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Pubblicato il: lun 10 Giu 2019
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Da Venezia. Sta in Arsenale l’opera più deludente della Biennale Arte 2019: foto e video

Christian Marclay, 48 War Movies, 2019, Biennale di Venezia, Arsenale

Christian Marclay, 48 War Movies, 2019, Biennale di Venezia, Arsenale

È in Arsenale la più cocente delusione che questa edizione ci abbia riservata: ovvero la videoinstallazione 48 War Movies, di Christian Marclay

Tornare a visitare la Biennale Arte di Venezia dopo l’orgia dell’opening non è utile: è indispensabile. La ridda incontrollabile di inaugurazioni, presentazioni, incontri, performance varie che si addensa nei quattro giorni della preview non consentirà mai di vedere mostra internazionale e padiglioni nazionali con la giusta attenzione e soprattutto con la mente sgombra necessaria a guardare con attenzione critica. Noi ci siamo quindi tornati, e ora proviamo a strutturare qualche osservazione sulla scorta di questo nuovo sguardo. E tutto sommato, dobbiamo constatare che “i giochi”, nel bene e nel male, si compiono all’Arsenale. Qui si trova il padiglione che a nostro parere avrebbe meritato il Leone, quello del Ghana; qui si trova un Padiglione Italia che la nostra nuova visita non riscatta dal tenore debole, smidollato, disorientato, che non ci piace associare all’arte italiana.

E qui si trova la più cocente delusione che questa edizione ci abbia riservata: ovvero la videoinstallazione 48 War Movies, di Christian Marclay. È inutile nasconderlo, eravamo impazienti di vedere cosa ci avrebbe donato quel genio che ci aveva emozionati nel 2011 con il momento di grazia assoluto di The Clock, il “metafilm” lungo 24 ore che gli valse un meritatissimo Leone d’Oro. Una pellicola lunga un giorno, frutto del montaggio di spezzoni di altri film che a ogni orario inquadravano un orologio che segnava quella stessa ora. Relativismo del tempo, del mezzo, del luogo. Fascinazione straniante. L’artista americano ha cercato di replicare ora quel dispositivo narrativo, montando uno sull’altro, in riquadri sovrapposti che lasciano intravedere solo sottili cornici, 48 film di guerra di diversi periodi storici e contesti geo-sociali: ma il risultato è stavolta solo una grande confusione, lontanissima dalla sensualità magnetica del precedente. Caro Marclay, i momenti di grazia non si replicano, mai…

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Autore

- Giornalista, scrittore, critico e curatore di mostre. È nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, da 25 anni lavora per riviste d’arte prima come redattore de Il Giornale dell’Arte, poi come caporedattore delle testate Exibart, poi Artribune, attualmente ArtsLife. Ha curato il volume “Rigando dritto”, raccolta di scritti dell’artista Piero Dorazio, pubblicato nell’aprile 2005 dall’editore Silvia Editrice di Milano. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra “Artsiders”, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Nel 2018 ha curato la mostra “De Prospectiva Pingendi. Nuovi scenari nella pittura italiana”, nelle due sedi di Palazzo del Popolo e Palazzo del Vignola, a Todi, e la mostra “Beverly Pepper tra Todi e il mondo” nel Palazzo del Popolo di Todi. Nel 2019 ha pubblicato il libro “Margherita Sarfatti. Più”, presso Manfredi Edizioni.


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