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Pubblicato il: dom 06 Mag 2018
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Patetico sospendere Anna Coliva dalla Galleria Borghese. Ecco perché

Anna Coliva

Anna Coliva

La direttrice è sotto processo per “assenteismo”: avrebbe frequentato una palestra in orario d’ufficio. Ma un direttore di un grande museo dovrebbe essere valutato sui risultati, non certo sul rispetto di un ridicolo orario

Se ne è parlato molto in queste settimane, noi avevamo scelto di restare ad osservare per cercare di capire gli sviluppi della questione. Riassumendo in poche parole: Anna Coliva, direttrice a Roma della Galleria Borghese, un museo che sotto la sua guida ha accumulato un successo dietro l’altro, culturali quanto economici, è stata sospesa dalla sua funzione in quanto accusata di assenteismo e frode. Una segnalazione, ovviamente anonima, avrebbe documentato che la direttrice in diverse occasioni si sarebbe allontanata dal posto di lavoro in orario di ufficio per altri impegni, fra i quali la frequentazione di una palestra. Il Ministero dei Beni Culturali ha aperto un’indagine e sospeso Coliva senza salario, e un giudice ha detto che andrà processata con le accuse di assenteismo e frode di denaro pubblico.

Galleria Borghese

La Galleria Borghese, a Roma

Ora: non sta certo a un organo di stampa difendere un funzionario pubblico prima degli esiti di un’indagine a suo carico. Eppure, chi come noi conosce i meccanismi di funzionamento di un grande museo, sa bene che l’impegno di un direttore non ha pressoché orari, sa bene che è ridicolo solo pensare di legarne l’impegno al rispetto delle classiche otto ore di un dipendente pubblico, visto che siamo certi che le ore di palestra giornaliere saranno state ampiamente bilanciate da molte ore dedicate al lavoro di sera o anche di notte. E siamo anche certi che se lei ha frequentato la palestra di giorno, è stato perché sicuramente non riusciva a farlo – come il resto del mondo – di sera, visto che di sera certamente aveva molti impegni legati al suo lavoro, legati alla promozione e alla costruzione di relazioni funzionali al perfetto funzionamento del suo museo.

Ratto di Proserpina , G.L. Bernini copyright Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Galleria Borghese

Ratto di Proserpina , G.L. Bernini
copyright Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Galleria Borghese

E comunque – come accade a livello internazionale – l’operato di un direttore tanto prestigioso andrebbe valutato sui risultati, non certo sul rispetto di un “medievale” orario d’ufficio. E sui risultati la Coliva è decisamente inattaccabile: se è vero che solo la mostra appena conclusa di Bernini ha portato 2,5 milioni di euro nelle casse del museo. Ora, a difesa della direttrice, è comparsa una petizione sulla piattaforma change.org, che in pochi giorni ha raccolto oltre 1.100 firme: “chiediamo al ministro italiano della Cultura di riconsiderare queste accuse“, si legge nella petizione. “Nel corso del suo mandato di 12 anni, Coliva ha raccolto fondi per oltre 12 milioni di euro, tra i molti altri risultati monetari e non monetari realizzati a favore della comunità italiana“. Chiedendo poi “la revoca immediata” della sospensione, in attesa dell’esito del processo penale.

La petizione sulla piattaforma change.org

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Autore

- Giornalista, scrittore, critico e curatore di mostre. È nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, da 25 anni lavora per riviste d’arte prima come redattore de Il Giornale dell’Arte, poi come caporedattore delle testate Exibart, poi Artribune, attualmente ArtsLife. Ha curato il volume “Rigando dritto”, raccolta di scritti dell’artista Piero Dorazio, pubblicato nell’aprile 2005 dall’editore Silvia Editrice di Milano. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra “Artsiders”, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Nel 2018 ha curato la mostra “De Prospectiva Pingendi. Nuovi scenari nella pittura italiana”, nelle due sedi di Palazzo del Popolo e Palazzo del Vignola, a Todi, e la mostra “Beverly Pepper tra Todi e il mondo” nel Palazzo del Popolo di Todi. Nel 2019 ha pubblicato il libro “Margherita Sarfatti. Più”, presso Manfredi Edizioni.


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Displaying 4 Comments
Have Your Say
  1. Erik Warming ha detto:

    Would be interesting to know who throw the first stone in this case. Try to get an official when there is a game in football.
    I have tried.

  2. Maria ha detto:

    Il reato contestato risale al 2014, quando la Coliva era semplice funzionario. Giustissimo che sia stata sospesa per le sue furbate. Potrei raccontare molto su questo personaggio… Ma mi astengo in questa sede per carità di patria.

  3. James Hill ha detto:

    Mi sembra esagerato

  4. Silvia Bigini ha detto:

    In merito all’articolo su Anna Coliva: se ha fatto qualcosa nel suo diritto non vedo come possa essere stata sospesa e possa essere condannata;se invece non era suo diritto ,visto che risultava in orario di ufficio,é giusto che sia sospesa come accade a chiunque altro. La professionalità e la dedizione al proprio lavoro si misurano anche da questo,non solo dai fondi raccolti o dalle migliaia di visitatori che visitano una mostra,peraltro su Bernini,genio indiscusso il cui nome basta a richiamare folle senza il minimo sforzo.Si può discutere sull’opportunità dell’orario”medievale”ma se é in vigore chiunque é chiamato a rispettarlo. Si tratta di rispetto della legge ma anche di integrità morale.

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