meeting art istituzionale
Pubblicato il: mer 17 Apr 2019
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Firenze, da culla del Rinascimento a città vetrina della street art. Con l’appoggio del Comune

Fa un po’ effetto che Firenze, la città del Rinascimento, stia diventando una capitale della street art.

Certo, non ancora come Detroit, ma lì i murales hanno colorato soprattutto la faccia di una città in crisi, fra gli scheletri delle fabbriche e le ville abbandonate. Qui riempiono luoghi consacrati dalla Storia, a pochi passi dai capolavori di Michelangelo, Donatello, Botticelli, Raffaello. Cambia solo il paradigma di riferimento. Se nel Rinascimento, l’arte glorificava la grandezza di magnati e regnanti, oggi la street art parte dai quartieri più popolari per diffondere molte volte dei messaggi sociali. In ogni caso a Firenze il più grande sponsor di questa espressione artistica è il Comune.

Così oggi l’assessore alle politiche giovanili, Andrea Vannucci, può assicurare che questo è solo l’inizio: «Andremo avanti con nuovi spazi e progetti artistici per dare alla street art il posto che merita nella nostra città». E pochi mesi fa, a novembre 2018, il governo della città s’è pure impegnato ad assicurare «una donazione finanziaria adeguata per le attività di street art». E tutto questo perché, come dice la vicesindaca Cristina Giachi, «è il linguaggio più efficace per parlare della bellezza ai cittadini più giovani».

Così, camminando per le vie del centro infilate fra le vecchie case e gli antichi palazzi, puoi già cominciare a scoprire le opere di Blub – nome d’arte di un writer fiorentino -, che raffigurano i protagonisti di famosi quadri della storia dell’arte, dalla Gioconda alla Venere di Botticelli, assieme a qualche personaggio famoso di epoche lontane, dei nostri tempi e dei cartoni animati, tutti rigorosamente ritratti con delle maschere da sub a coprire gli occhi. «Perché siamo con l’acqua alla gola», spiega Blub. «Per questo metto le maschere da sub a Gesù e a Dante. E’ un momento storico e politico di profonda crisi, ma dobbiamo finirla di piangerci addosso. Con la maschera si impara a nuotare. Questo è il senso: crisi uguale opportunità. E l’arte sa nuotare». Blub aveva cominciato a dipingere i suoi personaggi in piazza di Spagna a Roma, quasi per caso. «Ho continuato perché la gente mi cercava e mi pregava di rimettere una stampa dove magari era stata strappata».

Blub

Dopo i personaggi di Blub, ci sono gli omini di Exit Enter, buffi e delicati, che corrono dietro ai loro palloncini rossi, raccontando una storia infinita di emozioni e segreti che si sviluppa sui muri della città: «L’obiettivo del mio personaggio è quello di entrare in contatto con le persone, accendendo in loro un pensiero, un sentimento, una domanda. Dipingo molto e tutti i giorni, per me è una necessità. Purtroppo senza un pubblico, qualunque opera d’arte è fine a se stessa ed è proprio per questo che ho iniziato a dipingere in strada, per far vivere i miei lavori. Dopo pochi mesi mi sono reso conto di avere un pubblico e allora ho deciso di progettare un percorso e cercare risposte su ciò che faccio». Un artista anonimo, sotto la sigla di Lediesis, sta invece realizzando sui muri di Firenze otto ritratti di superdonne, da Sophia Loren a Frida Kahlo, da Rita Levi Montalcini a Margherkita Hack, da Nefertiti alla Madonna. Certo, non sono tutte rose e fiori.

Exit Enter,

Exit Enter

 

Lediesis

Lediesis

 

Se parecchi artisti hanno ormai scelto il capoluogo toscano come Galleria Naturale per i propri lavori, riscontrando in molti casi un discreto successo, soprattutto grazie alle immagini veicolate attraverso i social network, altri writer sono stati sanzionati e costretti a ripulire le pareti. Non è semplice convivere con i fasti del Rinascimento. Però Firenze è stata ormai scelta – e non solo dagli artisti – come la città vetrina di questa corrente, lo sfondo suggestivo dietro a un prodotto che comincia ad acquistare spazi, ma anche valore.

Così, accanto ai più anonimi pittori di strada, ci sono quelli chiamati dal Comune. Come Shamsia Hassani, 31 anni, la prima e unica street artist che opera a Kabul, nata in Iran da genitori in fuga dall’Afganistan, e chiamata dal sindaco Nardella a realizzare un graffito sul muro dell’Istituto Leonardo da Vinci in via del Terzolle. Ha dipinto una donna senza bocca e con gli occhi chiusi, con Firenze sullo sfondo, «perché normalmente nel mio Paese le donne non possono parlare o non vengono ascoltate, e tante situazioni sono impossibili da vedere».

Shamsia Hassani

Shamsia Hassani

E’ firmato invece da Jorit il grande ritratto di Nelson Mandela disegnato sulla parete di un condominio di case popolari vicino a piazza Leopolda. Mentre Desx, architetto di L’Aquila e fra i più conosciuti street artist italiani, dovrà dipingere un grande murale dedicato ai temi della resistenza e alla memoria di Silvano Sarti, il partigiano Polli, simbolo della Liberazione, morto il 24 gennaio di quest’anno, su una parete dell’impianto sportivo dell’Audace Legnaia che si affaccia in via Antonio del Pollaiolo.

Jorit

Jorit

 

Torrick Ablack, in arte Toxic, «uno degli street artisti più importanti sulla scena internazionale», come lo definisce Cristina Giachi, dovrà creare invece la sua opera sulle mura della scuola Dino Compagni. La giunta di Palazzo Vecchio ha appena finito di assegnare i luoghi su cui dipingere i murales, dalle pareti di sei condomini Erp nei quartieri 2, 3 e 4 ai tre sottopassi della tramvia: quello tra viale Belfiore e la fermata Redi, le superfici interne della trincea tra via Allori e il capolinea aeroporto, e l’ultimo tra viale Tslenti e via Foggini.

La culla del Rinascimento che ha reso celebre l’arte italiana nel mondo si sta strasformando nella città vetrina della Street Arts. Ma non è solo per i giovani che questo accade: «Gli immobili che ospitano i murales sono più belli», dice l’assessore alla casa Sara Funaro, «si arricchiscono di un significato particolare e diventano nel loro complesso delle vere e proprie opere d’arte. Senza contare che sono un modo per avvicinare interi quartieri alla bellezza dell’arte».

Chissà che non sia il destino delle periferie: qualcuna verrà buttata giù e altre rinasceranno di colori e figure per raccontare la storia che stiamo vivendo.

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Autore

- Ho cominciato facendo qualche sceneggiatura di modesto successo, prima di essere assunto da una televisione privata, Rta, come cronista. Da lì sono passato a La Stampa. In pratica ci ho fatto una vita in questo giornale, ma se dovessi scegliere gli anni più belli da ricordare non avrei dubbi: quelli di Bologna quando ero solo un pischello che cercava il suo spazio. È che amo Bologna come si ama una mamma (lo cantava Guccini che Bologna è come una madre) e la sua gente come se fossero tutti miei fratelli. Ho succhiato il lavoro da Bologna, ho imparato ad aprirmi alla gente e ho appreso l’arte dell’ironia, sempre da Bologna. Poi il mio mestiere mi ha portato dappertutto, a Torino a Milano e anche in giro per il mondo. Ho visto qualche guerra, ho scritto qualche libro, ma la cronaca è la cosa che mi è rimasta più dentro. Racconta la vita che non è né bella nè brutta. Può essere terribile lo so. Ma è la nostra storia, quella di tutti i giorni, quella che guardi con i tuoi occhi. E che paghi con il tuo sangue. Bisogna conoscerla. Anche per andare da un’altra parte.


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