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Pubblicato il: mar 12 set 2017
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Ordine e bizzarria. Il Rinascimento di Marcello Fogolino, fra pittura e spionaggio

Marcello Fogolino Madonna col  Bambino in trono tra i Santi, olio su tela - 1510-1520

Marcello Fogolino Madonna col Bambino in trono tra i Santi, olio su tela – 1510-1520

Ordine e bizzarria. Il Rinascimento di Marcello Fogolino, a cura di Giovanni Carlo Federico Villa, Laura dal Prà e Marina Botteri, riscopre uno dei più originali interpreti del Rinascimento, la cui carriera artistica fu inframezzata da fasi turbolente dell’esistenza. In mostra anche la pala d’altare proveniente dal Rijksmuseum di Amsterdam Madonna col Bambino e santi mai esposta in Italia. Al Castello del Buonconsiglio di Trento, fino al 5 novembre 2017. www.buonconsiglio.it

Trento. “Maestro ver d’unire ogni colore”. Così il medico ed erudito senese Pietro Andrea Mattioli definisce Marcello Fogolino, in un verso del suo poemetto del 1539, dedicato al Magno Palazzo del Cardinale di Trento, ai cui affreschi lavorò appunto anche l’artista vicentino. Talentuoso ma impaziente, che non disprezzava la vita errabonda, con lui si affaccia nel mondo dell’arte quella personalità inquieta e xx che nella poesia aveva avuto i suoi precedenti in Sordello da Goito e Guittone d’Arezzo, e che avrà in Benvenuto Cellini, Gustave Courbet e (Lautrec) illustri continuatori. Una figura che negli ultimi venti anni è stata oggetto di lunghi studi che hanno permesso di fare maggior luce sulla sua produzione e il suo itinerario artistico; fondamentali in questo senso, le ricerche sul cantiere del Buonconsiglio e i restauri del suo ciclo di affreschi. Culmine di questa attività accademica, Ordine e bizzarria. Il Rinascimento di Marcello Fogolino, ampia retrospettiva che documenta e contestualizza buona parte delle opere dell’artista. Quando nacque, a Vicenza fra il 1483 e il 1488, il Rinascimento aveva raggiunta la sua maturità, e Fogolino esordì come allievo del concittadino Bartolomeo Montagna, celebre in particolare per due pale d’altare realizzate nella cappella Pagello, in Duomo, e propugnatore di un’arte che seppur di tema religioso si dimostrava vicina alla Terra nella raffinata concezione dei paesaggi presenti sullo sfondo.

Marcello Fogolino Madonna in trono  col Bambino tra i Ss. Giacomo, Filippo e Cristoforo, olio su tela - ante  1523

Marcello Fogolino Madonna in trono col Bambino tra i Ss. Giacomo, Filippo e Cristoforo, olio su tela – ante 1523

L’irrequietezza di Fogolino la si può apprezzare sin dalla sua prima opera a noi nota, quella pala di Cornedo Vicentino raffigurante la Vergine gravida fra san Pietro e san Giuseppe, dipinta fra il 1504 e il 1505; l’allievo si distacca non poco dal maestro, guarda alla lezione dei conterranei Marescalco, Bastiani, Diana, e allo stesso tempo avvia a formare il suo cifrario personale, adottando il fondo giallo oro per le grottesche che decorano l’architettura (probabilmente ispirati agli appunti del Verla sul suo soggiorno romano, dove questa pratica era già in uso in artisti come il Pinturicchio); e ancora, particolare cura è destinata alla riproduzione (poi raffinata nel tempo), delle pieghe delle vesti. Questa prima prova conosciuta di Fogolino testimonia la sua capacità di guardare all’ambiente pittorico veneto più aperto, e superarne i confini.

Proseguendo nella carriera pittorica, seppe guardare anche a un altro dei suoi artisti più rappresentativi, ovvero Giovanni Bellini, la cui lezione emerge nella Madonna col Bambino in trono tra i santi Giobbe e Gottardo (1505), in particolare nel panneggio delle vesti dei personaggi. Di sua sponte, Fogolino evolve dalla staticità della pala di Cornedo, dipingendo figure umane assai meno “ingessate” nella posa. Di grande raffinatezza, la riproduzione degli elementi architettonici, con i fregi scolpiti a grottesca dei capitelli, gli intarsi marmorei, la figura geometrica del trono mariano; colori tenui, dal rosa al bianco al verde scuro, che danno vita forme solenni eppure leggiadre, dove l’armonia terrestre è specchio di quella celeste.

Marcello Fogolino, Refettorio  clesiano, Trento, Castello del Buonconsiglio

Marcello Fogolino, Refettorio clesiano, Trento, Castello del Buonconsiglio

Fino all’età matura, Fogolino fu attivo tra Veneto e Friuli, assieme al fratello Matteo, anch’egli pittore. In Friuli, terra d’origine del padre, ebbe modo di conoscere l’opera di Giovanni de’ Sacchis detto il Pordenone, e raffinò la maniera di dipingere il paesaggio, che, seppur sullo sfondo, sovente è l’elemento più vivo delle due opere. Il soggiorno friulano s’interruppe bruscamente sul finire del 1526, a seguito di un tragico e misterioso episodio che lo vide accusato, assieme al fratello, dell’omicidio di un barbiere, tale Liberale, fatto per il quale avrebbero dovuto presentarsi davanti al tribunale di Udine. I due preferirono la fuga e trovarono rifugio nel Principato di Trento, all’epoca retto dal vescovo Bernardo Cles, impegnato nel cercare un equilibrio fra Chiesa Cattolica e Riforma Luterana, ma anche in un attivo mecenatismo necessario per la costruzione della sua residenza, appunto il Mago Palazzo del Castello del Buonconsiglio. Ad attendere alla sua decorazione, assieme, fra gli altri, al Romanino e ai fratelli Dossi, Fogolino fu chiamato direttamente dal Cles, ma ottenne anche numerose committenze private, comprese quelle per edifici sacri. Se, da un lato, le condizioni erano favorevoli per un soddisfacente soggiorno, dall’altro pendeva sui due fratelli il bando comminato dalla Repubblica Veneta, con un’accusa che comunque, ancora oggi, resta poco chiara. Temendo di non poter fare mai più ritorno in patria, e desiderosi di riabilitarsi, i due fratelli si offrirono di svolgere attività di spionaggio per conto del Consiglio dei Dieci (supremo organo di governo veneziano), nella città di Trento, che gravitava nell’orbita asburgica e costituiva quindi una potenziale minaccia per la Repubblica. I Dieci accettarono, e concessero ai due fratelli un salvacondotto della durata di cinque anni, che permetteva loro di muoversi liberamente per il territorio veneto, in cambio ovviamente, dei loro rapporti da Trento. La relativa facilità con cui il Consiglio si ammansì, lascia pensare o a una scarsa fondatezza dell’accusa, o alla prevalenza della ragion di Stato sui fatti criminosi, almeno in certa misura.

Marcello Fogolino Adorazione dei  Magi, Tempera su tela trasportata da tavola - 1509-1510

Marcello Fogolino Adorazione dei Magi, Tempera su tela trasportata da tavola – 1509-1510

Gli affreschi delle sale del Magno Palazzo, dove la mostra è allestita, dialogano con le pale d’altare provenienti da chiese e musei, e le incisioni provenienti da Dresda. Una mostra preziosa, occasione quasi unica per conoscere l’artista e ammirare le sale in cui lavorò assieme al Romanino, Zaccaria Zacchi, Alessio Longhi, Vincenzo Grandi, e ai fratelli Dossi, anch’essi chiamati dal vescovo Bernardo Cles.

Qui, Fogolino realizzò probabilmente quelle opere che più erano in sintonia con il suo animo irrequieto; la mitologia greca e la storia romana, con le sue pletore di battaglie, eroi, sovrani, si confaceva alle sue corde, e gli permise di dar sfogo al suo impeto artistico. Del resto, per le sue residenze private, l’alto clero rinascimentale ha sempre dimostrato di preferire i temi profani a quelli sacri. Da parte sua (come farà più tardi anche Papa Alessandro VI) il vescovo Bernardo Cles trovava consone alla sua figura le gesta di Giulio Cesare, e Fogolino ne affrescò diversi episodi per una camera del Torrion da basso, con particolare attenzione ai trionfi militari. Immortalò anche le storie di numerosi altri imperatori romani. È stato notato che nel ritrarre personaggi storici, Fogolino abbia commesso alcuni errori negli aspetti fisici, non rispettando pienamente le descrizioni delle fonti antiche, ad esempio attribuendo una folta barba al volto di Cesare. Ma questo non inficia un’ispirazione comunque genuina, che mai fa venire meno il significato storico delle scene, così come quello allegorico, e dispiega una grande sensibilità cromatica, unita alla morbida fattura del tratto. Sicuramente, la frequentazione del Romanino contribuì non poco a raffinare lo stile di Fogolino.

Marcello Fogolino Torrione da  basso, Trento Castello del Buonconsiglio

Marcello Fogolino Torrione da basso, Trento Castello del Buonconsiglio

Negli anni trentini, a caratterizzare la sua cifra sono in particolare i motivi delle grottesche, dove animali reali si affiancano ad altri tratti dall’immaginario dei bestiari medievali così come dalla mitologia classica. Dalla pala di Cornedo, che fu la sua prima opera conosciuta, Fogolino, e salvo rari episodi in Friuli, non aveva avuto occasione di prodursi in questo genere di decorazione, ma a Trento – anche assecondando i desideri dei numerosi committenti privati che prediligevano motivi decorativi moderni -, dispiegò il suo talento nell’inventare combinazioni di creature fantastiche, al punto da inserirle anche nelle tavole a soggetto religioso.

L’attività in Trentino fu assai febbrile, addirittura l’artista ebbe una sua bottega dove impiegò numerosi collaboratori, e attese a numerose commesse su tutto il territorio, come ad esempio in Val di Fiemme, dove realizzò splendidi affreschi di scene di caccia per la nobiltà locale. Fogolino alternava il lavoro di artista a quello di informatore segreto, e numerosi sono i suoi rapporti giunti a Venezia che davano conto della situazione politica e militare, così come dei movimenti di personaggi trentini o ancora di veneziani sospettati di essere spie per conto del vescovo Cles. Una certosina raccolta d’informazioni, così approfondita che ancora oggi i suoi rapporti costituiscono un interessante spaccato della vita a Trento nel XVI Secolo. Fu un lavoro nell’ombra, svolto senza mai destare il minimo sospetto, al punto da cattivarsi la benevolenza dell’Arciduca Ferdinando I, così come dello stesso prelato, che lo volle a decorare anche il Palazzo di Cavalese, Castel Cles, e Castel Toblino.

Marcello Fogolino Madonna col Bambino in trono tra i Santi, olio su tela - 1510-1520

Marcello Fogolino Madonna col Bambino in trono tra i Santi, olio su tela – 1510-1520

Lasciata Trento nel 1547 per Ascoli Piceno – dove attese ad affrescare i saloni del palazzo vescovile, su commissione del Roverella -, vi rientrò il 20 agosto dell’anno successivo, informandone puntualmente il Consiglio dei Dieci. Degli ultimi anni della sua vita, poco si conosce; ignoti sono il luogo e l’anno della scomparsa, anche se riferimenti indiretti permettono di collocare quest’ultima attorno al 1558. Fra i suoi ultimi lavori, la decorazione di Palazzo delle Albere, residenza del vescovo Cristoforo Madruzzo (succeduto a Cles nel 1540), e, a Bressanone, la cappella vescovile.

Un artista, Marcello Fogolino, la cui pittura fu sempre ancorata alla terra, legata all’essenza dell’individuo, e che avrebbe forse potuto conoscere maggiori vie d’espressione se fosse cresciuta all’interno del clima riformato che si stava affermando nell’Europa settentrionale, e che di lì a poco avrebbe vista la nascita della pittura di genere, legata al quotidiano. Probabile che Fogolino avrebbe potuto regalarci capolavori di ben altra intensità.

Tutte le informazioni: https://www.buonconsiglio.it/

Autore

- Laureato in Studi Internazionali, è saggista di storia militare, critico d’arte, di teatro e di jazz per alcune riviste di settore. Svolge anche attività di curatore indipendente


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