meeting art istituzionale
Pubblicato il: gio 11 Lug 2019
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Il digitale sta cambiando tutto, anche l’arte. E non è un tuo nemico, se impari a governarlo

Il digitale sta cambiando tutto, anche l'arte

432.500 dollari. Partendo da una stima di 7-10 mila dollari. È quanto è stato speso lo scorso ottobre da Christie’s per la prima opera eseguita da un’intelligenza artificiale.

Il lavoro è stato progettato da un trio francese che si chiama “Obvious” (uno studente di intelligenza artificiale e due laureati in finanza), che ha archiviato in un algoritmo oltre 15.000 dipinti realizzati tra il XIV e il XX secolo.
In poche parole, l’algoritmo ha creato, partendo dal database, l’opera. Una sintesi matematicamente perfetta di tutto il suo archivio. Una spremuta di tutti i dipinti che il software ha potuto mangiare.
Una provocazione? Un’opera a tutti gli effetti? Un buon investimento?
Una cosa è certa, il futuro passa da qui.
Lo riconosce nel suo ultimo Amarcord anche Giancarlo Politi, editore e Direttore di Flashart.

Portrait of Edmond Belamy, 2018, creato dall'algoritmo GAN (Generative Adversarial Network). Venduto per $432,500 il 25 Ottobre 2018 presso Christie’s New York. Immagine © Obvious.

Portrait of Edmond Belamy, 2018, creato dall’algoritmo GAN (Generative Adversarial Network). Venduto per $432,500 il 25 Ottobre 2018 presso Christie’s New York. Immagine © Obvious.

Il tema di come il digitale stia modificando le nostre vite e di come lo farà in maniera sempre più pervasiva è centrale e attualissimo, anche nell’arte.
A dirla tutta l’arte ci è arrivata un po’ in ritardo, ma è inevitabile, ne verrà contaminata come tuti gli altri settori.

Penso alla musica, di cui il digitale prima ha cambiato il mercato (ricordate Napster? La causa milionaria con cui i Metallica nei primi 2000 volevano tutelare le loro edizioni discografiche? Esatto…) e poi ha definitivamente modificato anche la modalità compositiva stessa.
Personalmente passo tutti i venerdì sera con il mio gruppo a suonare in una saletta che tanto ricorda quelle dei gruppi anni ’70, ma ho completa consapevolezza del fatto che il 90% dei brani che oggi vengono composti, fruiti e venduti, non passa più dallo strumento suonato ma dal digitale.

E questo succederà anche nell’arte. Chi prima lo comprende si salverà e ne farà un prezioso alleato.

Pensiamo alle tante start up che si stanno facendo strada sul mercato: SAVE THE ARTISTIC HERITAGE, che attraverso edizioni certificate e incopiabili dei capolavori del nostro patrimonio sostiene i musei italiani, oppure ART SHELL, che aiuta con il suo cloud le gallerie e le fondazioni nell’archiviazione digitale delle collezioni, ART RIGHTS, che attraverso la Blockchain vuole creare un database universale e condiviso delle opere in circolazione, oppure ancora le tante piattaforme di e-commerce come KOONES o la più celebre ARTSY.

E infine, lo sapevate che Gagosian ha appena assunto uno dei fondatori di ARTSY per lo sviluppo digitale delle sue gallerie?

Ne parleremo ancora qui al Motel, ma una cosa è certa: il digitale fa già parte di voi ben più di quanto ne siete consapevoli.
Fatevelo amico il prima possibile.

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Autore

- Giornalista professionista specializzato in arte e mercato. Ha una laurea in Filosofia della Scienza, un bimbo di un anno che si chiama Filippo e una Gibson Les Paul con cui suona nei New Martini tutti i venerdì sera, sui Navigli. Scrive regolarmente per MilanoFinanza, GQ, MarieClaire Maison, Patrimoni, Private, Gentleman e recentemente ha aperto un Motel in cui ospita e intervista i personaggi dell'arte, proprio qui su ArtsLife. Tifa Milan, moderatamente visti i tempi.


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Displaying 1 Comments
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  1. Vanni Cuoghi ha detto:

    Questo tuo articolo fa riflettere. Alla fine che cos’è un’ idea se non la somma di altre idee che l’hanno preceduta?

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