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Pubblicato il: gio 13 Giu 2019
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Avete mai visto la pistola che ha ucciso il più grande artista dell’Ottocento? Va in asta a Parigi

Vincent Van GoghLa pistola con cui si sarebbe suicidato Vincent Van Gogh viene messa all’asta il prossimo 19 giugno a Parigi, da Drouot, dalla casa d’aste AuctionArt-Rémy Le Fur

Chi abbia letto qualcosa sulla drammatica vicenda esistenziale di Vincent Van Gogh, o abbia visto uno dei tanti film che la ricostruiscono, conoscerà bene la vicenda. Il grande artista olandese si trasferì ad Auvers-sur-Oise, nel sud della Francia, nel 1890, nella stanza numero 5 della locanda di Arthur Ravoux. In quel periodo, Van Gogh era al top della sua arte, creava oltre un dipinto al giorno, ma era sempre mentalmente instabile. Domenica 27 luglio andò in un campo dietro la chiesa del villaggio e si sparò al petto: perse coscienza e si svegliò al crepuscolo, gravemente ferito. Tornò alla locanda dove morì 2 giorni dopo.

La pistola con cui si sarebbe suicidato Vincent Van Gogh

La pistola con cui si sarebbe suicidato Vincent Van Gogh

Come in ogni ricostruzione poliziesca che si rispetti, però, manca un elemento fondamentale: l’arma del “delitto”. Ovvero la pistola, che fu trovata in quel campo da un contadino intorno al 1960 e consegnata all’attuale proprietario. Ci sono stati molti dibattiti circa la pertinenza di questa pistola con il suicidio di van Gogh: ma il calibro (7mm) è quello del proiettile recuperato dal corpo dell’artista, come descritto dal medico in quel momento; inoltre studi scientifici hanno dimostrato che quella pistola poteva essere rimasta sepolta nel terreno dal 1890 e, infine, si tratta di una pistola a bassa potenza, il che spiegerebbe perché Van Gogh non morì all’istante dopo essersi sparato. Ora il cimelio viene messo all’asta il prossimo 19 giugno a Parigi, da Drouot, dalla casa d’aste AuctionArt-Rémy Le Fur: chi fosse interessato, la stima varia da 40 a 60mila euro

www.drouot.com

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Autore

- Giornalista, scrittore, critico e curatore di mostre. È nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, da 25 anni lavora per riviste d’arte prima come redattore de Il Giornale dell’Arte, poi come caporedattore delle testate Exibart, poi Artribune, attualmente ArtsLife. Ha curato il volume “Rigando dritto”, raccolta di scritti dell’artista Piero Dorazio, pubblicato nell’aprile 2005 dall’editore Silvia Editrice di Milano. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra “Artsiders”, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Nel 2018 ha curato la mostra “De Prospectiva Pingendi. Nuovi scenari nella pittura italiana”, nelle due sedi di Palazzo del Popolo e Palazzo del Vignola, a Todi, e la mostra “Beverly Pepper tra Todi e il mondo” nel Palazzo del Popolo di Todi. Nel 2019 ha pubblicato il libro “Margherita Sarfatti. Più”, presso Manfredi Edizioni.


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