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Pubblicato il: ven 08 Nov 2019
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Alla Scala, il dramma di Pushkin tradotto in danza da Cranko appassiona sempre

Onegin viene normalmente considerato come l’espressione più perfetta del cosiddetto “stile Cranko”. A Milano, fino al 10 novembre

Tanto da Ashton, quanto dalla de Valois, Cranko ereditò quella fluidità coreografico/narrativa che non si arresta mai per dare spazio a superficiali dimostrazioni di bravura tecnica, ma a differenza di Ashton e della de Valois Kranko non prende in considerazione i manierismi convenzionali di stampo tardo ottocentesco utilizzando un vocabolario classico accademico più moderno e consono al pubblico della seconda metà degli anni Sessanta.

Il linguaggio coreografico di Onegin infatti si imposta su un vibrante gioco di contrapposizioni dove situazioni puramente classiche si scontrano con idee ed immagini assolutamente teatrali, derivate dalla quotidianità della seconda metà del XX secolo. Lui inserisce con maestria all’interno dell’azione danzata momenti di immobilità che gli permettono di generare effetti drammatici sorprendenti, mettendo anche a fuoco la psicologia dei vari personaggi, senza ricorrere ad alcun cliches della gestualità ballettistica.

La gestualità che Cranko usa in Onegin è una gestualità moderna, espressiva al massimo, ma che ha anche qualcosa di metaforico, per questo lascia allo spettatore un gran margine di interpretazione. I gesti che traduce nei sui ballerini sono capaci di evocare una miriade di immagini e che all’interno portano un numero incalcolabile di significati. In questo è senza dubbio più vicino a Mc Millan, basti pensare alla scena del sogni d’amore di Tatiana, uno dei passi a due più complessi e difficili del repertorio ballettistico moderno, sia da un punto di vista tecnico che interpretativo. Un passo a due che rasenta l’acrobatico per le prese difficilissime costruite ad hoc da chi vuol far ben intendere che qui non siamo davanti ad un classico sogno verginale,ma ad un tormento interiore di colei che in sè cova una forte ed irrefrenabile passione carnale.

Tutto questo per dire che interpretare questo balletto non è assolutamente cosa facile per i quattro protagonisti principali. La replica pomeridiana del 7 novembre prevedeva nel ruolo di Onegin Marco Agostino, e in quello di Lenskij Nicola del Freo, mentre i personaggi femminili Tatiana e Olga erano rispettivamente affidati a Nicoletta Manni e Alessandra Vassallo. Senza dubbio la palma della migliore interpretazione va alla Manni, che da tempo dimostra una capacità espressiva sempre più acccurata e ricercata che fa di lei una”giovane ballerina” speciale. Già da quando è sdraiata col libro in mano mostra e dimostra quello che è Tatiana, una ragazza di una famiglia povera, che vive in provincia, che Pushkin ha dotato di modestia, poco appariscente, semplicità, ingenuità, ma allo stesso tempo un profondo mondo interiore.

Diversa la ritroviamo nell’ultimo atto, quando sposa del principe Gremin, malgrado la fiamma dell’amore verso Onegin bruci ancora dentro di lei riesce a rifiutarlo. Nell’ultimo passo a due Tatiana rischia di cadere e perdersi di nuovo fra le braccia di Onegin,ma trattiene la sua passione e in un passo a due intenso ricco di virtuosismi tecnici e di gestualità drammatica regala al pubblico momenti davvero emozionanti.


Marco Agostino, se nel primo atto sembra non ancora completamente entrato nel personaggio, si riscatta nel secondo quando il punto di svolta nella vita dell’eroe diventa l’omicidio di Lensky. Onegin inizia improvvisamente a capire l’insignificanza della sua precedente esistenza e quando dopo un lungo viaggio torna a Pietroburgo, è una persona completamente diversa. Assolutamente dentro il ruolo, nell’ ultimo passo a due che esegue con la Manni si riscatta di qualche carenza iniziale.

Ottima anche Alessandra Vassallo in Olga, carattere ventoso, è negligente, civettuola, che differisce totalmente da sua sorella in “innocente fascino” e che la solista scaligera interpreta perfettamente con leggerezza di movimenti e sorriso accattivante .
Anche su Del Freo si può dire che lo si è apprezzato senza dubbio di più nel secondo tempo quando Lensky, poeta irascibile, gentile, romantico, ispirato alla vita, perisce in un duello per mano di Onegin.
Fresco e perfetto il Corpo di Ballo scaligero diretto da Frederic Olivieri.

Lo spettacolo è in scena alla Scala fino a domenica 10 novembre.

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Autore

- Nata a Genova, assieme agli studi classici intraprende quelli della danza. Dopo la Laurea in Giurisprudenza, nel 2001 consegue il diploma in” Regia teatrale” presso l’Accademia Naz. Di Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. É stata assistente alla regia di importanti registi teatrali tra cui Gabriele Lavia e Mario Missiroli. Iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, dal 2005 al 2013 ha lavorato per IL GIORNALE (critico di teatro e danza) e collaborato con le riviste SIPARIO, TUTTO DANZA. Dal 2014 al 2017 è stata redattore cultura/spettacolo LIGURIA NOTIZIE. Ha insegnato all’Università degli Studi di Genova – DAMS – Polo Imperia. Ha pubblicato due libri, INCONTRI davanti e dietro la quinte (Premio letterario “La mia storia 2014″) e “Stelle della danza sotto il cielo di Nervi” ed. Cordero, 2017. LA sua commedia “Un tavolo per quattro” ha vinto il 2° Premio Efesto Città di Catania Edizione 2016 – Sezione Teatro


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