Print Friendly and PDF

L’altra faccia del Futurismo. Giacomo Balla e il suo omaggio a Mussolini

Futurismo e Fascismo si incontrano in un quadro di Giacomo Balla di cui occupano rispettivamente il fronte e il retro della tela.

28 ottobre 1922. La Marcia su Roma apre l’era fascista. E qui di seguito una patetica balla di Giacomo Balla per commemorare il fausto e mitico – per lui naturalmente – evento storico.
Un passo indietro: nel 1913 Balla compone una grande tela intitolata Velocità astratta. Come tutti i pittori del tempo di area Futurista, considera decadente e borghese il linguaggio di tradizione figurale. La composizione sperimentale, come tante delle sue di quell’epoca, anticipa l’astrattismo europeo del secondo Novecento. L’opera appartiene alla Collezione Giovanni e Marella Agnelli, ed è esposta a Torino nell’omonima pinacoteca.

Torniamo ora alla data fatidica: sul retro capovolto della composizione il pittore dipinge – fra il 1932 e il 1935 – una grande raffigurazione realista, dal titolo appunto La Marcia su Roma che, secondo i dettami della Mistica Fascista, commemora i dieci anni della salita al potere di Mussolini. La balla di Balla – il gioco di parole è imperdonabile, ma mi diverte troppo – consiste in un’arbitraria e lampante impostura storica. La composizione prende infatti spunto da una fotografia scattata due giorni dopo l’evento, in un’altra manifestazione e in un luogo differente, dove Benito Mussolini è in primo piano tra i suoi camerati. È bene ricordare che il futuro Duce, in quel 28 ottobre, è in tutt’altre faccende affaccendato. Si trova a Cavallasca, nel Comasco, nella villa di Margherita Sarfatti, donna forte, colta e amante provvisoria, disposta ad accompagnarlo, se necessario, nella vicina Svizzera.

Giacomo Balla, Marcia su Roma
Giacomo Balla, Marcia su Roma

La paura di finire in galera con l’accusa di eversione contro lo Stato è del resto giustificata, se le cose a Roma si mettono male. Ma si sa che la fortuna arride agli audaci, e la sera stessa Mussolini parte in vagone letto alla volta della capitale. L’indomani mattina è in orario per rispettare l’invito ricevuto da re Vittorio Emanuele III, e per ricevere l’incarico di formare il Governo. Si presenta al Palazzo del Quirinale con la camicia nera, per recitare la parte del protagonista reduce dalla Marcia. Giacomo Balla, fascista della prima ora, anche se non violento, di certo è a digiuno di molti particolari. Tuttavia è presumibile che, dieci anni dopo, conservi in un angolo della memoria la sensazione di un vuoto incolmabile. Da riempire dunque con la mistica apparizione del Grande Assente in testa della Marcia.

Giacomo Balla è artista di genio, e bisogna riconoscere che non è particolarmente dedito alla cortigianeria per ricavarne un reddito di appartenenza. Firma in primis, nel 1910, il Manifesto del Movimento Futurista, promosso da Filippo Tommaso Marinetti, il quale presto individua nel Fascismo un programma culturale rivoluzionario portatore di Modernità. C’è quindi poco da sussultare per il curioso gioco delle parti tra la Velocità astratta e il suo retro figurativo. Si tratta, a mio avviso, di un’opposizione linguistica che sembra risolvere il cruccio delle costanti contraddizioni espressive dell’artista. Il quadro double face rappresenta in corpore l’omaggio del Futurismo al Duce, in nome della Modernità e del Progresso. Insomma una sacra icona, Lui alla testa dei suoi Guerrieri, in Marcia da dieci anni verso il Futuro.

Giacomo Balla, Velocità astratta. ® All Right Reserved / Pinacoteca Gianni e Marella Agnelli
Giacomo Balla, Velocità astratta. ® All Right Reserved / Pinacoteca Gianni e Marella Agnelli

È del tutto evidente che il modello di riferimento è una fotografia del 30 ottobre, un reportage a Villa Borghese. In didascalia si evince chiaramente che Mussolini è a una grande adunata delle camicie nere, attorniato da quadrumviri e gerarchi, De Bonis, De Vecchi, Balbo, Acerbo, De Stefani, Terruzzi, Bianchi, Marinetti. Copiata – magistralmente va detto – in chiave definibile oggi iperrealista, Balla si attiene strettamente all’identità e alle posture fotografiche dei protagonisti, affidandosi al suo notevole talento di meticoloso disegnatore, e anche nell’esecuzione cromatica appare impeccabile, alla maniera dei maestri antichi. Di Mussolini Balla ricalca lo sguardo truce, il portamento virile, le braccia sui fianchi, il petto in fuori, l’atteggiamento già Imperiale.

Il resto della storia lo conosciamo purtroppo bene.

Commenta con Facebook

leave a reply

*