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Pubblicato il: lun 11 set 2017
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Giovanni Boldini e l’affresco di Macchia, il ciclo de La Falconiera a Pistoia

Giovanni Boldini - Giovanni Fattori  nello studio 1867 Milano, Collezione Intesa Sanpaolo

Giovanni Boldini – Giovanni Fattori nello studio 1867 Milano, Collezione Intesa Sanpaolo

All’interno del cartellone di Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017, tornano visibili gli affreschi di Villa La Falconiera, realizzati nel 1868 da Giovanni Boldini, e salvati dal degrado con un restauro negli anni Settanta del Novecento, quando furono riallestiti al Palazzo dei Vescovi. La mostra, che comprende anche 16 dipinti, è visitabile fino al 6 gennaio 2018.

Pistoia. Conosciuto come uno dei massimi interpreti della Belle Époque parigina, Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 – Parigi, 1931), pur romagnolo di nascita, si formò artisticamente nella Toscana dei Macchiaioli, intrisi di spirito risorgimentale e sperimentalismo pittorico. Fu quest’ultimo che innovò l’ormai vetusta pittura storicista dal retaggio romantico che dominava nelle accademie. Boldini giunse a Firenze giovanissimo, nel 1864, e fra i colleghi con i quali strinse amicizia, figura anche quel Telemaco Signorini che fu all’origine del ciclo della Falconiera, un ciclo di affreschi poco noto, sin qui mai veramente reso fruibile al pubblico, e che finalmente esce dall’oblio in cui era stato relegato.

Giovanni Boldini - Il generale  spagnolo 1867 Collezione privata

Giovanni Boldini – Il generale spagnolo 1867 Collezione privata

Ma andiamo con ordine: nel 1860, Isabella Robinson Falconer (nata attorno al 1810), acquistò nella campagna pistoiese una villa che più tardi sarebbe divenuta nota come La Falconiera. La signora faceva parte della vivace e colta comunità anglosassone che da decenni si era stabilita in Toscana, in particolare a Firenze; la Falconer vi giunse sul finire degli anni Quaranta dell’Ottocento, già vedova, ma comunque legata al Reverendo William Falconer, con cui si era risposata a Londra negli anni Trenta del secolo. Appassionata d’arte e di pittura in particolare, a Firenze frequentava Michele Gordigiani e Telemaco Signorini, del quale divenne allieva. E fu appunto il pittore di Settignano a parlarle di Giovanni Boldini: seppur non ancora trentenne, il ferrarese aveva già avuto modo di farsi apprezzare nella cerchia dei colleghi più anziani e già affermati; Signorini in particolare non gli risparmiava le sue lodi, e anche il mondano Cristiano Banti apprezzava lo stile del giovane collega. Incuriosita, la Falconer volle conoscerlo, e fu un incontro fondamentale per il prosieguo della carriera di Boldini: fu con lei, infatti, che si assunse le spese del viaggio, che poté per la prima volta recarsi a Parigi, nel giugno del 1867 e lì entrare in contatto con quel mondo vivace e colorato fatto di pittori, scrittori, prostitute, nobildonne, gentiluomini e ladri che gravitava attorno ai teatri, ai cabaret e ai café chantant di Montmartre e Pigalle. Boldini ne respirò l’essenza, la assorbì nella sua tavolozza, e la tradusse in un personalissimo stile pittorico. Lo stesso fece quando, sempre al seguito della Falconer, tra il novembre del ’67 e il marzo del ’68, si recò in Costa Azzurra, che in certi tratti ancora selvaggi somigliava alla costa livornese cara ai Macchiaioli. Rientrati a Pistoia, la signora gli affidò l’incarico di decorare la sala da pranzo della villa che aveva acquistata nel pistoiese. Nacque così, nell’estate del 1868, l’unico esempio di affresco nello stile della Macchia, un capolavoro di leggiadria di stile e di colore. Pur tolti dal contesto originale (la sala da pranzo della Villa La Falconiera), gli affreschi non hanno perso il loro fascino, grazie all’accurato restauro degli anni Settanta, quando furono staccati dalle pareti della villa per essere portati al Palazzo dei Vescovi, che da allora li conserva in una sala a loro dedicata, e dove sono stati collocati nell’ordine in cui li dispose Boldini.

Giovanni Boldini – Marina 1870 courtesy Galleria Bottegantica - Milano

Giovanni Boldini – Marina 1870 courtesy Galleria Bottegantica – Milano

In questo ciclo di affreschi emerge non il Boldini mondano, sensuale e raffinato cantore della Belle Époque, ma quello legato al mondo agricolo della Macchia, in particolare di Giovanni Fattori, il cui respiro si avverte in numerosi elementi, dalla coppia di buoi, al pagliaio all’arenile solitario, e nei colori tenuti dominati dagli ocra, dai verdi scuri e dall’azzurro fosco del cielo. In queste opere emerge con forza il connubio fra arte e natura che caratterizzò le scuole di Castiglioncello e Piagentina; il tratto è essenziale, e immortala con slancio naturalistico le quotidiane fatiche dei campi, il silenzio della campagna, la vastità del mare. Si tratta di un grande ciclo pittorico alla maniera antica, dal sapore di raffinato mecenatismo, realizzato fra l’estate e l’autunno del 1868, e si ipotizza che l’iconografia sia stata suggerita da Cristiano Banti, che, al pari di Signorini, non risparmiava apprezzamenti e consigli a Boldini. Purtroppo, poche settimane dopo la conclusione dei lavori, in dicembre la signora Falconer morì, e la villa, non più abitata dalla figlia, fu a lungo disabitata, e passò nel tempo ad altri proprietari. Soltanto negli anni Trenta, Emilia Cardona Boldini, vedova del pittore, giunse in Toscana alla ricerca di quell’opera della quale il defunto marito le aveva parlato in maniera lacunosa, addirittura non ricordando il nome della città dove l’aveva realizzata, ma soltanto la sua iniziale. Dopo lunghe ricerche, la donna giunse a Pistoia, e finalmente s’imbatté nella Falconiera, che decise di acquistare; gli affreschi c’erano, anche se deteriorati. Soltanto nel 1974, con l’acquisto da parte della Cassa di Risparmio di Pistoia, furono restaurati e salvati da sicuro degrado, testimonianza importante dell’attività di Boldini in Toscana, e unico esempio di affresco macchiaiolo.

Giovanni Boldini . Ritratto di Cristiano Banti con canna da passeggio e sigaro 1866 Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria d’arte moderna di P

Giovanni Boldini . Ritratto di Cristiano Banti con canna da passeggio e sigaro 1866 Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria d’arte moderna di P

A contestualizzare questo ciclo all’interno della produzione pittorica di Boldini, una selezione di 16 dipinti, che spaziano dal paesaggio al ritratto mondano, dai raffinati interni borghesi ai più spartani atelier dei colleghi pittori, eseguiti fra il 1865 e il 1870, prima del secondo e definitivo soggiorno a Parigi, dove si trasferì nel 1871. In un certo senso, si tratta della sua ultima “stagione italiana”, precedente alla mondanità della Belle Époque, a metà fra la Macchia, il naturalismo, e una certa atmosfera impressionista. Ma la frequentazione di Boldini dell’Impressionismo si limita a Degas, cui lo accomuna la sensibilità nei confronti dell’universo femminile e l’ardita sperimentazione prospettica, che rompe il punto di vista tradizionale per accompagnare l’osservatore in un’indagine molto più intima di luoghi e soggetti. Il segno di Boldini è però ben lontano dalle sfumature impressioniste: il suo pennello infatti indulge a una certa accuratezza dei volti – dei quali cerca le sfumature psicologiche -, degli abiti, ma soprattutto degli sguardi. Una pittura che va oltre il naturalismo per conseguire respiro letterario, alla stregua del romanzo borghese impegnato.

Tutte le informazioni:

Giovanni Boldini Scorcio della  stanza  (Decorazione della sala da pranzo della Falconiera) 1868

Giovanni Boldini Scorcio della stanza (Decorazione della sala da pranzo della Falconiera) 1868

Giovanni Boldini - Ritratto di Diego Martelli 1865 Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti

Giovanni Boldini – Ritratto di Diego Martelli 1865 Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti

Giovanni Boldini - Pagliaio  (Decorazione parete ovest della sala da pranzo della Falconiera) 1868

Giovanni Boldini – Pagliaio (Decorazione parete ovest della sala da pranzo della Falconiera) 1868

Giovanni Boldini - Le sorelle Laskaraki 1869 Ferrara, Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea-Museo Giovanni Boldini

Giovanni Boldini – Le sorelle Laskaraki 1869 Ferrara, Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea-Museo Giovanni Boldini

Giovanni Boldini - La raccolta del  Letame  (Decorazione parete nord della sala da pranzo della Falconiera)  1868

Giovanni Boldini – La raccolta del Letame (Decorazione parete nord della sala da pranzo della Falconiera) 1868

Giovanni Boldini - La stesa dei  panni (Decorazione parete sud della sala da pranzo della Falconiera)  1868

Giovanni Boldini – La stesa dei panni (Decorazione parete sud della sala da pranzo della Falconiera) 1868

Giovanni Boldini - Alaide Banti in abito bianco 1866 Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti

Giovanni Boldini – Alaide Banti in abito bianco 1866 Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti

 

Autore

- Laureato in Studi Internazionali, è saggista di storia militare, critico d’arte, di teatro e di jazz per alcune riviste di settore. Svolge anche attività di curatore indipendente


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