meeting art istituzionale
Pubblicato il: lun 11 Mar 2019
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“Un punto di rottura tra l’individuo e gli automatismi”. Gino D’Ugo in mostra a Modena

Gino D’Ugo, Tempo Fertile, GATE 26, Modena

Gino D’Ugo, Tempo Fertile, GATE 26A, Modena

Un quadrato, formato da un migliaio di uova, sulla cui superficie, dall’alto, è proiettato un emblema simbolo della tv catodica. Allegoria della vita ma anche della sua intrinseca fragilità

Si arriva all’appuntamento da una strada alternativa, scoprendo quella che, un tempo, era la Manifattura dei Tabacchi, oggi, nuovo hub urbano, costeggiando antichi palazzi nobiliari, il maestoso Archivio di Stato sino a sbalordirsi, come sempre, dinanzi al Duomo ideato da Lanfranco, nella straordinarietà del romanico che si erge in Piazza Grande; lasciando alle spalle questo scrigno, ci si incammina tra stradine e slarghi di impronta medievale di Modena, diretti verso un emblematico luogo: Gate 26A, invocante un aeroporto, una sorta di via di fuga che, concettualmente, lo è. Una galleria d’arte non convenzionale, che, all’ombra di un porticato, si schiude alla città, silenziosamente, o meglio, con muto fragore. Fino a sabato 24 marzo, Gate 26A ospita la mostra Tempo Fertile di Gino D’Ugo, a cura di Valentina Muzi.
La mia fortuna è stata poter assistere ad una special preview, con l’artista e la curatrice, tanto da poter vivere, sinesticamente, l’opera protagonista, prima che chiunque altro l’abbia vista. Entrando si ha l’impressione di trovarsi in una piccola cappella, luogo privato, in cui avanzare con cautela e una sorta di sacralità; l’opera si pone, oserei dire, come una pala d’altare rovesciata: non apposta alla parete di fondo, bensì dipanata in terra, spazio dedicato al calpestio immanente e prudente che si muove in un luogo sacro. Cosa, dunque, l’opera raffigura? Una sacra conversazione? No, è un’installazione che abita lo spazio. È una scultura? No. È un quadrato, formato da un migliaio di uova, sulla cui superficie, dall’alto, è proiettato un emblema simbolo della tv catodica, in un rimando caravaggesco, sottilmente scardinato. In sottofondo, non un canto gregoriano o voci celesti, bensì il rumore dell’assenza di segnale. Ma non siamo in una cappella, non vi sono altari, né cori. Siamo “altrove”.

Gino D’Ugo, Tempo Fertile, GATE 26, Modena

Gino D’Ugo, Tempo Fertile, GATE 26A, Modena

Ecco, dunque, il cortocircuito, l’istante prima di una eventuale frattura, ove il suono, che si fa rumore, diviene incessante, un crescente fastidio, elemento di disturbo, tanto da distorcere la presenza in loco; al contempo, tuttavia, quell’istante iniziale si traduce in “fertile” terra di metafora ed allegoria. A lungo potremmo discutere sul significato primigenio dell’uovo, emblema stesso della vita, ma anche della sua intrinseca fragilità, di cui Gino D’Ugo pone in risalto la valenza ancestrale in un vuoto contemporaneo, privato di riferimenti, di cardini attorno ai quali imperniare un ripensamento del nostro tempo. Ciononostante, quel monoscopio cromatico, proiettato sul fragilissimo riquadro di uova, diviene ontologico campo di neocultura, che giunge da un “alto” dal gradiente neutro – privo, invero, di qualsivoglia superbia – ma che, da un punto di vista “altro”, permette, nel nostro impacciato cammino, di ritrovare una nuova dimensione interiore.
Gino D’Ugo, insieme con la curatrice Valentina Muzi, ha immaginato di rendere “reale” e perturbante un’azione sin-Estetica, ove alla percezione fa da eco una speculazione di matrice antropologica, calibrandosi nella dimensione delle ex-forme per giungere ad interrogare l’astante entro il solco di quel che Kubler asseriva così: “il presente è il faro spento tra due segnali luminosi; è l’istante tra i due movimenti della lancetta dell’orologio; è l’intervallo vuoto che scivola all’infinito nel Tempo […] ma l’istante presente rappresenta tutto ciò che possiamo conoscere direttamente”. Tempo Fertile pare tradurre, nello spazio straniante di Gate 26, una fantasmagoria limbica, una commistione post eraclitea, nel missaggio contemporaneo della semantica di Χρόνος, Kαιρός e Aἰών da cui si origina, come per epifania, un varco per nuove ed inusitate, visioni.

Gino D’Ugo, Tempo Fertile, GATE 26, Modena

Gino D’Ugo, Tempo Fertile, GATE 26A, Modena

Tempo Fertile | Gino D’Ugo
A cura di Valentina Muzi
Fino al 24 marzo 2019
Modena, GATE 26A
Orari: Sabato e domenica 16.00-20.00; Tutti gli altri giorni su appuntamento
T.+39 3338601405; www.gate26a.com ; info@gate26a.com

Azzurra Immediato

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Autore

- Azzurra Immediato, storica e critica d’arte, nasce a Benevento e vive a Bologna dove ha studiato Arte al DAMS e successivamente Storia dell’Arte Medievale e Moderna, presso l’Alma Mater Studiorum. Approda al contemporaneo dopo anni di lavoro nelle HR, collaborando con giovani riviste online, scrivendo di arte, design, teatro e cinema. Ha seguito e segue diversi artisti emergenti e non, da diversi anni coopera con alcune gallerie in veste di critico, in particolare nel lavoro di ideazione, scrittura e redazione di cataloghi e libri d’arte, curatela per mostre monografiche e collettive; lavora, inoltre, ad allestimenti e progetti artistici d’altra natura. La sua passione per la fotografia le permette di tendere verso la ricerca di nuovi linguaggi e negli ultimi anni, oltre alla propria affezione, ha curato e diretto alcune mostre in collaborazione con fotografi italiani e stranieri, in musei nazionali o festival, insieme con progetti di beneficenza e arte terapia dal patrocinio universitario. Assegna alla cultura un ruolo centrale nell’esistenza umana e alla curiosità per il mondo un valore da non dimenticare mai.


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