di qualche pensionato indaffarato in un lavoro fai da te. Una dimensione sospesa, impossibilitata a cambiare perché così strutturata: architetture omogenee perché omogenee le condizioni abitative, omogenee le prospettive esistenziali.

Monica Bonvicini, Italian Homes (2019)

Monica Bonvicini, Italian Homes (2019)

Qui dentro, insomma, si sta un pò stretti. Monica Bonvicini, nata a Venezia ma residente a Berlino, lo sa bene. Eppure c’è qualcosa che l’affascina in questa assuefatta ripetizione, e non si tratta dello strano binomio tra isolamento e condivisione, tipico di queste forme architettoniche. Quello che incuriosisce maggiormente l’artista sono quelle piccole (ma anche grandi) variazioni sul tema con cui alcune le villette, per volere dell’inquilino, provano a distinguersi. Rimodellate, ridipinte, ridecorate: ripetizione ridiscussa; e documentata da Bonvicini, che in due anni ha raccolto queste tenere esibizioni di estro e le espone oggi in foto. Italian Homes (2019) è la narrazione della controversa poetica della periferia, dove la sua architettura anni ’50 si fa simbolo della psicologia dei suoi abitanti. Sono prigionieri consenzienti o eremiti della modernità? Dentro al mondo ma ai suoi margini, in linea standardizzata, l’omogeneità di queste abitazioni racchiude le individualità dei suoi inquilini. E nelle variazioni che rompono il piatto susseguirsi ritroviamo più forti le loro speranze, i sogni, i rimpianti, le delusioni, le miserie, la noia e ogni flebile o potente momento di grazia.

Singolare poi che la stessa Monica Bonvicini, ispirata anche dalla lettura di opere che indagano il tema della domesticità come The Collected Stories of Diane Williams, abbia scelto di fare ritorno in Italia per realizzare la sua opera. Come se un sentimento nostalgico, quasi di incompiuto, l’avesse ricondotta a casa. Non è tornata a Venezia, ma che un certo sentore di incompletezza l’abbia colta, almeno sufficiente per sviluppare tale riflessione, non è impossibile. E questo tono emotivo ben si allinea alle opere successive.

Monica Bonvicini, Italian Homes (2019)

Monica Bonvicini, Italian Homes (2019)

Structural Psychodrama #4 (2019) consiste in una rampa di scale in cemento, da esterno, avvolta da una catena ornata da numerosi lucchetti. Questi, ormai adottati dalla cultura popolare come simbolo di felice unione indissolubile, contrastano con l’idea di parziale e interrotto che la grezza scala suggerisce. C’è qualcosa che non funziona, c’è sempre qualcosa che non funziona. Costruiamo, per poi smontare, per ricostruire e per modificare. La solidità dell’abitazione che abbiamo eretto e arredato, presto o tardi finisce per non rispecchiarci più. Nel loro piccolo, anche quelle villette di provincia si sono messe in discussione. Il rapporto con l’ambiente abitativo è fondamentale nella psiche umana, tanto che sbirciare all’interno di esso può dare non poche soddisfazioni voyeuristiche.

Monica Bonvicini, Structural Psychodrama #4 (2019)

Monica Bonvicini, Structural Psychodrama #4 (2019)

Ed è proprio quello che accade, subito dopo, quando vediamo riprodotto un grande telaio in legno che disegna nell’immenso spazio espositivo lo scheletro di una tipica bifamiliare italiana anni sessanta/settanta. Mancano i muri, manca divisone lì dove si desidera privacy. Ma quale universo si nasconde dietro le quattro mura di ogni casa? Parole, gesti e segreti sconosciuti a noi e sconosciuti, qualche volta, anche agli inquilini stessi. Ciò che è inteso per isolare è, nella serialità, in continua condivisione con le abitazioni vicine; allo stesso tempo però la casa è anche pensata per raccogliere e unire al suo interno, ma spesso contribuisce invece ad allontanare. Tanto che alla bifamiliare in mostra manca una delle due case: è tronca, manchevole, forse in costruzione. Forse come il vuoto dei suoi abitanti, forse come il vuoto dei suoi visitatori.

Così consueta eppure come misteriosa, la casa. Apparentemente familiare e talvolta così estranea. Di questo si fa emblema White Out (2019), racchiuso nel vuoto corpo in legno della bifamiliare, nuova opera luminosa che Bonvicini utilizza per ironizzare sulle controversie del modernismo industrializzato: una struttura pienamente funzionale ma intimamente caotica, intenzionalmente imperfetta.

Monica Bonvicini, Italian Homes (2019)

Monica Bonvicini, Italian Homes (2019). Foto Artslife

 

As Walls Keep Shifting, OGR (Officine Grandi Riparazioni) di Torino

As Walls Keep Shifting, OGR (Officine Grandi Riparazioni) di Torino. Foto Artslife

 

Monica Bonvicini, White Out (2019)

Monica Bonvicini, White Out (2019). Foto Artslife

 

As Walls Keep Shifting, OGR (Officine Grandi Riparazioni) di Torino

As Walls Keep Shifting, OGR (Officine Grandi Riparazioni) di Torino

*As Walls Keep Shifting, OGR (Officine Grandi Riparazioni) di Torino. Foto Artslife

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