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Pubblicato il: lun 28 Ott 2019
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L’importanza di ritrovare la bellezza. Trilogy in Two al Teatro Duse di Genova

Andrea Liberovici con Trilogy in Two ci fa capire quanto sia importante ritrovare la bellezza. A Genova al Teatro Duse fine al 30 ottobre.

Quando si va a vedere uno spettacolo di Andrea Liberovici bisogna indubbiamente arrivare preparati perchè questo artista eclettico nell’arco della sua carriera non ha mai proposto nulla di scontato nè di facile approccio per gusti semplici. Non lo faceva 20 anni fa figuriamoci adesso!

Liberovici, spirito libero e geniale, a soli 20 anni, aveva le idee ben chiare quando decise di approfondre sì i suoi studi di composizione, ma con una modalità del tutto particolare: attraverso il teatro: «L’approccio teatrale è un’ottima medicina per un compositore. – dicono le sue parole – Ti obbliga ad alzare lo sguardo dal tuo ombelico e a chiarirti cosa vuoi dire e a chi».

Liberovici

Liberovici

Beh, nell’ultima sua fatica Trilogy in Two, che ha debuttato in prima nazionale il 19 e 20 ottobre al Festival Aperto di Reggio Emilia, c’è tutto di lui del suo modo di concepire uno spettacolo e la forma d’arte in generale.

Trilogy in two è un’opera contemporanea intorno al tema della bellezza. Suddivisa in due atti è ispirata a tre figure: Faust simbolo dell’invenzione e dell’egoismo, Florence Nightingale, fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna ed esempio di solidarismo, Venezia sintesi di acqua e mosaici e contraltare di nuovi razzismi. A dominare la scena diretta da Liberovici sono Helga Davis (già protagonista dell’ultima edizione di Einstein on the beach di Robert Wilson e Philipp Glass) e lo Schallfeld Ensemble, realtà internazionale di musica contemporanea con sede a Graz.


In questo lavoro Liberovici denuncia come selfie e fish’n’chips imperanti soprattutto a Venezia, siano un segno del capitalismo selvaggio che sta distruggendo il nostro passato e il nostro immaginario. Trilogy in Two è quindi una riflessione su cosa nutra oggi il nostro immaginario. La prima parte dello spettacolo riprende personaggi e poetica del precedente, Faust’s Box in cui si ritrova Faust, figura goethiana assolutamente reinventata, e da qui comincia un viaggio che va a scavare sul concetto di bellezza. Certo ad oggi non esistono più dogmi su cosa sia bello o brutto, ciascuno di noi ha la propria idea di bellezza, ma sorge spontaneo in un uomo che non è più un ragazzo e la cui maturità, fisiologicamente, prende sempre più campo, interrogarsi e cercare di capire se il mondo di oggi cerchi o meno di nutrire l’immaginario della bellezza per costruire ponti, entrando in relazione con l’Altro oppure se (con selfie o meno) faccia semplicemente un ritratto di se stesso.

La denuncia del lavoro di Liberovici è chiara: le tecnologie ci trasformano in junk food della cultura e della bellezza. In questo percorso di analisi interiore costruito attraverso il suono, Liberovici ha pensato ad un soggetto, protagonista assoluto della sua performance e interpretato dalla splendida Helga Davis. E’ lei la viaggiatrice nell’inconscio che prima incalza le vesti di Faust e il suo demone per poi contrapporre il secondo mito, Florence Nightingale, la fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna, e che ci insegna come sia necessario prendeci cura dell’altro perchè solo così si può star bene con sè stessi e quindi essere felici. Nel secondo tempo la Davis ci condurrà in otto spazi sonori, otto stanze, in un gioco intrigante e catartico che alla fine, evocando un madrigale del cinquecento reinventato musicalmente e linguisticamente, porterà alla purificazione. Del resto solo chi tocca il fondo e sprofonda nel fango può risorgere e riscoprire la bellezza. “Proprio come Venezia che sorge nel fango, è nata nel fango ed è la bellezza…” come dice il regista compositore acustico-visuale.

Le musiche create da Liberovici, tra rock, pop, gospel ed elettronico, oltre agli strumenti tradizionali si avvalgono di tecnologie per l’elaborazione del suono, e sono ben eseguite dallo Schallfeld Ensemble, ensemble internazionale di musica contemporanea con sede a Graz, un gruppo di giovanissimi ragazzi compresa la direttrice di orchestra che ha solo 28 anni! Capaci di conquistare l’attenzione di critica e pubblico con il loro virtuosismo e raffinato uso degli strumenti.
Lo spettacolo è a Genova al Teatro Duse fine al 30 ottobre.

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Autore

- Nata a Genova, assieme agli studi classici intraprende quelli della danza. Dopo la Laurea in Giurisprudenza, nel 2001 consegue il diploma in” Regia teatrale” presso l’Accademia Naz. Di Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. É stata assistente alla regia di importanti registi teatrali tra cui Gabriele Lavia e Mario Missiroli. Iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, dal 2005 al 2013 ha lavorato per IL GIORNALE (critico di teatro e danza) e collaborato con le riviste SIPARIO, TUTTO DANZA. Dal 2014 al 2017 è stata redattore cultura/spettacolo LIGURIA NOTIZIE. Ha insegnato all’Università degli Studi di Genova – DAMS – Polo Imperia. Ha pubblicato due libri, INCONTRI davanti e dietro la quinte (Premio letterario “La mia storia 2014″) e “Stelle della danza sotto il cielo di Nervi” ed. Cordero, 2017. LA sua commedia “Un tavolo per quattro” ha vinto il 2° Premio Efesto Città di Catania Edizione 2016 – Sezione Teatro


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