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Pubblicato il: ven 26 Gen 2018
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L’assenza. L’Italia del Turismo in sintesi

L’assenza. L’Italia del Turismo in sintesiSi è tanto parlato, in questi giorni, del sedicente incidente diplomatico intercorso tra Italia e Cina, dovuto all’assenza di autorità di rilievo italiane a fare gli onori di casa a Qi Xuchun, vicepresidente del consiglio parlamentare cinese in occasione del vertice d’apertura dell’anno del turismo Europa-Cina al Palazzo Ducale di Venezia.

Ma diciamolo fuori dai denti: se questo fosse il vero scandalo l’Italia sarebbe un posto migliore.
Ad essere scandaloso non è il forfait delle autorità italiane a un incontro (per quanto importante) ma l’assenza di autorità italiane degne di questo nome. A preoccupare non dovrebbe essere un incidente diplomatico che potrebbe mettere a rischio la firma di un protocollo d’intesa tra Italia e Cina quanto piuttosto la consistente inutilità del protocollo in se, dato che non riusciamo a garantire una corrispondenza tra dichiarazione ed azione.
Oltre alle grandi pacche sulle spalle che chi governa il nostro Paese non perde occasione di auto-elargirsi, infatti, non ci sono tante proposte sul tavolo per ciò che riguarda il turismo.
Ad oggi, l’Italia, vive di rendita. Punto.
Dobbiamo il grande successo turistico del nostro Paese al meraviglioso patrimonio culturale che abbiamo ricevuto immeritatamente in eredità, al maggior potere d’acquisto dei nostri vicini illustri e (non facciamo finta che non sia così) alla contingenza favorevole derivante anche e soprattutto dal rischio terrorismo in altri Paesi.

>> Le nostre politiche sul turismo internazionale si basano su rivelazioni campionarie legate alla spesa dei turisti internazionali, non abbiamo un tavolo per discutere sulla gestione del Tax Free Shopping, non abbiamo proposte concrete sull’utilizzo vincolato dei capitali derivanti dalla tassa di soggiorno, non abbiamo politiche di innovazione tecnologica né di valorizzazione del territorio e, infine, abbiamo un Piano Strategico nato già vecchio, mal scritto e poco coerente con le esigenze del nostro tessuto produttivo.

A questo aggiungiamo che la maggior parte dei nostri governanti non capisce o non vuole capire la relazione che sussiste tra Vettori turistici e governance dei flussi turistici (il caso Alitalia è emblematico), ma la rete di trasporto viaggiatori su gomma e la sua organizzazione schizofrenica è un esempio che tutti viviamo nel quotidiano, per non parlare dei trasporti su rotaia appena ci si allontana dall’asse Milano-Napoli.

Nel nostro Paese non c’è un concreto controllo su tutto il fenomeno dei B&B e delle strutture ricettive extra-alberghiere, gli standard qualitativi minimi (la presenza di wi-fi in camera o l’assenza di barriere architettoniche per i disabili motori) sono a volte un miraggio.
Parliamo da anni di destagionalizzazione ma, neanche su questo versante, è stato fatto alcun passo avanti. Le posizioni di lavoro aperte sono sempre stagionali, con requisiti minimi e con retribuzioni altrettanto modeste, la nostra attività di promozione all’estero dei nostri territori è frammentaria e frammentata in un insieme infinito ed indefinito di Comuni, Aree, Provincie, Regioni che si fanno concorrenza per accaparrarsi quanto più turisti possibile con il risultato di confondere gli stessi operatori del settore.

>> Il valore del “soft power” cinematografico, fortemente incoraggiato dal MIBACT, soltanto in alcuni casi è stato ben interpretato mentre nella maggior parte dei prodotti filmici, esso è servito semplicemente come meccanismo di defiscalizzazione.
Le nostre città sono sovra-esposte ai turisti e non riusciamo a creare itinerari differenziati in grado di diversificare realmente l’offerta territoriale, né di creare un’offerta in grado di massimizzare le opportunità d’acquisto del turismo in incoming e questo genera una perdita secca in termini di entrate che non vengono compensate in una maggior spesa in altri comparti (ristorazione).

Ogni anno perdiamo, senza nemmeno saperlo, milioni di euro per un’offerta turistica inefficiente e la cosa peggiore è che, invece di guardare a questo dato come un elemento di miglioramento, preferiamo semplicemente ignorarlo e pensare che il settore turistico sta crescendo, che importa se cresce la metà di quanto potrebbe.
Con tutto il rispetto per le autorità cinesi, ma di fronte a una situazione di questo tipo, la figuraccia diplomatica è l’ultimo dei nostri problemi.

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Autore

- Partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale


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