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Pubblicato il: mer 11 Mag 2016
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Finalmente a casa. Ritrovate in Ucraina le opere razziate a Verona

Finalmente a casa. Recuperate in Ucraina le 17 tele rubate al Museo di Castelvecchio lo scorso novembre. Presto torneranno a Verona. Le opere – capolavori di Tintoretto, Rubens, Mantegna e Pisanello, capisaldi della storia dell’arte italiana e mondiale – sono tutte in buone condizioni. I quadri sono stati ritrovati il 6 maggio nella regione di Odessa e stavano per essere portati in Moldova da dove erano partite le indagini.

Per il furto, uno dei più clamorosi della storia, erano state già arrestate 13 persone, cinque in Italia e otto nella Repubblica Moldava. Il basista era proprio una delle guardie giurate del Museo.

Tra le 17 opere rubate cinque dipinti del Tintoretto: Madonna allattante, Trasporto dell’arca dell’alleanza, Banchetto di Baltassar, Sansone e Giudizio di Salomone. Le altre opere razziate sono: Dama delle licnidi di Peter Paul Rubens, Sacra famiglia con una santa di Andrea Mantegna, Ritratto maschile della cerchia di Jacopo Tintoretto; Ritratto di ammiraglio veneziano della Bottega di Domenico Tintoretto; Madonna della quaglia del Pisanello, San Girolamo penitente di Jacopo Bellini, Ritratto di giovane con disegno infantile e Ritratto di giovane benedettino di Giovanni Francesco Caroto, Porto di mare di Hans de Jode e Ritratto di Girolamo Pompei di Giovanni Benini. 

Il ministro Franceschini: un grande giorno, ora le opere torneranno presto a museo di Verona

“E’ un grande giorno, ora presto le opere torneranno al Museo di Castelvecchio a Verona. Si chiude così la vicenda di questo furto, prima con gli arresti dei colpevoli da parte del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e della Polizia di Stato e ora il recupero delle opere in Ucraina. Ancora un ringraziamento ai carabinieri e alla polizia, che con tenacia e professionalità hanno operato costantemente senza mai lasciare il territorio ucraino dall’inizio delle indagini, e alle autorità ucraine per la preziosa azione prestata per questo importante recupero”.

Jacopo Tintoretto, Madonna del latte (1540-1545)

Jacopo Tintoretto, Madonna del latte (1540-1545)

Pieter Paul Rubens (1577-1640), Ritratto femminile, detto la Dama delle licnidi, 1602, olio su tela

Pieter Paul Rubens (1577-1640), Ritratto femminile, detto la Dama delle licnidi, 1602, olio su tela

Andrea Mantegna (1431-1506), Sacra famiglia con una santa, fine del XV secolo, tempera su tela

Andrea Mantegna (1431-1506), Sacra famiglia con una santa, fine del XV secolo, tempera su tela

Antonio Pisano, detto Pisanello

Antonio Pisano, detto Pisanello (1395 circa-1455 circa), Madonna della quaglia, 1420 circa, tempera su tavola

Gianfrancesco Caroto

Gianfrancesco Caroto (1480 circa-1555 circa), Ritratto di fanciullo con pupazzo, 1520 circa, olio su tavola

Jacopo Bellini, San Girolamo penitente (1450-1460 circa)

Jacopo Bellini, San Girolamo penitente (1450-1460 circa)

Bottega di Domenico Tintoretto, Ritratto di ammiraglio veneziano

Bottega di Domenico Tintoretto, Ritratto di ammiraglio veneziano

Domenico Tintoretto, Ritratto di Marco Pasqualigo (1588)

Domenico Tintoretto, Ritratto di Marco Pasqualigo (1588)

Giovan Francesco Caroto, Ritratto di monaco benedettino (1520 circa)

Giovan Francesco Caroto, Ritratto di monaco benedettino (1520 circa)

La storia di alcuni furti eclatanti

Si deve risalire fino all’inzio del secolo scorso per la storia di uno dei furti più famosi della storia. Era l’agosto del 1911 quando fu rubata la Gioconda dal Louvre. La storia aveva avuto un gran clamore, tanto che alcuni hanno pensato che parte della fama del ritratto della Dama dal sorriso emblematico, sia proprio dovuta al suo furto. Questa storia, che tra i presunti colpevoli ha visto chiamare in causa anche Apollinaire, è diventata quasi leggenda, e nel corso del tempo film e fiction.

Risale a quarant’anni fa il furto di tre capolavori “La Muta” di Raffaello e “La Flagellazione” e la “Madonna di Senigallia” di Piero della Francesca, scomparsi dal Palazzo Ducale di Urbino nella notte tra il 5 e il 6 febbraio del 1975. Il quel caso fortunamente i Carabinieri riuscirono a scongiurare la tragedia. Le opere furono salvate in extremis, poco prima che i ladri, accortisi che rivenderle era impossibile, le distruggessero.

Ma gli assalti eclatanti nei musei non sono mancati nel secolo scorso. E molto spesso sono finiti male, con la perdita di dipinti dal valore inestimabile che dovrebbero appartenere all’Umanità.

Secondo Thomas D. Bazley, l’autore del libro “Crimini nel mondo dell’arte”, il 90% delle opere rubate non viene ritrovato perchè spesso i furti vengono compiuti dai dipendenti del Musei, magari in accordo con criminali banali, a volte ingaggiati da collezionisti senza scrupoli che mettono in pericolo l’integrità stessa delle opere dei loro desideri.

Quando vengono rubati dei dipinti di questo calibro, CHE SONO INVENDIBILI, ci si chiede come mai qualcuno si improvvisi a realizzare furti di questo genere. Forse per ottenere un riscatto.

Citiamo ad esempio – per ordine di tempo – una notizia di un furto tornato alle cronache pochi giorni fa: quello del “Ritratto di signora” di Klimt che fu rubato nel 1997 dalla galleria Ricci Oddi di Piacenza. All’inzio di novembre la Libertà (il quotidiano di Piacenza) ha diffuso la notizia che sembra che il dipinto si trovi all’estero e che sarebbero stati chiesti 150 mila euro per il suo ritrovamento.

Quest’estate sono state rubate ben 155 opere, per un valore complessivo di 125 mila euro dagli uffici del Palazzo della Regione di Bari. Valgono invece oltre 10 milioni di dollari le 22 opere rubate lo scorso marzo dal museo cinese del castello di Fontainebleau in Francia.

Andando più indietro del tempo, tutti ricorderanno quando nel 1991 ben 20 capolavori di van Gogh furono sottratti dal Van Gogh Museum di Amsterdam, tra cui anche i celebri ‘Girasoli’. Solo pochi anni prima, nel mirino era stato di nuovo il maestro olandese: “I mangiatori di patate” furono rubate dal Kraller-Muller Museum di Otterlo.

Negli anni Novanta una delle “scene del crimine” fu anche l’Isabella Steward Gardner Museum di Boston, dove i ladri portarono via opere di Rembrandt, Vermeer, Manet e Degas per un valore di circa 300 milioni di dollari

Uno dei furti più famosi degli ultimi anni invece risale al 2004, quando fu rubato nientepopodimeno che “L’Urlo” di Munch. In questo caso, come quello di ieri a Verona, è stato un vero proprio assalto commesso in piano giorno da persone armate che insieme all’opera iconica, anche una “Madonna”, sempre del pittore norvegese. Per la cronaca, un pastello de L’Urlo è stato venduito all’asta nel 2012 per 119,9 milioni di dollari.

Ma l’elenco potrebbe essere ancora lungo, queste che vi abbiamo raccontato sono solo alcune storie.

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Autore

- Laureata in Conservazione e Gestione dei Beni Culturali e specializzata in Arte Contemporanea all'università Ca' Foscari di Venezia


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