meeting art istituzionale
Pubblicato il: mer 12 Dic 2018
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Anche i grandi artisti fanno puttanate? I blocchi di ghiaccio di Olafur Eliasson a Londra

Ice Watch, di Olafur Eliasson, davanti alla Tate Modern, Londra

Ice Watch, di Olafur Eliasson, davanti alla Tate Modern, Londra

A Londra Eliasson piazza 30 enormi blocchi di ghiaccio provenienti dalla Groenlandia fuori dalla Tate Modern e nel cuore della City, fuori dalla sede europea di Bloomberg

È chiaro che abbiamo pochissimo tempo per limitare gli effetti estremi dei cambiamenti climatici“. Così il grande Olafur Eliasson contestualizza Ice Watch, la sua nuova opera d’arte pubblica costituita da 30 enormi blocchi di ghiaccio provenienti dalla Groenlandia, estratti dalle acque del fiordo Nuup Kangerlua ed esposti a Londra fuori dalla Tate Modern, a Bankside, ed in parte nel cuore della City, fuori dalla sede europea di Bloomberg. Ai visitatori è permesso di salire, toccare e persino bere l’acqua di fusione da questi grossi pezzi di antica acqua ghiacciata. Una grande sceneggiatura, dai significati decisamente profondi ed attuali. Ma la domanda diventa ineludibile: perché?

Il ghiaccio di Eliasson estratto in Groenlandia

Il ghiaccio di Eliasson estratto in Groenlandia

Perchè quel grandissimo protagonista dell’arte degli ultimi decenni, quello che sempre a Londra, sempre alla Tate Modern, ha incantato il mondo con la poesia, l’evocazione del suo Weather Project, cade così in basso? Questi pezzi di ghiaccio sono soltanto un retorico omaggio alla politically correctness più scontata: nulla trasmettono della potenza lirica del genio di Eliasson. “Spero che collegheremo le persone a ciò che ci circonda in un modo più profondo, e ispireremo cambiamenti radicali“, ha aggiunto l’artista. Ma questa è solo comunicazione, al più letteratura, caro Olafur: e stavolta è pure brutta…

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Autore

- Giornalista, scrittore, critico e curatore di mostre. È nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, da 25 anni lavora per riviste d’arte prima come redattore de Il Giornale dell’Arte, poi come caporedattore delle testate Exibart, poi Artribune, attualmente ArtsLife. Ha curato il volume “Rigando dritto”, raccolta di scritti dell’artista Piero Dorazio, pubblicato nell’aprile 2005 dall’editore Silvia Editrice di Milano. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra “Artsiders”, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Nel 2018 ha curato la mostra “De Prospectiva Pingendi. Nuovi scenari nella pittura italiana”, nelle due sedi di Palazzo del Popolo e Palazzo del Vignola, a Todi, e la mostra “Beverly Pepper tra Todi e il mondo” nel Palazzo del Popolo di Todi. Nel 2019 ha pubblicato il libro “Margherita Sarfatti. Più”, presso Manfredi Edizioni.


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