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Pubblicato il: sab 04 Apr 2015
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Su Battileddu: il documentario sul rito carnevalesco di Lula

Su Battileddu: il documentario sul rito carnevalesco di Lula che sconvolge come il teatro della crudeltà.

Teatro e realtà. Maschere e vita. Il teatro della crudeltà teorizzato da Antonin Artaud e le maschere dei riti del carnevale sardo che sconvolgono e coinvolgono per ferocia e emotività. Questi gli ingredienti che hanno ispirato la giovane regista olbiese Cinzia Puggioni nella realizzazione del documentario Su Battileddu, girato tra il 2013 e il 2014 nel cuore della Sardegna, a Lula.

su battileddu Cinzia Puggioni ha vissuto i riti del carnevale sardo sin da piccola, ma quando per la sua tesi di laurea sui riti dionisiaci in Sardegna e il teatro della crudeltà di Artaud ha analizzato le diverse maschere sarde, quella del carnevale di Lula l’ha catturata per il suo brutale impatto.

Su Battileddu – da Battile: essere inutile, insignificante – è la vittima sacrificale di un rito arcaico con il quale s’invocava la pioggia e si commemorava Dioniso, il dio della vegetazione e dell’estasi, che ogni anno muore e rinasce nel ciclo eterno della vita.

Il suo volto è annerito di fuliggine e macchiato di sangue; il corpo ricoperto di pelli di montone e sul capo porta due corna tra le quali viene fissato il rumine capovolto di un caprone, mentre allacciato in vita, sotto i campanacci, uno stomaco di bue pieno di sangue stilla quel liquido rosso per fecondare la terra.

Gli occhi vacui si guardano intorno e le sue frasi imploranti si fanno sconnesse mentre figure maschili e femminili vestite di nero e con il viso annerito, come in un lento vortice, lo attorniano deridendolo e aggredendolo fino ad ucciderlo. Quindi Su Battileddu, trasportato su un carro, risorgerà.
Attraverso le immagini la giovane regista ci conduce per tutti i passaggi rituali della maschera, dalla vestizione fino alla morte e alla rinascita mostrandola al pubblico non in una luce meramente folcloristica ma secondo una visione teatrale.

su battiledduCome nel teatro ideato da Artaud in cui la crudeltà risiede nella ricerca di un linguaggio che non sia solo parola ma anche gesto capace di mettere a nudo la vita e penetrare l’inconscio del pubblico, così la maschera de Su Battileddu, il suo calvario, il sangue vero che bagna tutto il percorso sino alla sua morte, le movenze delle maschere intorno a lui, hanno la forza e il potere di incidere nell’animo dello spettatore coinvolgendolo a tal punto da renderlo parte del rito.

L’assenza di un qualsivoglia riferimento folcloristico si spiega anche in virtù della natura di questo rituale,come ha precisato la stessa regista: “non si parla di folclore, perché si tratta di un rito vero e proprio anche se ora come ora ha perso la sua reale valenza nel senso che non viene sacrificata realmente una persona, però ciò che ci ricorda questo rito ci lega tantissimo alla terra e alle nostre origini“.

Ed è proprio la ricerca delle origini che ha animato Antonio Marras, attore-scrittore e interprete de Su Battileddu, nel riportare alla luce il rituale dopo un lungo periodo di oblio e dal 2001 nel riproporlo per il Carnevale lulese.

su battiledduPer poter vedere questo lavoro nelle sale cinematografiche dovremmo attendere almeno fino all’estate, al momento infatti è soltanto sugli schermi di numerosi festival internazionali.È però possibile guardare il teaser su Vimeo che già rivela la potenza delle immagini nella bella fotografia curata da Claudio Cecconi e Serena Buzzi e il fascino delle musiche composte da Baska e Arrogalla.

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