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The Rider – Il Sogno di un cowboy, in arrivo al cinema la poesia western di Chloé Zhao 

The Rider – Il Sogno di un cowboy

The Rider – Il Sogno di un cowboy

The Rider – Il Sogno di un cowboy, in arrivo al cinema la poesia western di Chloé Zhao. Un capolavoro in sospeso tra fiction e documentario

Agosto mese bizzarro per le uscite cinematografiche. In sala arrivano film o molto brutti o capolavori, magari giusto un po’ in ritardo. The Rider fa parte della seconda categoria. Il film di Chloé Zhao sarà distribuito da Wanted Cinema che lo porterà al cinema dal 29 agosto.

The Rider – Il Sogno di un cowboy (questo il titolo italiano) è l’opera seconda dalla regista cinese Chloé Zhao, che presto sarà al timone di Eternals, il nuovo film Marvel con Angelina Jolie. Nel frattempo la regista ha già concluso le riprese del suo terzo lungometraggio, Nomadland, che vede protagonista l’attrice Premio Oscar Frances McDorman.

The Rider ha visto il suo debutto al Festival di Cannes 2017, nella sezione Quinzaine des Réalisateurs. Acclamato dalla critica internazionale è considerato uno dei film più belli del 2017. Ora, finalmente, arriva anche in Italia. Tra finzione e documentario, la pellicola rielabora l’immaginario del cowboy attraverso la storia di Brady, una giovane stella nascente del rodeo che a seguito di un rovinoso infortunio vede infranti i suoi sogni.

L’idea del film è nata a Zhao nel 2015 durante una visita nella riserva di Pine Ridge, nel Sud Dakota, dopo essersi imbattuta in un giovane cowboy Lakota, Brady Jandreau. Il ragazzo, nonostante la sua carnagione chiara, è membro della tribù Sioux Lower Brule e dall’età di otto anni si guadagna da vivere come addestratore di cavalli selvaggi. Brady sembra cogliere e anticipare ogni movimento dell’animale come fossero connessi in una sorta di danza: uno cede il passo all’altro fino a instaurare un legame di totale fiducia. La regista ha subito iniziato a raccogliere le idee per realizzarne un lungometraggio, ma seguito di un grave incidente subito nel 2016 durante un rodeo, il giovane oggi vive con una placca di metallo in testa e soffre di problemi di salute associati a una lesione cerebrale.
Il film è interpretato da Brady stesso, dalla sua famiglia e dai suoi amici, tutti attori non professionisti che interpretano sé stessi nel riallestimento della propria storia.

«Mentre ascoltavo Brady riflettere sui primi mesi della sua vita dopo l’incidente – ha spiegato la regista Chloé Zhao – ho capito che doveva essere lui ad interpretare se stesso nel film, e lo stesso doveva accadere per i suoi familiari e amici. Tutto il cast proviene dalla riserva, incluso il padre di Brady; Tim, un cowboy della vecchia scuola che gli ha insegnato tutto ciò che sa, la sua vivace sorellina Lilly, che ha la Sindrome di Asperger e si esprime completamente libera da inibizioni, i suoi amici del rodeo che condividono le speranze, le paure e i sogni di Brady e uno dei suoi migliori amici Lane, che è completamente paralizzato dopo un incidente che ha messo fine alla sua promettente carriera di cowboy con i tori. Attraverso il viaggio di Brady ho voluto esplorare la nostra cultura riguardo alla mascolinità e offrire una versione più sfumata del classico cowboy americano. Ho voluto anche far vedere un ritratto autentico del ruvido, onesto e bellissimo cuore dell’America che amo e rispetto profondamente».

The Rider – Il Sogno di un cowboyFrustrato e oppresso dal senso di inadeguatezza, Brady si allontana dal mondo e dagli amici del rodeo e inizia a spendere la maggior parte del suo tempo con l’amico Lane, anch’egli in riabilitazione intensiva dopo un incidente. La lontananza dai cavalli diventa però insopportabile e Brady torna così ad allenarsi. Ma dovrà prendere una decisione: dedicarsi alla guarigione con l’aiuto della sua famiglia e dei suoi amici, o rischiare tutto per mantenere l’unico senso di sé che abbia mai conosciuto. The Rider è un film duro e poetico, i sentimenti dei protagonisti risuonano amplificati nell’incredibile paesaggio americano che la regista cattura con grandissimo talento e intuito, facendo di questi orizzonti selvaggi una vera e propria cassa di risonanza emozionale. In sala di film così purtroppo ne arrivano pochi (e difatti c’è voluto il suo tempo), meglio approfittarne. Un capolavoro da non perdere.

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