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Pubblicato il: sab 27 Lug 2019
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To the moon and back. Le buste lunari sul mercato del collezionismo filatelico

La busta, l’unica, timbrata sulla via del ritorno, dopo l’impresa lunare.

La busta, l’unica, timbrata sulla via del ritorno, dopo l’impresa lunare.

Ha lasciato stupefatti il giallo, rivelato dal New York Times e ripreso dalla stampa mondiale, sulla morte di Neil Armstrong, il primo uomo che a luglio di mezzo secolo “stampò” l’orma del proprio piede sulla Luna, avvenuta il 25 agosto 2012. All’età di 82 anni e per colpa di un caso di malsanità avvenuto al Mercy Health Fairfield Hospital. Fatale, sembra, fu un errore degli infermieri. La clinica “sanò” con sei milioni di dollari il silenzio dei congiunti.

A trarre dei benefici, una sorta di assicurazione sulla vita Neil Armstrong aveva provveduto ancora prima che il razzo Saturn V si alzasse in volo dal Kennedy Space Center, il 16 luglio 1969 puntando sulla Luna. Nei bagagli personali dei tre astronauti dell’Apollo 11 venne incluso un carico ufficiale di buste, si parla di 214 esemplari così partiti 47 Armstrong, 104 Edwin Buzz Aldrin e 63 Michael Collins. A questo corriere postale se ne aggiunse uno, diciamo così, “personale”. Dalla cui vendita Armstrong e i restanti due astronauti contavano di trarne benefici personali. Come è avvenuto. Quante siano queste buste non si sa. Per resto tutto è identico: francobollo d’uso corrente Casa bianca e bandiera a stelle e strisce da 6c, annullo meccanico Webster in data 11 agosto 1969, la scritta a mano “Carried to the Moon aboard Apollo 11 (portati sulla Luna a bordo dell’Apollo 11) e il timbro su tre righe con la scritta: “DELAYED BY QUARANTAINE AND LUNAR RECEIVING LABORATORY M.S.C.-HOUSTON, TEXAS”, che testimonia essere stata la busta lunare, come tutto il restante materiale e gli stessi astronauti, sottoposta a quarantena in un laboratorio di Houston per cancellare eventuali “contaminazioni” lunari. L’unica differenza visiva dei due tipi di buste lunari è affidata all’immagine stampata nella nell’area di sinistra: un paesaggio lunare policromo quella ufficiale; il modulo lunare e il volti dei tre astronauti impressi in blu quella privata.

Una delle buste ufficiali che hanno visto la Luna, firmate dai tre astronauti.

Una delle buste ufficiali che hanno visto la Luna, firmate dai tre astronauti.

Sul mercato del collezionismo filatelico e in quello dei reperti lunari le due buste sono trattate a prezzi nettamente diversi. Per quella ufficiale si parla anche di 50.000 euro, mentre quella “di assicurazione sulla vita” si può avere per molto meno. All’incanto Heinrich Köhler dell’ 1 giugno una delle buste lunari private è riuscita a totalizzare 18.000 euro. Più 10.000 euro sulla stima.

Per il primo volo umano sulla Luna le Poste degli Stati Uniti, d’intesa con la Nasa, fecero davvero le cose in grande. Per prima cosa si assicurarono che il timbro destinato alla busta da timbrare su Selene funzionasse a dovere anche in assenza di gravità. Centocinqunta buste vennero così timbrate, in un ambiente che simulava quello lunare, con l’annullo “Moon Landing”, successivamente consegnato ad Armostrong, nel kit del postino postale. Meglio di Direttore generale della Luna per decisione del quartier generale delle Poste a stelle e strisce.

Una delle buste “assicurazione sulla vita” che gli astronauti portarono privatamente sulla navicella vendendole  poi a titolo personale.

Una delle buste “assicurazione sulla vita” che gli astronauti portarono privatamente sulla navicella vendendole poi a titolo personale.

Sulla Luna i due astronauti furono talmente impegnati da trascurare l’operazione postale, effettuata sulla via del ritorno. La busta lunare, affrancata con la prova del francobollo celebrativo della straordinaria impresa, poi uscito il 9 settembre, venne infatti bollata il 22 luglio: “il primo momento che ci si presentò per compiere l’operazione”, assicurò Michael Collins. La busta – l’unica esistente – è di proprietà del Governo statunitense.

Private o ufficiali le buste lunari si inseriscono nell’affollato filone di reperti postali generati da imprese aviatorie in parte finanziate, o così quantomeno si sperava, proprio dalla vendita di appositi e costosi francobolli. Come nel caso della Crociera del Decennale che nel 1933 portò Italo Balbo in America, sottolineata da qualcosa come 40 francobolli: 20 con tariffa europea, altrettanti con tariffa americana. Tariffe molto elevate, fissate e rimaste in vigore solo per l’impresa aviatoria.

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