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Pubblicato il: gio 11 Lug 2019
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Le bombe nelle rovine: il lato inesplorato di Pompei

Parco Archeologico di Pompei

Parco Archeologico di Pompei

Tra i resti di ville romane e storici mosaici, nel Parco Archeologico di Pompei potrebbe riposare anche qualche ordigno inesploso.

Se in guerra non c’è pietà per le vite umane, non possiamo allora aspettarci un trattamento particolare per i beni culturali. Nemmeno il Parco Archeologico di Pompei è stato risparmiato dagli attacchi degli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. Più di 400 metri quadrati che le fonti, poi rivelatesi false, avevano indicato come rifugio di parte dell’esercito tedesco. Era il 1943 quando gli aerei militari rovesciarono 165 bombe, in 9 diversi raid, sui resti dell’antica città. Non solo Pompei rimase gravemente danneggiata, ma si è ritrovata in eredità una serie di ordigni inesplosi ancora celati tra le rovine del sito.

Così durante gli ininterrotti scavi che ancora, dopo 2.000 dall’eruzione del Vesuvio che ha ricoperto la città di cenere, permettono di riscoprire meraviglie sepolte, bisogna prestare attenzione a non incappare in una di queste armi potenzialmente pericolose.

Molti ordigni esplosivi dopo la guerra sono stati rimossi dai siti di tutto il paese, ma migliaia di vecchie bombe vengono ancora disinnescate ogni anno. A Pompei 96 bombe sono già state localizzate e disattivate, mentre il resto degli esplosivi si trova in un’area che non è stata ancora scavata. Le stime hanno calcolato che almeno 10 ordigni dovrebbero ancora trovarsi nel sito. L’inchiesta, intrapresa da Il Fatto Quotidiano, sottolinea come alla bonifica completa del luogo manchi ancora metà della superficie complessiva.

Risvolto particolare e anche affascinante, che secondo gli esperti non rappresenta un pericolo per i visitatori. Per questo tra le migliaia di meraviglie già scoperte e altre ancora da scoprire, non è impossibile imbattersi, magari in un’antica villa romana, circondata da splendidi mosaici, in un’inesplosa bomba silente. Forse un simbolo che riporta ad un periodo buio del nostro paese ma che, anche se in modo idiosincratico e stridente, aggiunge un inaspettato carico storico ad un luogo già denso di ricordi.

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