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Pubblicato il: gio 14 Mar 2019
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Le Biennali (rifondate) di Carlo Ripa di Meana, 1974-1978. Dalla prima post 68 alla Biennale del Dissenso

Antonio Trotta, Balcone, lampione, 1976 – Biennale di Venezia

Antonio Trotta – Balcone, lampione, Biennale di Venezia 1976

Un solo voto di scarto. Il 20 marzo del 1974 il consiglio direttivo della Biennale di Venezia elesse Presidente Carlo Ripa di Meana (1929-2018). Per un solo voto, il suo. Cominciarono così i quattro anni di peripezie lagunari del noto (e nobile) politico nostrano, legato a doppio filo a Bettino Craxi, a capo della più prestigiosa istituzione culturale del mondo, dal 1974 al 1978. Vere e proprie scorribande a Venezia -“la bella, lusinghiera e ambigua, città metà fiaba e metà trappola” per dirla alla Thomas Mann- a bordo di un motoscafo anni trenta: cabina a due porte e quattro poltrone bianche coi profili blu marina. Sulla prua: il guidone della Biennale svolazzante, il leone alato in campo azzurro. Un poker di Biennali rimaterializzatesi nel nuovo volumetto edito da Skira Carlo Ripa di Meana. Le mie Biennali 1974-1978, a cura di Lucrezia Lante della Rovere, Andrea Ripa di Meana Cardella e Lorenzo Capellini. Attraverso il prezioso occhio testimone e immortalante di quest’ultimo vengono scandite fotograficamente le kermesse anno per anno, accompagnate da interviste e dialoghi con i protagonisti di quel periodo, da Guido Vergani ad Alberto Moravia, dal premio Nobel Andrej Sacharova (suo il celebre messaggio alla Biennale del 1977) a Paolo Baratta, attuale presidente della Biennale. In principio del volume: i preziosi contributi iniziali di Vittorio Gregotti e Paolo Portoghesi.

Ripa di Meana

Ripa di Meana

Il 1974 per la Biennale di Venezia fu un anno di rinascita, incentrato su una cultura democratica e antifascista, sobillato dalla contestazione studentesca del ‘68 quando la Biennale venne chiusa per protesta contro lo spirito festivaliero, contro l’arte ridotta all’affarismo dei galleristi e contro il criterio della pura rassegna mondana. In quegli anni la Biennale guidata da Ripa di Meana riuscì a rinnovarsi, rappresentando temi di attualità, cultura e questioni peculiari dell’età contemporanea. Una cosiddetta Biennale rifondata che intese non solo rappresentare e documentare, ma anche produrre, cultura. Il libro è testimonianza di questo periodo burrascoso e tumultuoso, in bilico tra tensioni politiche, sociali, culturali. Una deposizione di una fase storica cruciale del nostro Paese. Vengono passate al setaccio una serie di vicissitudini: dall’elezione a Presidente sopracitata del 1974 alla Biennale dello stesso anno dedicata al Cile; dal primo incontro nel 1976 di Carlo Ripa di Meana con la futura moglie (Marina Ripa di Meana -scintilla che scoppiò proprio tra calli e campielli- che volle con tutte le proprie forze raccogliere in questo libro testimonianze e memorie veneziane per festeggiare il novantesimo anno del marito) alla fatidica Biennale del Dissenso del 1977: un mese, dal 15 novembre al 15 dicembre 77, in piena Guerra Fredda, di manifestazioni dedicate al dissenso nei Paesi dell’Est. Iniziativa osteggiata fin da subito dall’Unione Sovietica, che chiese al governo italiano la soppressione della manifestazione, e che solo attraverso l’appoggio del PSI e di Bettino Craxi (amico e compagno di avventure politiche di Meana) fu portata a compimento. Fu un caso politico e culturale internazionale. Due settimane e fu anno nuovo, 1978. Venne organizzata in frettissima la nuova Biennale d’Arte, quella della decade post ‘68. Non ci fu tempo di pensare a un direttore esterno, il Padiglione Centrale venne curato da Achille Bonito Oliva. Furono le sue ultime apparizioni ufficiali a Venezia. Un incontro con Borges in Ca’ Giustinian rappresentò idealmente il congedo definitivo. Alla domanda di Ripa di Meana di come avrebbe potuto modificare il corso di una possibile futura Biennale, l’intellettuale argentino rispose: “La Biennale deve essere sogno e menzogna…”

Ripa di Meana

Informazioni utili

Carlo Ripa di Meana. Le mie Biennali 1974-1978 (Skira)

A cura di Lucrezia Lante della Rovere, Andrea Ripa di Meana Cardella e Lorenzo Capellini

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