meeting art istituzionale
Pubblicato il: ven 14 Giu 2019
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ART BASEL, contemporaneo moderno a rischio sbadiglio. Il ‘Motel’ va a Basilea

Dedico questo pezzo settimanale del Motel Nicolella ad Art Basel, la fiera d’arte contemporanea più importante al mondo che visito (senza mancare mai un’edizione) dal 2008.

Quest’anno a dirla tutta ho rischiato di non farcela perché mio figlio di un anno e mezzo mi ha attaccato uno streptococco che mi ha messo a testa in giù come un dipinto di Baselitz.
In ogni modo, con le consuete 4 ore e mezzo di treno veloce (diciamocelo, i treni svizzeri ormai sono la serie C del Frecciarossa) ho raggiunto la città dove tra gli altri hanno studiato Nietzsche e Jung. Non bella, ma votata tra le prime ogni anno per qualità della vita (vorrei sapere bene quali sono i parametri ma non è questa la sede).

 

Partecipano come sempre le migliori gallerie, quasi 300, selezionate praticamente tra tutti i Paesi. Una settimana complessiva con ben 3 giorni di preview: Vip, mega Vip, Super Vip First Choice, Vip prima di te, e chi più ne ha più ne metta. Si fa tutto insomma per vendere quanto di più ricercato ma soprattutto, di richiesto, il mercato ha da offrire. Molte gallerie le operazioni le fanno già prima che la fiera inauguri, per poter mettere i bollini rossi dopo 12 minuti dall’apertura cancelli (in realtà contattano i loro clienti nelle settimane precedenti e offrono una prelazione sui lotti più pregiati).

Passeggiando nei saloni circolari percepisco tanto contemporaneo ma tantissimo moderno. E non c’è da stupirsi.
Perché oggi chi investe in arte ha paura di sbagliare e allora è proprio sui capolavori del ‘900 che si paga un po’ di più ma non si resta scottati.
Alla PACE Gallery, che assieme a Gagosian, Houser & Wirth e Zwirner rappresenta una delle scuderie internazionali più potenti (sta per aprire uno spazio colossale in autunno a NY), venduti un Lee Ufan a 2 milioni, Robert Mangold a un milione e mezzo di euro, Joel Shapiro a 650.000, e alcune sculture di Louise Nevelson che raccontano una nuova riscoperta del mercato (siccome molti collezionisti italiani ne possiedono, orecchie alzate).

ART BASEL | Installazione di Sarah Lucas ad Unlimited. Champagne Maradona, 2015. Sadie Coles HQ

ART BASEL | Installazione di Sarah Lucas ad Unlimited. Champagne Maradona, 2015. Sadie Coles HQ

Nella sezione Unlimited, quella dedicata alle opere di grandissimo formato selezionate da un team di curatori e specialisti particolarmente severo, vediamo una sorta di grande luna park per adulti in cui gli artisti contemporanei sono però quasi tutti morti. A conferma del fatto che questa è una manifestazione dell’estabilishment e che di rischiare non si ha più voglia.

ART BASEL | Installazione di Olaf Nicolai ad Unlimited. Big Sneaker [The Nineties], 2001.  Galerie Eigen + Art

ART BASEL | Installazione di Olaf Nicolai ad Unlimited. Big Sneaker [The Nineties], 2001.  Galerie Eigen + Art

Vediamo enormi gonfiabili, sculture componibili di gomma, la realtà virtuale, e una lunga serie di intrattenimenti che ci aspetteremmo di vedere più a un parco divertimenti che in una fiera. La più sensata ed elegante è l’installazione presentata dalla Galleria TEGA che Lucio Fontana ha realizzato per un’abitazione privata milanese negli anni ’60. È un soffitto a pannelli che compone un classico concetto spaziale bianco. Mai esposta prima, è in vendita a oltre 10 milioni (nulla rispetto alle cifre che sentite in fiera).

Alla Galleria Magazzino di Roma stupisce poi una gigantesca palma rovesciata, opera, finalmente, di un’artista italiana: Elisabetta Benassi. Non mancano i rappresentati di tutte le case d’asta, lupi con la schiuma alla bocca pronti a tastare il terreno per individuare le prossime proposte dei cataloghi autunnali.

ART BASEL | Installazione Galeria TEGA - Lucio Fontana. Ambiente spaziale con tagli, 1960

ART BASEL | Installazione Galeria TEGA – Lucio Fontana. Ambiente spaziale con tagli, 1960

Conclusioni?

È un terreno fragile quello su cui si muove Basilea, e con lei tutta la serie A del mercato contemporaneo. Fragile perché se l’offerta della fiera numero uno al mondo è poi la stessa che troviamo a Fiac (Parigi), Frieze (Londra) oppure Basel Hong Kong, allora mi dovete spiegare perché mai un billionaire americano dovrebbe farsi 8 ore di volo per venire a comprare Rothko sulle rive del Reno.
Tra l’altro, in una città dove un cameriere guadagna 5000 franchi al mese e quindi il würstel nel panino te lo mettono a 20 euro. Dove tutto è ragionevolmente caro. Lo stand medio alle gallerie per vostra informazione costa circa 200.000 franchi. Per un faretto in più chiedono 500 euro. Per forza. Però siamo al limite, e la storia del commercio ci insegna che se non si tira fuori qualche coniglio dal cilindro per ingolosire il mercato, il mercato stanco della minestra poi se ne va altrove. Il tonfo di Baselworld (la fiera sorella degli orologi che si tiene ogni gennaio e quest’anno è andata malissimo) dovrebbe essere da monito.
E infine, ai galleristi, mi sentirei di domandare: perché non esponete opere nuove? Opere di giovani. Opere che possano incuriosire un collezionista abituale. Opere che possano aprire nuove vie sul mercato. Opere che sopratutto siano in grado di raccontare la nostra contemporaneità, non quella di 30 anni fa. Sono cresciuto leggendo le storie su Leo Castelli e GianEnzo Sperone, di gallerie che con la loro scuderia hanno fatto la storia dell’arte mondiale. Oggi francamente vedo tanti (bravissimi) commercianti. Ma è un altro mestiere.

Perché altrimenti, avanti così, a magazzino esaurito, che si fa?

Vi lascio con una foto dei ragazzi, scattata a tradimento (ma sono bellissimi)

Francesco Bonami e Alessandro Rabottini - Critico e Direttore MiArt

Francesco Bonami e Alessandro Rabottini – Critico e Direttore MiArt

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Autore

- Giornalista professionista specializzato in arte e mercato. Ha una laurea in Filosofia della Scienza, un bimbo di un anno che si chiama Filippo e una Gibson Les Paul con cui suona nei New Martini tutti i venerdì sera, sui Navigli. Scrive regolarmente per MilanoFinanza, GQ, MarieClaire Maison, Patrimoni, Private, Gentleman e recentemente ha aperto un Motel in cui ospita e intervista i personaggi dell'arte, proprio qui su ArtsLife. Tifa Milan, moderatamente visti i tempi.


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Displaying 1 Comments
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  1. Domenico Dimase ha detto:

    La risposta al suo interrogativo è quasi spontanea: gli Svizzeri applicano il concetto dell’orologeria anche ad altri servizi come il mercato dell’Arte e sua promozione etc….
    tanta concentrazione e marketing e poche chiacchiere….
    Domenico Dimase – Matera

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