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Pubblicato il: ven 06 ott 2017
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Craking Art: “vogliamo essere pacificamente invasivi”

Craking Art intervistaCraking Art. Alle Gallerie d’Italia a Milano è in atto un’invasione animalesca: “vogliamo essere pacificamente invasivi”.

Abbiamo intervista Kicco del collettivo artistico Craking Art in occasione della mostra in corso alle Gallerie d’Italia di Piazza della Scala a Milano aperta fino al 5 novembre.
In esposizione 70 animali multicolor per festeggiare i 10 anni di presenza del grande coccodrillo rosso nella collezione di Banca Intesa e posizionato nei giardini del museo parte integrante del giardino di casa Manzoni.
Il 14 di ottobre, in occasione della Giornata del Contemporaneo, alle Gallerie d’Italia un attore leggerà al pubblico delle fiabe accompagnato da un sotofondo musicale dal vivo e da una fatina, una giovane artista dell’Accademia di Brera, che indosserà un meraviglioso abito realizzato dal collettivo Cracking Art. Sempre nello stesso week end alle ore 10 e ore 11 si potrà partecipare alle visite guidate alla mostra.Craking Art intervistaCome nasce il collettivo?
Il collettivo nasce nel 1993 dalla volontà di quattro artisti, io mi aggiunsi solo dopo tre mesi dalla costituzione, la sede originaria è Biella, città di nascita e di residenza di molti di noi. Da quasi subito il collettivo è formato da sei di noi, poi in sette, adesso in cinque, c’è sempre la variante numerica, è un gruppo aperto. La prima uscita ufficiale del gruppo fu dal 1994. Non è fondamentale dire chi fa parte del gruppo, ma è l’idea e la filosofia che ci accomuna.

L’alchimia del gruppo da dove nasce? Qual è il pensiero o la filosofia che vi accomuna?
Il fondamento del gruppo è l’indagine tra il naturale e l’artificiale e ancor di più il senso di collaborazione fuori dagli schemi di mercato. La volontà di “invadere” pacificamente come segno di cambiamento e presa di coscienza sociale è sicuramente una caratteristica fondante del gruppo, ma anche la volontà di rompere il pregiudizio che l’arte è solo per i musei o le gallerie. Abbiamo così portato la nostra arte, si nei musei e nelle gallerie, ma anche e soprattutto nelle piazze, nelle strade, nelle case e nei centri commerciali di tutto il mondo. Il nome craking significa rottura, ossia il momento cruciale di rottura tra la natura e artificio, ma anche la rottura dell’ego e dell’individualismo, noi difatti siamo un gruppo nessuno prevale sull’altro.

Come nasce l’idea di utilizzare solo il materiale plastico?
Il polimero è un elemento presente nei cervelli artificiali, ed è un mondo in continua evoluzione. Il petrolio è un elemento millenario naturale e la sua unica forma tangibile si ha con la plastica. L’idea è nata dal voler ricreare una natura artificiale. Abbiamo individuato nella plastica il collegamento con il passato, quindi abbiamo indagando l’elemento petrolio, abbiamo analizzato il procedimento termochimico di scissione delle molecole e la rottura della catena molecolare fino alla trasformazione dell’elemento organico trasformato in sostanza inorganica artificiale. Tra milioni l’unica testimonianza del petrolio sarà la plastica e le nostre opere.


Perché raffigurate solo animali?
Gli animali che produciamo, e che entrano a far parte della famiglia, sono sempre animali per loro natura liberi, non addomesticati, e ciascuno di loro rappresenta uno specifico messaggio che vogliamo dare in quel momento storico. I nostri animali sono delle testimonianze del futuro ma anche del passato proprio perché derivano dal petrolio e perché noi li rigeneriamo, la vita che ri-genera la vita. Le invasioni che mettiamo in atto vogliono rappresentare la moltiplicazione delle immagini, di informazioni e delle infinite connessioni a cui tutti noi siamo soggetti, ma sono anche delle fiabe contemporanee che coinvolgono direttamente lo spettatore in un gioco artistico.

Come li rigenerate?
Si, le opere utilizzate per le installazioni sono create ad hoc per il progetto, una volta terminata l’esposizione vengono divise per colori e le plastiche rigenerate e riutilizzate per nuovi oggetti, quindi quello che era stato un coccodrillo potrebbe diventare una rondine.Craking Art intervistaE quindi non sono destinate alla vendita?
Le opere utilizzate per le installazioni vengono create ad hoc per il progetto mentre le opere per il collezionismo sono a edizione limitata, numerate e firmate.

Possiamo considerare la partecipazione alla Biennale di Venezia del 2001 il momento della vostra consacrazione?
C’è stata una dinamica fortunata soprattutto l’incontro con il curatore Harald Szeemann, una persona di larghissime vedute e pronto a cogliere i nostri elementi di novità e lo studio d’indagine che stavamo svolgendo. La Biennale ha rappresentato un momento cruciale con grande riscontro di pubblico dandoci una grande forza interiore.

Siete un gruppo molto generoso, so che ogni anno donate un opera ad amfAr (fondazione internazionale per la cura dell’Aids) e all’ultima asta un vostro coccodrillo gigante è stato aggiudicato a € 50.000.
Sono tre anni che collaboriamo con amfAr e ne siamo onorati, naturalmente gratificati anche del risultato dell’asta. La produzione delle rane nasce proprio per la raccolta fondi come il restauro di monumenti antichi, attualmente invece servono per delle borse di studi o progetti culturali. L’idea di rigenerazione è un’azione concreta anche nel nostro impegno sociale.

GIARDINO INCANTATO
Gallerie d’Italia – Piazza della Scala, 6 – Milano
Orari apertura:
ore 9.30 – 19.30 (ultimo ingresso ore 18.30);
Per le visite guidate prenotazione consigliata, massimo 25 partecipanti.
Informazioni 800.167619
info@gallerieditalia.com

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