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Pubblicato il: mar 19 Feb 2019
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Intervista agli Urban Solid, il materialismo è un po’ come un presagio di morte

Urban Solid (foto italian factory)

Urban Solid (foto italian factory)

Urban Solid, “Freedom 2.0” , 19 febbraio –  21 aprile, Espinasse 31, Milano

“Nella nuova era dell’arte, internet sta rivoluzionando tutto, la Street Art è stata un’esigenza per noi artisti, la rete la conferma di un movimento globale. In questa esposizione useremo l’ironia che siamo soliti celare dietro le nostre sculture per analizzare le ossessioni dell’epoca moderna”.

Abbiamo incontrato gli Urban Solid, duo di giovani artisti italiani, Riccardo e Gabriele, già affermati nel panorama contemporaneo della StreetArt, alla vigilia della loro prossima esposizione “Freedom 2.0”, organizzata a Milano dalla residenza d’artista Espinasse 31 e visibile dal 19 febbraio al 21 aprile.

Oggetto di riflessione della mostra saranno le ossessioni dell’uomo contemporaneo, rappresentate dal denaro, dalla tecnologia e dai social media e la capacità dell’arte di porre l’accento tra il legame creato da queste dipendenze: “Penso che i social network ci danno libertà di divulgare la nostra arte ed i concetti che esprimiamo con le sculture che installiamo anche nelle strade di tutto il mondo; siamo però consapevoli dei rischi di una presenza ingombrante della tecnologia nelle nostre vite e di quanto questa possa trasformarsi in una vera e propria dipendenza”.

Nella serie di “Urban brain”, le sculture del cervello umano realizzate in gesso, bronzo o resina connesse al simbolo del wi-fi in legno, sono una testimonianza della comunicazione moderna dell’uomo, sempre iper-connesso al mondo tecnologico: “l’Umanità sta arrivando ad una iperconnessione , un allargamento dei confini che ci porta a pensare di essere connessi ad ogni persona vivente sulla Terra, stiamo vivendo in una sorta di Villaggio Globale”.

In una società ridotta ad avere nel denaro la misura del valore non solo degli oggetti, ma delle persone, gli Urban Solid invitano alla riflessione sull’ossessione dell’arricchirsi come falsa libertà moderna e provocano lo spettatore, stimolandone una reazione ironica, ma altamente allarmante: “l’opera esposta Onemilliondollar nasce come scultura da strada! L’idea è nata dal fatto che viviamo in un mondo dove il denaro fa da padrone e noi ironicamente regaliamo dei sacchi di soldi, ricaricando il portafoglio di qualsiasi cittadino che si imbatte nella nostra scultura!”

Dopo aver concluso gli studi all’Accademia di Brera nel 2003, gli Urban Solid hanno iniziato a sperimentare le tecniche acquisite nella creazione di oggetti anatomici, usando materiali resistenti nel tempo, come il gesso e il cemento, in grado di inserirsi armoniosamente  nelle città metropolitane. Il loro lavoro scultoreo si avvicina perfettamente al linguaggio urbano, permettendo un’esperienza tattile oltre che visiva: “Volevamo uscire allo scoperto. Volevamo dire la nostra opinione e l’idea di abbandonare solidi in giro per la strada era il nostro modo di comunicare il nostro pensiero: un’esigenza comunicativa a sfondo sociale”. Parigi, Lussemburgo, Torino, Londra, dove hanno collaborato con gli Expanded Eye, Jade Tomlinson e Kevin James, ai progetti “Turn the fucker of!” e “Shake your head… isempty”, sono solo alcune delle metropoli protagoniste delle loro installazioni urbane.

Durante il vernissage della residenza Espinasse 31, previsto per il 7 marzo, gli artisti saranno anche gli attori di un’interessante performance, “Money Obsession”, scaturita da pensieri sul materialismo contemporaneo: “Il fatto che le nostre opere abbiano sempre un significato o un messaggio sociale è perché fare arte urbana significa evidenziare la realtà che ci circonda in modo semplice e comprensibile. Per noi il materialismo è un po’ come un presagio di morte, dal quale bisogna cercare in tutti i modi di evadere”.

All’interno della galleria è stata poi creata la “self rich zone”, dove gli spettatori saranno invitati anche a farsi dei selfie davanti ad un muro pieno di “Urbancoin”. Ispirandosi alla criptovaluta dei bitcoin, gli “Urbancoin” simboleggiano la dipendenza di una società, dove si corre il rischio di sostituire le banconote agli affetti, avendo paura di perderli ma al tempo stesso desiderosi di possederli: “l’Urbancoin è un ironia sul mondo delle cripto-valute, ci siamo resi conto di quanto sia effimero ormai un conto in banca, alla fine è solo un file giusto? Chi garantisce che questi file siano sempre aggiornati a seconda delle transazioni che le facciamo?Ecco come nasce l’idea delle cripto-valute che tanto fanno discutere!Visto che queste monete non esistono e chiunque può creare una moneta, noi ci siamo fatti la nostra,  riempiendo i muri di diverse città  con queste sculture reali di monete virtuali per alludere ad una ricchezza illusoria, dove la crisi economica scompare”.

Annaida Mari

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