• La Folla. Nelle opere di Haring la folla è un soggetto molto frequente, volto a trasmettere un’immagine di forza. Può in realtà avere sia una valenza positiva, che  negativa. A volte la folla è rappresentata come potente e invincibile, come una forza collettiva contro l’oppressione. In altri casi  può fare però riferimento anche a stragi e tragedie collettive. Haring aveva spiegato infatti di esser rimasto estremamente scioccato da piccolo nel vedere in TV le immagini della guerra in Vietman o delle lotte razziali, e come questo avesse avuto una forte influenza nella formazione di un suo interesse per la politica e per il suo impegno sociale.  Per questo la folla rappresenta per Haring anche una massa che può essere facilmente plasmata e portata fuori strada da dittatori e falsi idoli.
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    Keith Haring © The Keith Haring Foundation.

     

  • La Croce. Haring è cresciuto in una famiglia molto religiosa, ma crescendo rifiuta completamente  quella cristianità fondamentalista con tutti i suoi dogmi a cui era stato educato, e le sue opere sono spesso  per questo motivo molto critiche nei confronti della Chiesa che cerca di controllare e reprimere i suoi fedeli. Spesso le croci sono rappresentate su degli schermi, perché nella storia sono state spesso impiegate anche come strumento per legittimare torture e uccisioni, molte volte alla presenza  di intere folle, come spettacolo collettivo. Molte simbologie rivelano una profonda conoscenza delle storie bibliche, figure topiche dei testi sacri diventano simboli nelle sue opere.

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    Keith Haring © The Keith Haring Foundation.

  • Il cane.  Cani che danzano, abbaiano o mordono sono altre figure ricorrenti nella produzione di Haring, e spesso sono diventate fra le immagini più iconiche associate all’artista. In realtà le figure che oggi identifichiamo come cani inizialmente erano creature abbastanza indefinite, spesso rappresentate su due zampe. Potevano essere identificate come una rappresentazione mitica dell’essere umano. Il riferimento va infatti direttamente all’Antico Egitto, dove il dio Anubi con la testa di sciacallo era il guardiano della morte.  Nelle opere di Haring, l’immagine del cane che abbaia o attacca delle figure umane si ricollegherebbe proprio a questa doppia concezione della figura egizia di vita e morte, ma anche all’idea cristiana di “danza della morte”.
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    Keith Haring© The Keith Haring Foundation.

     

  • La tecnologia: radio, computer, antenne e UFO. Haring aveva sentimenti ambivalenti nei confronti delle nuove tecnologie, comprese la TV, i computer, robot, altre macchine e UFO, che spesso erano rappresentati nell’esercitare un controllo sugli uomini. Haring aveva previsto che entro il 1978 i computer avrebbero acquisito vita propria, sottoponendo gli umani a loro servitù, e non il contrario.  Nelle sue opere la barra/antenna è spesso usata come arma, scelta come il modo più elementare e facile per colpire, torturare e uccidere. Ma la bacchetta a volte è anche fonte di potere magico e pronta ad attivare e dare forza alle varie creature, a oggetti e persone. Gli UFO sono spesso rappresentati in modo altrettanto ambiguo, simboleggiano in genere “l’alterità”, tutti quegli individui che non rispondono alle convenzioni sociali (di cui lui stesso si sentiva parte per la sua omosessualità), ma a differenza di altre tecnologie il più delle volte hanno un significato positivo, forse a rappresentare un possibile rafforzamento e sostegno di queste minoranze.
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© The Keith Haring Foundation.

 

  • La figura con la “X” o un buco nello stomaco. Con questi simboli Haring intendeva simboleggiare un vuoto dentro ognuno di noi, ma inizialmente tale buco era stato anche una risposta all’assassinio di John Lehnon nel 1980. La X come bersaglio. Talvolta queste figure sono decapitate o con le braccia in alto come a dire “non sparare” e con esse l’artista intendeva prendere una forte posizione critica nei confronti degli eventi della propria epoca, soprattutto quelli che lo toccavano direttamente come la crisi dell’AIDS, ma anche quelli che riguardavano altre minoranze come lo stato d’emergenza dell’apartheid in Sud Africa o la guerra di Vietnam e le stragi di innocenti che stava provocando. Anche la figura a macchie sta proprio a simboleggiare “l’alterità“, i “diversi“, compresa l’omosessualità e  le differenze  di colore, entrambi temi politico/sociali molto sentiti dall’artista. Successivamente, nelle opere più tarde, le macchie andarono a significare anche la malattia, soprattutto l’AIDS.
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    © The Keith Haring Foundation.

     

  • L’abbraccio.  Gli abbracci rappresentati da Haring sono spesso fra figure che non guardano a differenze di genere o di razza, ma che si illuminano nel tenersi l’uno all’altro: questa è la perfetta espressione del messaggio centrale di tutta l’arte di Haring, un messaggio d’umanità e d’amore, che parla di solidarietà fra tutti gli uomini, indipendentemente da differenze di genere, colore o status.
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    © The Keith Haring Foundation.

     

Keith Haring –  The Alphabet

Museo Albertina di Vienna
16 marzo-24 giugno 2018
a cura di Dietric Buchhart
Albertina Museum