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Pubblicato il: dom 24 Mar 2019
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L’Urlo di Munch? Fu ispirato da una mummia peruviana vista a Parigi

Una mummia peruviana della civiltà Chachapoyas ispirò l'Urlo di Edvard Munch

Una mummia peruviana della civiltà Chachapoyas ispirò l’Urlo di Edvard Munch

L’artista norvegese l’avrebbe vista esposta nel 1889 nel Museo di etnografia del Trocadero, a Parigi, e quell’immagine gli sarebbe rimasta molto impressa

Il celebre Urlo di Edvard Munch è uno di quei dipinti destinati – per diverse ragioni – ad alimentare continuamente le cronache artistiche. Periodicamente arriva uno spunto capace di far partire un dibattito e non di rado una polemica, favorito dalla popolarità dell’opera e dalla sua facilità nell’entrare nell’immaginario collettivo. Ora è la volta della mostra Edvard Munch: love and anguish, che si aprirà l’11 aprile al British Museum di Londra, che esporrà oltre cinquanta incisioni e litografie del pittore, tra cui una in bianco e nero del 1895 proprio dell’Urlo, indiscutibilmente la sua opera più famosa.

Edvard Munch, L'urlo, 1893

Edvard Munch, L’urlo, 1893

Forse anche per richiamare l’attenzione di opinione pubblica e media attorno all’evento espositivo, il museo ha deciso di rendere pubblico uno studio che aggiunge importanti elementi alla genesi del capolavoro, considerato un simbolo di angoscia e disperazione. Nel dipingere la figura centrale dell’opera, Munch sarebbe stato ispirato da una mummia peruviana della civiltà Chachapoyas, che aveva una fisionomia simile e la stessa posizione delle mani. L’artista norvegese l’avrebbe vista esposta nel 1889 nel Museo di etnografia del Trocadero, a Parigi, e quell’immagine gli sarebbe rimasta molto impressa tanto da ispirargli la sua opera capitale.

Una mummia peruviana Chachapoyas, e a destra un particolare dell’Urlo di Edvard Munch

Una mummia peruviana Chachapoyas, e a destra un particolare dell’Urlo di Edvard Munch

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Autore

- Giornalista, scrittore, critico e curatore di mostre. È nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, da 25 anni lavora per riviste d’arte prima come redattore de Il Giornale dell’Arte, poi come caporedattore delle testate Exibart, poi Artribune, attualmente ArtsLife. Ha curato il volume “Rigando dritto”, raccolta di scritti dell’artista Piero Dorazio, pubblicato nell’aprile 2005 dall’editore Silvia Editrice di Milano. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra “Artsiders”, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Nel 2018 ha curato la mostra “De Prospectiva Pingendi. Nuovi scenari nella pittura italiana”, nelle due sedi di Palazzo del Popolo e Palazzo del Vignola, a Todi, e la mostra “Beverly Pepper tra Todi e il mondo” nel Palazzo del Popolo di Todi. Nel 2019 ha pubblicato il libro “Margherita Sarfatti. Più”, presso Manfredi Edizioni.


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