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Pubblicato il: dom 14 Ott 2018
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VHS+, la cultura underground anni ‘90: i collettivi italiani della videoarte raccontati al MAMBO

Opificio Ciclope MAMBO BOLOGNA

Opificio Ciclope

Il MAMBO di Bologna spolvera arcaiche attrezzature e iconici esempi d’arte in movimento, frutto di tante mani e di menti dinamiche, di chilometri di cavi connessi e funzionanti nel mondo reale, fisicamente visibili e aggrovigliati tra di loro. Una passeggiata labirintica tra immagine e suono, alle porte del XXI secolo, prima dell’esplosione della realtà virtuale, del world wide web e dei social network: un susseguirsi di frame ad andamento sincopato, di slow motion, di animazioni rudimentali; la crescente necessità di espressione a livello globale, la tecnologia in piena evoluzione e una televisione pullulante di rumori, spesso in netto e reciproco contrasto. Un passo indietro nel tempo, quanto basta per immergersi nell’universo sperimentale dell’Italia a metà anni ’90, guardando dritto nel tubo catodico delle apparecchiature video e riflettendo sulla complessità delle operazioni di ripresa e montaggio nell’ era del sogno elettronico.

La mostra, realizzata dal MAMbo in collaborazione con il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna e con la sponsorizzazione tecnica di Eurovideo, è curata da Silvia Grandi, ricercatrice e docente nell’ambito della Fenomenologia delle Arti. Pensata e progettata da Saul Saguatti (Basmati Film) e Lucio Apolito (Opificio Ciclope) l’esposizione dal titolo VHS+ video/animazione/ televisione e/ o indipendenza/ addestramento tecnico/ controllo produttivo 1995/ 2000 sarà ospitata nella Project Room del museo bolognese e rimarrà aperta dal 13 ottobre 2018 fino al 17 febbraio 2019. L’intento è quello di catapultare l’osservatore nell’epoca antecedente il boom della tecnologia video, attraversando il momento di maggiore prolificità della produzione alternativa dal basso e mostrando come, nel nostro paese, questa fase si verifichi tra il 1995 e il 2000. Sono gli anni in cui MTV approda in Italia promuovendo musica alternative e underground, gli anni delle videocassette e dei videoregistratori ingombranti. Un breve periodo di transizione dall’analogico al digitale, in cui i collettivi si cimentano nella costruzione di nuovi metodi di comunicazione, fino a diventare veri e propri marchi, affinando le proprie peculiarità e sottolineando i rispettivi segni distintivi di produzione. Opificio Ciclope, Sun – Wu – Kung e Fluid Video Crew sono solo alcuni dei nomi presenti all’interno di VHS+, la quale mira a focalizzare l’attenzione su come queste realtà si dedicarono all’interno delle loro sedi – situate a Milano, Bologna, Roma, Firenze – alla sperimentazione attiva, rimanendo sempre connessi alle novità in ambito europeo. Largo spazio, dunque, a mixed media e videografica, senza tralasciare il crescente spazio conquistato dal performativo e al dilagare della grafica, spinta dai sempre più frequenti punti d’incontro e scontro con il mondo della pubblicità e della televisione.

Opificio Ciclope

Opificio Ciclope

Sulle candide pareti della Project Room i video si susseguono in un turbinio di colori ed è possibile osservare da vicino vecchi modelli di videocamere e di attrezzature hardware; in esposizione anche qualche esemplare di vhs, per ricordarne la forma e la tipologia di supporto, capace di innescare un ragionamento intrinseco su quanto le tecnologie abbiano progredito nei vent’anni che ci separano da quel periodo. Alcune postazioni sono allestite all’interno della sala: schermi di piccole dimensioni riproducono in loop una serie di video e attendono, immobili, che qualcuno prenda posto e ne osservi le immagini, perdendosi nei suoni che si propagano dalle cuffie. Un flusso ininterrotto di immagini, musica, suoni stridenti, colori psichedelici e tinte acide, tutto liberamente consultabile anche online, all’interno del sito della mostra: una vera e propria estensione della stessa, contenente numerosi materiali d’approfondimento. Il progetto prevede, inoltre, quattro incontri organizzati nelle prime domeniche di ogni mese ed una serata finale di performance di video live art realizzate dai collettivi coinvolti nell’esposizione.

Un modo per entrare nel vivo delle ambizioni espressive che trapelano dai videoclip e che sono specchio di un’intera generazione al bivio del nuovo millennio, lasciandosi trasportare dal magma della produzione pionieristica del video, indipendente e sovversiva, permeata di senso estetico, costruita grazie a tecnologie giocattolo e proiettata in spazi fisici, condivisi e brulicanti di idee.

Informazioni utili

www.vhsplus.it

www.mambo-bologna.org

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