Meeting Art
Pubblicato il: mar 19 Mar 2019
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Aspettando MIA Photo Fair 2019. Intervista a Fabio Castelli, una vita per la fotografia

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Storia, sviluppo, crescita, mercato, passione, novità, futuro: alcune parole chiave di questa lunga intervista a Fabio Castelli, ideatore e direttore di MIA PHOTO FAIR, in arrivo dal 22 al 25 marzo a Milano.

Nella “prima vita” è stato imprenditore nel settore siderurgico, con una laurea in economia e commercio e già una spiccata passione, o meglio vocazione, per il collezionismo. Ora, da diversi anni, è uno dei signori della fotografia in Italia. Arte e mercato sono sullo stesso piano nella scala di valori di Fabio Castelli, ideatore e direttore artistico di MIA Photo Fair, la più importante fiera internazionale di fotografia in Italia, in scena dal 22 al 25 marzo al The Mall di Piazza Lina Bo Bardi, tra i grattacieli di Porta Nuova a Milano. A pochi giorni dall’apertura della IX edizione, ci siamo fatti raccontare una storia che inizia un po’ per caso, un po’ per desiderio, il cui protagonista respira i magnetismi internazionali di New York e Londra ma sceglie Milano come sede ideale di un rilancio significativo della fotografia, da ancella a domina dell’arte contemporanea, tra le problematiche di mercato e la promozione di una conoscenza sempre più approfondita di un medium dalle più svariate aspirazioni. La sede operativa di MIA Photo Fair è uno scrigno nascosto in uno degli storici quartieri del centro di Milano, dove i palazzi in stile Liberty abbracciati dalle magnolie in fiore profumano di Parigi. Spazi stretti e soffitti alti, pareti parlanti linguaggi diversi, dalla fotografia di reportage a quella di moda, e cataloghi ordinati su scaffali che filano una trama ricca di aneddoti.

Vera Rossi

La prima domanda è di rito, com’è nata la fiera e che sviluppo ha registrato in questi nove anni? La città ha risposto in maniera positiva?

La mia prima vita era nel campo della siderurgia ma ho sempre collezionato per piacere, nel 2000 però ho avuto una forte battuta d’arresto che mi ha costretto a ricostruirmi da capo, così ho deciso di cominciare dalla mia passione. Prima ho collaborato con il Comune di Milano, facevo da trait d’union tra l’Assessorato alla Cultura e il mondo imprenditoriale, a quei tempi c’era il progetto di costruire un museo d’arte contemporanea ma per una serie di problematiche logistiche legate al luogo dove sarebbe dovuto nascere ho abbandonato il progetto, non potevo vendere qualcosa in cui non credevo. Così sono arrivato alla Casa d’Aste Farsetti, per la quale mi occupavo da esperto dell’organizzazione delle aste d’arte contemporanea nel settore fotografia, questo fino al 2003, quando insieme a Nicoletta Rusconi nasce la galleria Fotografia Italiana, uno spazio di nicchia dedicato esclusivamente agli autori della nostra penisola. Nel frattempo mi chiedevano sempre più consigli e indicazioni, sia curiosi che esperti del settore, e lentamente nasceva in me l’intenzione di mettere a disposizione la mia esperienza di più di trent’anni di studio e collezionismo fotografico e non. Il caso vuole che in contemporanea mi viene affidato da ArtVerona un grande spazio espositivo di 600 mq dove organizzare una mostra con parte della mia collezione, il riscontro positivo mi ha fatto riflettere ulteriormente su quanta interazione con il pubblico di specialisti e non ci sarebbe potuta essere con una fiera esclusivamente di fotografia. Tornando da Verona, una chiacchierata con Gisella Borioli -fondatrice di SuperStudio Più- ha costituito l’ultimo tassello nel mosaico delle mie intenzioni. MIA nasce nel 2011, inizialmente la fiera è nata con la prerogativa che ogni stand presentasse un solo artista, all’affermazione immediata naturalmente si sono aggiunte anche innumerevoli critiche, spesso non motivate, ma Milano è fantastica, se lavori bene ti premia, anche se sei all’inizio. La cosa più interessante è l’evoluzione che il pubblico e il mercato hanno avuto nei confronti del mezzo, essendo estremamente democratico la differenziazione è qualitativa, nei primi anni le domande più frequenti riguardavano le modalità con cui venivano fatte le foto, l’apertura del diaframma, il tipo di pellicola e così via, oggi ciò che interessa è la progettualità che sta alla base dello scatto, una progettualità intesa come arte contemporanea.

Gianni Pettena

Qual è allora il ruolo della fotografia oggi, tra subordinazione all’arte contemporanea e mercato?

Dobbiamo assolutamente affrancarci dalla concezione che subordina la fotografia all’arte contemporanea, sono sullo stesso livello se non addirittura la medesima cosa. In fiera si trovano un po’ tutte le tipologie, dalla radiografia alla fotografia concettuale, passando per quella di moda fino al reportage, negli anni cerchiamo di approfondire ogni ambito nello specifico per permettere al pubblico di diventare sempre più specialista, sia sotto il profilo storico che sotto quello delle dinamiche di mercato, per me questo è fondamentale. Quando ho iniziato a collezionare molti collezionisti e curatori snobbavano il mercato come se si parlasse di cose nocive e disdicevoli, venendo da una formazione matematica tengo enormemente a far capire al pubblico tutto quello che serve per definire il valore della fotografia. Prendiamo per esempio il discorso della tiratura, pochi considerano l’opera fotografica come un multiplo ma non si può prescindere da questo, un collezionista è più tranquillo sapendo che tutte le edizioni sono numerate, la fotografia necessita di una tutela quanto più ampia e precisa. Il nostro obiettivo negli anni è stato, e sarà, far conoscere e specificare gli strumenti più tecnici di valutazione.

Olivier Roller

Che novità propone la IX edizione di MIA Photo Fair? Tende a seguire le direttrici di Londra e Parigi, capitali della fotografia?

A me sta a cuore il discorso italiano, perché è un parterre in cui da poco la fotografia è presente. Ho iniziato a collezionare negli anni ’70 comprando nelle grandi aste di New York e Londra, dove si è partiti molto prima e da dove si sono anche importate delle maleducazioni, come il discorso sulle edizioni, dal punto di vista storico ci sono delle ragioni però per cui è stata permessa questa crescita, il mercato italiano non è mai stato supportato dalle istituzioni pubbliche. Non voglio seguire i target di Paris Photo o Photo London, intendo continuare a coltivare il mio giardino rivolgendomi alla media-alta borghesia, incentivare la crescita di un bacino di affluenza sempre più ampio e specialistico, io do credito alle persone, come una panna che si monta è un discorso di grande equilibrio.

Quest’anno contiamo 85 gallerie di cui 27 provenienti da 12 paesi europei e 4 da nazioni extraeuropee, il numero però sale aggiungendo una cinquantina di espositori tra progetti speciali, editoria e programmi a quattro mani, per un totale di 135 espositori, dall’Olanda al Giappone, da Israele alla Spagna, passando per Belgio, Danimarca, Austria, Francia, Germania, Grecia, Romani, Cina e America.

Tra le novità di quest’anno la sezione Beyond Photography tornerà sul concetto di che cosa significa oggi fare fotografia soprattutto in relazione al mondo dell’arte contemporanea, saranno così presenti quelle gallerie che non specificatamente trattano di fotografia o che rappresentano artisti la cui ricerca contempla altri mezzi. Un’inedita collaborazione è poi quella con Photo Independent, fiera fotografica di Los Angeles, che proporrà una selezione dei più interessanti autori indipendenti. Come ogni anno ospiteremo un paese e per questa edizione avremo dei giovani talenti coreani con Focus Korea mentre uno speciale spazio sarà dedicato all’architettura e al design attraverso una serie di appuntamenti di varia natura come per esempio l’intervento di Fabio Novembre, architetto e designer tra i più riconosciuti. Ma ci saranno anche nuovi premi come il MIA Photo Fair Fotografia d’Architettura o quello intitolato a Rossana Orlandi che permetterà all’artista selezionato di esporre nella sua galleria.

Luca Pozzi

C’è una sezione a cui tiene particolarmente? Come sono organizzati gli eventi e gli incontri collaterali alla fiera quest’anno?

Quello che mi interessa soprattutto è dare al pubblico diverse possibilità di approfondimento, dal mezzo fotografico inteso tecnicamente fino alla contaminazione dell’arte con altre discipline. Sicuramente tengo molto alla sezione Proposta MIA, dedicata a fotografi indipendenti e che difendo con orgoglio, ma anche i talk e i vari eventi culturali fanno parte di un unico e partecipato progetto. Per esempio dall’anno scorso abbiamo il format Arte e Scienza che quest’anno si focalizzerà sul tema delle neuroscienze e sarà sviluppato in collaborazione con l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, nuovo partner scientifico. Tra arte, neuroscienze e filosofia interverranno grandi nomi di professori e specialisti di ciascun ambito, da Massimo Cacciari e Francesco Valagussa a Nicola Canessa e Alberto Sanna. Giocosi e intriganti sono invece gli incontri di Collezione per due, un sipario ideato da me e Sabrina Donadel, giornalista e conduttrice televisiva, che intervisterà coppie di collezionisti cercando di farsi raccontare gli aneddoti e le dinamiche che si nascondono dietro un labile equilibrio tra gusto personale e amore coniugale.

Anna Di Prospero

Alain Laboile

Informazioni utili

MIA Photo Fair 2019
22 – 25 marzo 

The Mall – Milano Porta Nuova
Piazza Lina Bo Bardi

Programma culturale 2019

[*Fabio Castelli | Foto: Angela Lo Priore]

MIA Photo Fair 2019. Chi c’è dietro la più grande fiera italiana di fotografia, intervista a Fabio Castelli

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