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Pubblicato il: sab 10 Nov 2018
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Viaggio nel tempo. La Biennale di Peggy Guggenheim ritorna a Venezia, 70 anni dopo

“La Biennale del 1948 fu come stappare una bottiglia di Champagne. Un’esplosione d’arte moderna dopo il tentativo del Nazismo di ucciderla. Per la prima volta alla Biennale si videro Mondrian, Brancusi, Kandinsky, Ernst e Giacometti, tutti nella collezione di Peggy esposta al Padiglione greco”

Vittorio Carrain, segretario della Collezione Peggy Guggenheim dal 1948 al 1952

Peggy Guggenheim al padiglione greco con Arco di petali (1941) di Alexander Calder, XXIV Biennale di Venezia, 1948. Solomon R. Guggenheim Foundation, Venice, photo Archivio Cameraphoto Epoche. Gift, Cassa di Risparmio di Venezia, 2005

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La Biennale di Peggy Guggenheim fu un successo già nel 1948. Oggi, a 70 anni di distanza, lo è anche la sua ‘ricostruzione’ nelle Project Rooms della Peggy Guggenheim Collection, la sede veneziana della fondazione. La mostra, in previsione di un 2019 in cui la famosa gallerista e filantropa sarà protagonista indiscussa -con un’esposizione che ripercorrerà il suo percorso, partendo dal trasferimento a Palazzo Venier dei Leoni- sarà infatti prorogata eccezionalmente fino al 14 gennaio 2019.

>> “1948: la Biennale di Peggy Guggenheim” -a cura di Gražina Subelytė- celebra uno dei momenti fondamentali della storia dell’arte europea e mondiale. L’esposizione mira a ricreare l’ambiente del padiglione di Peggy attraverso fotografie, lettere, documenti e persino un fedelissimo modello tridimensionale che ricostruisce minuziosamente gli spazi e l’allestimento originario del ’48, progettato niente meno che dall’architetto veneziano Carlo Scarpa. In mostra ritornano a Venezia, per la prima volta dagli anni Cinquanta, anche due opere -successivamente donate da Peggy Guggenheim al Museo d’arte di Tel Aviv- Composizione n. 113 (1939) di Friedrich Vordemberge-Gildewart e Composizione (1936) di Jean Hélion.

1948: la Biennale di Peggy Guggenheim. Ph. Matteo de Fina

1948: la Biennale di Peggy Guggenheim. Ph. Matteo de Fina

Fu nel 1948 che, successivamente al periodo di interruzione dovuto al conflitto mondiale, la Biennale -fondata nel 1895- riprese e consolidò il suo ruolo cardine nel sistema dell’arte contemporanea. Per l’Europa, stanca, ma motivata a rinascere lasciandosi alle spalle il passato, anche e soprattutto attraverso l’arte d’avanguardia -che fino a poco tempo prima era stata bollata dal nazismo come degeneratala Biennale rappresentava un punto di partenza fondamentale. Dal 6 giugno al 30 settembre nelle sale si riunirono capolavori dell’Impressionismo, opere di Picasso e persino una mostra nel padiglione principale dedicata ad artisti come Otto Dix, Karl Hofer e Max Pechstein, esponenti dell’Espressionismo e della Nuova Oggettività, alcuni dei movimenti che erano stati tristi protagonisti della Entartete Kunst (mostra sull’arte degenerata) del 1937.

Fu nel padiglione della Grecia vuoto a causa della guerra civile che stava attraversando il paese– che Peggy Guggenheim fu invitata a presentare parte della sua collezione, raccolta negli anni precedenti sostenendo e acquistando opere di arte “non-oggettiva” in giro per il mondo -tra New York, Parigi e Londra- contando sempre sul supporto e il consiglio di grandi artisti del calibro di Duchamp o Man Ray.

Una raccolta del genere –le opere erano ben 136– non si era mai vista in Europa. La collezione comprendeva tutto il meglio delle avanguardie: dal Cubismo al Futurismo fino al Dadaismo, Surrealismo e all’Espressionismo astratto.

Lionello Venturi, Carlo Scarpa e Peggy Guggenheim al padiglione greco, XXIV Biennale di Venezia, 1948. Solomon R. Guggenheim Archives, New York

Lionello Venturi, Carlo Scarpa e Peggy Guggenheim al padiglione greco, XXIV Biennale di Venezia, 1948. Solomon R. Guggenheim Archives, New York

Non mancavano di certo gli italiani -erano infatti presenti opere di Giacomo Balla, Gino Severini, Giorgio de Chirico e Massimo Campigli-, ma la collezione si focalizzava principalmente sui nomi dell’arte astratta e surrealista: Jean Arp, Costantin Brancusi, Alexander Calder, Max Ernst, Alberto Giacometti, Kazimir Malevich, senza dimenticare gli americani Jackson Pollock, Mark Rothko e Clyfford Still, che mai prima di allora avevano esposto al di fuori degli States.

Il padiglione greco fu occasione non solo per gli artisti stranieri di presentarsi in Europa e in Italia, ma soprattutto per quelli nostrani di conoscere e vedere per la prima volta i loro grandi contemporanei e la loro arte, tanto che molti paragonarono il padiglione di Peggy ad una vera e propria illuminazione.

1948: la Biennale di Peggy Guggenheim. Ph. Matteo de Fina

1948: la Biennale di Peggy Guggenheim. Ph. Matteo de Fina

Da Sulla spiaggia di Picasso fino alle composizioni di Kandinsky e alle scene fluide e surreali di Dalì. Molte delle opere esposte nel 1948 sono ancora visibili -non solo in miniatura, ma fisicamente- a Palazzo Venier dei Leoni mentre una ventina di esse furono donate dalla Guggenheim -nota per i suoi atti di liberalità, spesso volti a far conoscere i suoi protégé all’estero- a vari musei nel mondo, tra cui il Museo d’arte di Tel Aviv, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Museum of Modern Art di San Francisco, il Museum of Art, Rhode Island School of Design,il Museum of Art dell’Università dell’Iowa e l’Art Museum di Seattle.

Informazioni utili

1948: la Biennale di Peggy Guggenheim

a cura di Gražina Subelytė

Collezione Peggy Guggenheim

Palazzo Venier dei Leoni, Dorsoduro 701, Venezia

* Peggy Guggenheim al padiglione greco con Arco di petali (1941) di Alexander Calder, XXIV Biennale di Venezia, 1948. Solomon R. Guggenheim Foundation, Venice, photo Archivio Cameraphoto Epoche. Gift, Cassa di Risparmio di Venezia, 2005

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