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Pubblicato il: gio 19 Set 2019
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La tenacia del talento. Helene Sofia Schjerfbeck alla Royal Academy di Londra

Helene Schjerfbeck, Girl from   Eydtkuhne II, 1927. Finnish National Gallery - Ateneum Art Museum. Photo   Hannu Aaltonen (particolare)

Helene Schjerfbeck, Girl from Eydtkuhne II, 1927. Finnish National Gallery – Ateneum Art Museum. Photo Hannu Aaltonen (particolare)

Una retrospettiva in 65 opere fra ritratti, paesaggi, nature morte, ripercorre l’evoluzione della carriera dell’artista, dal naturalismo d’ispirazione francese fino all’evoluzione in senso astrattista della maturità

Londra. Con Edvard Munch, Vilhelm Hammershoi e Anders Zorn, la finlandese Helene Sofia Schjerfbeck (1862 – 1946) ha ricoperto un ruolo importante nello sviluppo dell’arte scandinava moderna, e appartiene quella scena pittorica femminile che ebbe in Europa importanti esponenti, ma che per varie ragioni è stata a lungo dimenticata, e soltanto negli ultimi anni sta conoscendo la dovuta valorizzazione, grazie a numerose retrospettive come questa che hanno riportato all’attenzione del pubblico anche artiste come Paula Rego, Lotte Laserstein, Dorothea Tanning. Il talento non è dato soltanto dall’abilità tecnica, ma anche dal saper rinnovare il proprio percorso artistico sulla scorta delle naturali evoluzioni degli stili e delle istanze. Partendo dal naturalismo figurativo di fine Ottocento, Schjerfbeck ha saputo spingersi fino al Simbolismo della Secessione e all’Espressionismo Astratto degli anni Trenta, dimostrando attenzione e sensibilità ai cambiamenti cui andava incontro l’Europa della sua epoca.

Helene Schjerfbeck, My Mother, 1909. Private collection. Photo Finnish National Gallery-Yehia Eweis

Helene Schjerfbeck, My Mother, 1909. Private collection. Photo Finnish National Gallery-Yehia Eweis

Quello che sulle prime sembrò un fatale condizionamento alla sua vita, si rivelò per ironia della sorte un svolta importante: ad appena tre anni si fratturò un’anca cadendo da una scala, e le errate cure ortopediche cui fu sottoposta la costrinsero a zoppicare per il resto della sua esistenza, impedendole di frequentare la scuola. Per alleviare il suo stato d’animo amareggiato, il padre le impartì amatoriali lezioni di disegno, nel corso delle quali la giovanissima Helene dimostrò notevoli attitudini per l’arte. Tuttavia il patrimonio familiare (il padre era un impiegato) non consentiva troppi investimenti nel futuro dei figli, e le poche risorse furono destinate agli studi d’architettura del fratello maggiore Magnus. Un atteggiamento che rispecchia la mentalità patriarcale dell’epoca, che non riconosceva alle donne le pari opportunità. Ma grazie alla sensibilità dei docenti della Società Artistica Finlandese, affiliata all’Università di Helsinki, poté frequentarne i corsi a titolo gratuito ed esserne la più giovane allieva di sempre. Sotto la guida del direttore Adolf von Becker apprese lo stile del naturalismo francese, che era all’epoca il riferimento estetico principale, e grazie a una serie di finanziamenti scolastici e statali poté compiere viaggi d’istruzione in Germania, Inghilterra, Italia, Francia, dedicandosi essenzialmente alla pittura di paesaggio. All’epoca, la Bretagna e la Cornovaglia in particolare attraevano numerosi artisti dall’Europa e dagli Stati Uniti, affascinati dai paesaggi marini e dalle condizioni di luce che permettevano di sperimentare al meglio il lavoro en plein air, appena lanciato dagli Impressionisti. Fra Pont Aven e St. Ives, a contatto con quell’ambiente internazionale affinò ulteriormente il suo stile; pur ispirata al naturalismo, la sua pittura non fu mai accademica né statica, ma sempre vibrante di emozioni intrise di psicologica inquietudine.

Helene Schjerfbeck, Shadow on the Wall (Breton Landscape), 1883. Niemistö Collection. Photo Finnish National Gallery - HannuAaltonen

Helene Schjerfbeck, Shadow on the Wall (Breton Landscape), 1883. Niemistö Collection. Photo Finnish National Gallery – HannuAaltonen

I suoi modelli di riferimento per la pittura di paesaggio furono Cézanne e Corot, ovvero i più sperimentali dell’epoca, il primo con la geometria, il secondo con i giochi di luce; e ciò dimostra l’attenzione di Schjerfbeck per la pittura moderna, la sua determinazione ad allontanarsi dall’accademismo e produrre una pittura vibrante, capace di rispondere alle sollecitazioni dell’epoca. A titolo di esempio, Ombra sulla roccia ricorda per atmosfera La casa dell’impiccato, due scene deserte nelle quali però si avverte costante la presenza dell’individuo; ciò dà la misura della prospettiva europea della pittura di Schjerfbeck, che vi infondeva anche un certo afflato letterario, che, nella ritrattistica, riecheggia il clima angoscioso di Ibsen, Musil, Mann. Quest’ultima tendenza la si osserva a partire dagli anni Dieci, con il progressivo distacco dal naturalismo in favore di un avvicinamento alle tensioni psicologiche ed emotive tipiche della Secessione viennese e tedesca; la donna è il suo soggetto di riferimento, ne racconta le angosce e lo stato d’animo nella difficile Europa d’anteguerra. In questo genere di pittura, Schjerfbeck era passata, nell’arco di appena venti anni, fra il 1890 e il 1910, dalle atmosfere neorococò di Watteau al misticismo psicologico e drammatico di El Greco e Velazquez.

Helene Schjerfbeck, Still Life with Blackening Apples, 1944. Didrichsen Art Museum. Photo Jussi Pakkala

Helene Schjerfbeck, Still Life with Blackening Apples, 1944. Didrichsen Art Museum. Photo Jussi Pakkala

Nella conservatrice Finlandia non molti erano in grado di capire e apprezzare quella pittura emotiva e “brutale”, e per questa ragione Schjerfbeck fu costretta ad accettare un impiego come docente presso la Società Artistica Finlandese, che comunque le permetteva di mantenere il suo ruolo artistico in un ambito professionale. Lo abbandonò per problemi di salute nel 1902, quando con la madre si ritirò nella cittadina di Hyvinkää, da dove comunque continuò ad avere rapporti epistolari con intellettuali e artisti, che spesso anche ospitava a casa, e continuò anche a prendere parte alle mostre d’arte in Finlandia e all’estero.

Helene Schjerfbeck, The Convalescent, 1888. Finnish National Gallery - Ateneum Art Museum. Photo Yehia Eweis

Helene Schjerfbeck, The Convalescent, 1888. Finnish National Gallery – Ateneum Art Museum. Photo Yehia Eweis

Artista poliedrica e sempre feconda di nuove soluzioni estetiche, si aprì alle avanguardie astratte e all’Espressionismo di matrice tedesca negli anni della Grande Guerra, interpretando il sentire di un’Europa in cerca di una nuova identità, anche se visse appartata dal turbine delle vicende storiche. Con l’avvento della Seconda Guerra Mondiale preferì lasciare Hyvinkää e trasferirsi in Svezia, nella cittadina di Saltsjöbaden, dove visse in quasi totale isolamento e dove scomparve il 23 gennaio del 1946. Dagli anni Venti aveva impressa una nuova direzione alla sua pittura, convergendo verso l’Espressionismo e l’Astrattismo, sempre mantenendo quella tensione creativa che costituiva la vera anima delle sue tele. Di particolare interesse, la serie degli autoritratti, che Schjerfbeck realizzò in vari periodi della sua vita, allo scopo di documentare i cambiamenti che lo scorrere del tempo imprimeva sul suo volto, e in questo senso utilizzare queste modifiche naturali come un linguaggio artistico di per sé, studiandone le potenzialità espressive.

Helene Schjerfbeck, The Family Heirloom, 1915-16. Keirkner Fine Arts Collection. Finnish National Gallery - Ateneum Art Museum. Photo Yehia Eweis

Helene Schjerfbeck, The Family Heirloom, 1915-16. Keirkner Fine Arts Collection. Finnish National Gallery – Ateneum Art Museum. Photo Yehia Eweis

Artista poco nota nell’Europa contemporanea, con la mostra londinese conosce una meritata riscoperta.

www.royalacademy.org.uk

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Autore

- Laureato in Studi Internazionali, è saggista di storia militare, critico d’arte, di teatro e di jazz per alcune riviste di settore. Svolge anche attività di curatore indipendente


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