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Pubblicato il: mar 13 Ago 2019
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Cultura al rogo. Il governo turco di Erdogan distrugge più di 300mila libri “scomodi”

Libri al rogo in Turchia

Libri al rogo in Turchia

Il Ministero della Pubblica Istruzione ha distrutto oltre 300mila libri già rimossi dalle scuole dopo il tentativo di colpo di stato del 2016

Chissà se Ray Bradbury avrebbe mai immaginato che i vaticini fantascientifici affidati al suo celeberrimo libro Fahrenheit 451 avrebbero trovato applicazione nel terzo millennio. Non nel 2012, quando lui è morto alla veneranda età di 92 anni: ma sette anni dopo, e un bel po’ lontano dalla sua Los Angeles. È infatti successo tutto in Turchia, dove il Ministero della Pubblica Istruzione ha distrutto oltre 300mila libri già rimossi dalle scuole dopo il tentativo di colpo di stato del 2016. La ragione? Eliminare qualsiasi traccia di Fethullah Gülen, il religioso musulmano che, secondo il governo turco, istigò la rivolta.

Il presidente turco Erdogan

Il presidente turco Erdogan

Ma non c’è solo Gülen nel mirino dei censori turchi, guidati dal ministro dell’istruzione del governo Erdogan, Ziya Selçuk: che hanno ritirato anche un libro di matematica, solo perché riportava la frase “Da F a G”, che i fanatici biblioclasti hanno messo in relazione con le iniziali del nemico, Fethullah Gülen. Paradosso dei paradossi: visto che Gülen attualmente vive in Pennsylvania, quasi due milioni di libri di testo che contenevano la parola sono stati ritirati e poi ristampati senza il nome dello stato americano.

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Autore

- Giornalista, scrittore, critico e curatore di mostre. È nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, da 25 anni lavora per riviste d’arte prima come redattore de Il Giornale dell’Arte, poi come caporedattore delle testate Exibart, poi Artribune, attualmente ArtsLife. Ha curato il volume “Rigando dritto”, raccolta di scritti dell’artista Piero Dorazio, pubblicato nell’aprile 2005 dall’editore Silvia Editrice di Milano. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra “Artsiders”, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Nel 2018 ha curato la mostra “De Prospectiva Pingendi. Nuovi scenari nella pittura italiana”, nelle due sedi di Palazzo del Popolo e Palazzo del Vignola, a Todi, e la mostra “Beverly Pepper tra Todi e il mondo” nel Palazzo del Popolo di Todi. Nel 2019 ha pubblicato il libro “Margherita Sarfatti. Più”, presso Manfredi Edizioni.


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