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Pubblicato il: sab 17 Ago 2019
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La collezione della Magna Grecia torna alla luce nell’ala ovest del Mann

Collezione Magna Grecia, Museo Archeologico di Napoli

Collezione Magna Grecia, Museo Archeologico di Napoli

Il Mann di Napoli riapre il suo percorso nell’antica Grecia attraverso 400 reperti provenienti dai più importanti scavi ellenistici.

Sepolte dal tempo erano le vestigia di un melting pot che fu la culla della nostra civiltà: le popolazioni della Magna Grecia. Oggi, dopo anni di attesa, si può letteralmente “camminare nella storia”, dichiara il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli Paolo Giulierini, attraversando le quattordici sale dell’area occidentale del primo piano del Mann.

Circa 400 reperti fanno luce sulle dinamiche di incontro e scambio che governavano i contatti tra le comunità radicate nel sud della penisola Italica con i Greci. La complessa coesistenza ha generato caleidoscopici assetti che hanno contribuito alla particolareggiata fisionomia della Magna Grecia.

Il viaggio nel tempo ha inizio con un abbigliamento consono alla conservazione dei pavimenti che custodiscono le impronte di romane vicende consumate per lo più nelle ville dell’otium: copri calzature sono forniti per passeggiare su mosaici in opus tessellatus e sectile, databili tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., testimonianza delle prime ricerche archeologiche di epoca borbonica in Italia meridionale. I pavimenti con motivi geometrici ornavano le ville di Ercolano, Pompei e Capri. Quello in opus sectile, proveniente dal belvedere della villa dei Papiri di Ercolano, rivenuto nel 1751, con un gioco di illusionismo prospettico sembra partecipare al movimento rotatorio delle lastre a parete provenienti dalla tomba delle danzatrici di Ruvo.

Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

La visita alla collezione Magna Grecia appare infatti subito come una immersione totale in un unicum tra cielo e terra, tra reperti di ogni genere, dal funerario al conviviale, e il suolo mosaicato. Il percorso procede per ordine cronologico, sottolineando le tappe della colonizzazione dall’ VIII secolo a. C. fino alla conquista romana in Italia Meridionale. La prima sosta è tra i corredi funebri rinvenuti tra Pithekoussai (Ischia) e Cuma per poi approfondire i temi dell’architettura sacra a partire dalle celeberrime Tavole di Eraclea, fondamentali sia perché il 1732, anno del ritrovamento ha segnato l’incipit della riscoperta della Magna Grecia come patrimonio dal valore intellettuale inestimabile, sia perché l’iscrizione comunica di lavori legati al riordino di terreni religiosi rendendo nota, dunque, l’essenzialità della componente sacrale nella costruzione delle strutture urbane.

Non di meno il tema della commensalità, con il ricco corredo presente sulle tavole, trasmette la dimensione sociale del banchetto in grado di gerarchizzare la comunità come ben presto sarebbe accaduto a partire dal V secolo a.C. quando furono le popolazioni italiche a impugnare lo scettro del potere nelle maggiori città. Lo status symbol era reso noto, ad esempio, da mascheroni apuli rivenuti dall’ipogeo del Vaso di Dario di Canosa, o da svariate oreficerie in mostra, testimoni anche della moda dell’epoca. L’itinerario trova epilogo nell’entroterra campano, zona nevralgica per connessioni al livello morfologico, da cui proviene uno degli highlights della mostra: il vaso Hydria Vivenzio, uno dei reperti più acclamati dal mondo antico per la straordinaria koinè tra armonia delle forme e violenza dei dettagli della presa di Troia.

Sotto la direzione scientifica di Marialucia Giacco, e in un omaggio al professore Enzo Lippolis, il Mann risplende di quella imperitura luminescenza dei nostri avi, che dopo secoli, ancora abbaglia.

Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

 

Collezione Magna Grecia, Museo Archeologico di Napoli

Collezione Magna Grecia, Museo Archeologico di Napoli

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