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Pubblicato il: gio 28 Mar 2019
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Le Invisibili, al cinema le donne che non si arrendono mai

Le Invisibili (Les invisibles) - Un film di Louis-Julien Petit

Le Invisibili,  Louis-Julien Petit porta al cinema le donne che non si arrendono mai. In sala dal 18 aprile

«Sisters are doin’ it for themselves.
Standin’ on their own two feet».

Diretto da Louis-Julien Petit, classe 1983, al suo terzo film e ormai ribattezzato come il Ken Loach francese, Le Invisibili si ispira al lavoro sul campo di Claire Lajeunie, che ha dedicato un libro e un documentario alle donne senza fissa dimora di Parigi, Sur la route des invisibles – Femmes dans la rue.

Protagoniste del film sono quattro assistenti sociali dell’Envol, un centro diurno che fornisce assistenza alle donne senza fissa dimora. Quando il Comune decide di chiuderlo, le quattro si lanciano in una missione impossibile: dedicare gli ultimi mesi a trovare un lavoro al variopinto gruppo delle loro assistite, abituare a vivere in strada. Violando ogni regola riusciranno a dimostrare che la solidarietà al femminile, a volte, può fare miracoli.

«Ispirandomi alla tradizione del cinema sociale britannico, da Full Monty a Pride – afferma Louis-Julien Petit – ho capito che un genere come la commedia sarebbe stata la scelta migliore per raccontare la storia di queste donne. Volevo fare un film luminoso, pieno di speranza e focalizzato sulla coesione del gruppo, sul modo in cui ci si aiuta reciprocamente per fronteggiare le avversità».Le Invisibili (Les invisibles) - Un film di Louis-Julien PetitIl regista dirige un cast in cui nomi noti del cinema francese – come Corinne Masiero, Pablo Pauly, Sarah Suco (tutti già al lavoro con Petit anche per i suoi precedenti film, Carole Matthieu del 2016, Discount  del 2014) e Audrey Lamy – si affiancano moltissime attrici non professioniste con un reale passato di vita per la strada.

«Durante le audizioni – spiega il regista – ognuna di loro aveva circa un’ora per raccontare senza filtri la propria vita davanti alla cinepresa […] è stato chiesto ad ognuna di scegliere come soprannome quello di una donna che ammiravano e sul set non abbiamo mai conosciuto i loro veri nomi. Erano Edith (Piaf), Lady D, Simone (Weil), Brigitte (Macron), ecc. Anche grazie all’opportunità di nascondersi dietro un nome e una personalità diversi, hanno quasi dimenticato la presenza della cinepresa sul set, riuscendo a trovare il coraggio di esprimersi con più libertà. A parte Sarah Suco (Julie) e Marie-Christine Orry (Catherine), tutto il cast delle senza dimora è composto da attrici non professioniste».

Una banda di scappate di casa (letteralmente) di cui non potrete che innamorarvi. Sono tutte diverse tra loro, nelle storie e nell’aspetto: c’è un’ex carcerata, un’ex dominatrix, donne francesi e immigrate, qualcuna con un passato di violenza e disamore e altre… Non si sa. C’è chi ha l’aspetto della “barbona”, chi è chiacchierona e pittoresca, chi invece è scostante e silenziosa. Qualcun’altra – se le vedeste per strada – nemmeno ci fareste caso. Invisibili, per l’appunto. Stéphanie, per esempio, che come pseudonimo ha scelto Françoise Hardy, e le assomiglia davvero; dice che prima di vivere per strada faceva la piazzista, è bella e austera, ha l’aria da signora bene e un’ombra triste negli occhi che non l’abbandona mai. Le Invisibili (Les invisibles) - Un film di Louis-Julien PetitPoi ci sono le assistenti sociali, invisibili anche loro, sottopagate e parte di un sistema che invece di aiutarle le ostacola. Il loro obiettivo è quello di reintrodurre al mondo del lavoro le donne che transitano attorno al centro diurno, ma il tempo stringe, i mezzi scarseggiano e tutto sembra andare per il verso sbagliato, Audrey però non si arrende, è mossa da una fiducia incrollabile nelle donne che vuole aiutare, vacilla, ma – anche grazie al supporto del fratello (Pablo Pauly) e delle sue college, Manu, Hélène e Angélique – non molla.

Le Invisibili è un film di storie che si incrociano, di prospettive e obiettivi diversi, che a volte faticano a coesistere. In generale, per la commedia francese è un ottimo momento, pescando dai modelli anglosassoni ha saputo rinnovarsi riuscendo a raccontare storie piene di umanità in maniera brillante e leggera, senza scadere in toni eccessivamente frivoli e sentimentali, basti pensare a 7 uomini a mollo, Tutti in piedi, Nelle tue mani o al Il viaggio di Yao – in uscita il 4 aprile. E il film di Petit si inserisce alla perfezione in questa renovatio; lo spunto realista è tangibile ma non prende mai il sopravvento (l’autoironia vince sempre sull’autocommiserazione, la speranza sul pessimismo), codificato da una messa in scena cinematografica luminosa e vitale in cui si intrecciano storie complesse, commoventi e divertenti malgrado il dramma della situazione, è il motore per il feel-god movie con la runway più favolosa della stagione.

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