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Pubblicato il: mer 26 Giu 2019
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Van Gogh e i pigmenti di luce: la materia di cui sono fatti i Girasoli

Vincent Van Gogh, Girasoli

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Van Gogh’s Sunflowers Illuminated è il volume che raccoglie gli studi sui materiali utilizzati dal pittore per i suoi dipinti. La ricerca è stata condotta da un team coordinato da Ella Hendriks e Marije Vellekoop, anche grazie all’aiuto del Molab, il laboratorio mobile del Cnr di Perugia. Grazie ai loro studi ora possiamo ricostruire esattamente come Van Gogh ha realizzato le sue opere più simboliche. Come i Girasoli custoditi alla National Gallery di Londra.

Ogni volta tagliare la tela genera un brivido che riverbera fino alle mani, fino ai piedi. Van Gogh trema febbrilmente separando ciò che gli serve dal resto del rotolo che gli manda, ciclicamente, Theo da Montmartre. È quasi il momento di rimettere i colori della Provenza sul quadro, di rovesciare la luce rimasta negli occhi e ridare forma ad un’immagine durevole. Anche se, nella sua brillantezza, è poco più di una visione sfuggente. La luminosità dei quadri di Vincent Van Gogh declina infatti come i fiori che ritrae: la lacca di geranio, sostanza sintetizzata nel 1873, dona ai suoi dipinti una lucentezza impareggiabile, ma destinata a svanire. Vano qualsiasi tentativo di preservare li dalla luce.

Lo sa, ma non gli importa. La pittura forse si illude solamente di poter donare immortalità. I dipinti sono solo fiori più longevi, ma finiranno anche loro per morire. Forse è per questo che inizialmente tratta la tela con cura, la accarezza con il carboncino per delineare i contorni del disegno. Una mano approssimativa di giallo tenue, allungato con bianco di zinco, passa attentamente sullo sfondo evitando di invadere la sagoma della pianta e del tavolo che la sostiene. Pennellate da destra verso sinistra e dall’alto verso il basso seguono ora un ritmo più nervoso, rapido ma preciso nel lasciare emergere dei girasoli in negativo.

Vincent Van Gogh, Girasoli, National Gallery, Londra

Vincent Van Gogh, Girasoli, National Gallery, Londra

Ma il meglio Van Gogh lo posticipa di un altro attimo, gustandosi ancora l’attesa. Senza più indugi però: due mani di bianco di zinco e giallo cromo e il tavolo è fatto. Se la sua arte sfiorisce in fretta è meglio accelerare, impugnare il pennello e lanciarsi sulla tela. Così anche il vaso prende corpo da varie e decise pennellate di bianco di zinco, per realizzare i punti luce, coperte di nuovo dal giallo cromo. Ora non esistono che le cascate di colore, il trionfo dei fiori che viene inondato dal vortice del pittore in estasi.

Il verde smeraldo non può che legarsi alle foglie e ai gambi, trampolini per il vortice dei petali per cui Van Gogh sceglie una combinazione di giallo cromo, verde smeraldo, bianco di zinco e minio. Insieme all’opera risorge la campagna e il suo profumo, ma soprattutto la luce abbagliante che rende vivi i Girasoli. Mancano gli occhi allora. Quasi tremando l’artista mischia roteando intorno al disco ampi strati di blu oltremare e ocra rossa. Un mulinello di pittura fresca che cresce accumulando spessore nell’anima dell’opera.

Vincent Van Gogh, Girasoli, Van Gogh Museum, Amsterdam

Vincent Van Gogh, Girasoli, Van Gogh Museum, Amsterdam

Il più è fatto, la febbre è scesa. Van Gogh mette un altro strato di giallo chiaro sullo sfondo e subito dopo traccia una linea blu per separare il piano del tavolo dal vaso. Il dipinto sembra concluso: 12 girasoli splendono spontanei del sole della Provenza. Ma qualcosa non va e l’artista deve intervenire. Nel quadro domina il giallo, nella sua stanza domina il giallo, nella sua vita domina il giallo. Serve più giallo e servono più corpi a sorreggerlo.

Carboncino, verde smeraldo, giallo cromo, verde smeraldo, bianco di zinco, minio, blu oltremare, ocra.

Direttamente sul colore dello sfondo. E ancora. E ancora.

Ora nel vaso ci sono 15 girasoli lucenti. E tutto va bene.

*Vincent Van Gogh, collage di  5 Girasoli

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