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Pubblicato il: mar 15 Mag 2018
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‘Mai lasciare incustodite le fotografie’: la mostra alla Galleria Monica De Cardenas di Milano

John Stezaker, Kiss XVI

John Stezaker, Kiss XVI
Credits: Courtesy artist and Galleria Monica De Cardenas

Negli spazi della Galleria Monica De Cardenas a Milano, la mostra Mai lasciare incustodite le fotografie invita ad un ritorno alle potenzialità dello sguardo.

Le opere dei 7 artisti coinvolti condividono un riavvicinamento, per temi e tecniche, al tempo in cui la fotografia assomigliava ancora ad un miracolo. Dal 17 maggio al 27 luglio.

Nell’epoca dell’inflazionamento dell’immagine digitale, pervasiva e invasiva, dove la componente tecnica spesso lascia il posto al supporto tecnologico e il taglio tecnico della fotografia è limitato a contorno di un’immagine dal facile impatto, la Galleria Monica De Cardenas si muove controtempo. Dal 17 maggio al 27 luglio presenta Mai lasciare incustodite le fotografie, una mostra che rimette a fuoco la straordinaria potenza evocativa della fotografia. Dal rudimentale e artigianale utilizzo dell’analogico e della camera oscura, fino alla centralità che lo sguardo dell’artista ricopre all’interno della costruzione dell’immagine.

I 7 artisti coinvolti nell’esposizione, per quanto contemporanei, sembrano emergere in negativo da un mondo in cui la fotografia era prima di tutto sorpresa, magia, incanto. Senza i supporti facilitatori ma volti al banale degli strumenti tecnologici odierni, i fotografi in mostra ricercano grazie al loro sguardo soggettivo il mistero celato nelle pieghe delle immagini, nei risvolti delle inquadrature, nei tagli delle prospettive. È una riscoperta dell’eloquente e muto discorso tra le cose e la loro immagine, delle relazioni segrete che le legano, della luce e del tempo in cui sono immerse.

La materialità e la sostanza cromatica degli artefatti originali scaturisce dalle immagini di fumo di Linda Fregni Nagler (Stoccolma, 1976). La stampa tramite procedimento analogico e la colorazione manuale del risultato creano un collegamento diretto tra il dato reale e l’interpretazione che la nostra intimità dà di esso. Così come Jochen Lempert (Moers, 1958) raccoglie da terra le ultime cose, quelle che distrattamente abbiamo sorpassato senza attenzione. Lui le salva, le ricompone esaltandone forme e corrispondenze, le riabilita e nobilita.

La stessa intensità di relazione con l’immagine si riconosce nei collage di John Stezaker (Worcester, 1949) come nelle opere di Alessandra Spranzi (Milano, 1962). Entrambi giostrano sul confine dell’effetto sorpresa, dove la ricombinazione semantica agisce da ordinata miscela, strumento di ricombinazione immaginifica che suscita emozione di fronte al fenomeno inatteso.

Johan Osterholm, Luminous Bud

Johan Osterholm, Luminous Bud
Credits: Courtesy artist and Galleria Monica De Cardenas

Vecchie pratiche per nuove combinazioni si incontrano nelle produzioni di Johan Österholm (Borås, 198, vive a Malmö) e Leticia Ramos (Santo Antônio da Patrulha,1976). Il primo realizza fotografie off-camera, ottenute senza l’utilizzo della macchina, giocando con la quantità di luce in rapporto alla sensibilità dell’emulsione. La seconda presenta una serie inedita di fotogrammi che ricostruiscono sulla carta fotografica l’immagine di una scultura. Un esercizio in cui la luce evidenzia la varietà delle superfici, i vuoti e i pieni, in un gioco infinito di possibilità visive. Infine Barbara Probst (Monaco di Baviera, 1964) solca il binario della visione moltiplicata. Stravolge il consueto sistema prospettico monoculare e si concentra sulla resa destabilizzante di una doppia immagine simultanea.

Scatti nuovi e scatti riscoperti, nuove foto dal sapore antico e antiche foto rispolverate compongono un mosaico suggestivo che invita il visitatore a maneggiare idealmente le opere in mostra, nella speranza che da un’immagine nasca un mondo. Del resto, chi sa cosa può succedere? ‘Mai lasciare incustodite le fotografie’, come suggerisce ironicamente il titolo della mostra.

Il sito ufficiale della Galleria per ulteriori informazioni.

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