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Pubblicato il: mer 10 Lug 2019
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Tutto l’umano che c’è: una mostra a Imola racconta il corpo umano

Michelangelo Galliani

Michelangelo Galliani

Fino al 25 luglio la Galleria Il Pomo da DaMo di Imola propone Corpora, l’esposizione interamente dedicata al corpo umano.

Ancora per due settimane la mostra collettiva Corpora abiterà gli spazi della Galleria Il Pomo da DaMo, Imola. La curatrice Angela Madesani ha raccolto i lavori di quattordici artisti che indagano il tema del corpo. È possibile enucleare alcuni momenti di riflessione dei diversi artisti, attraverso l’ampio tema del corpo, quali un richiamo alla classicità, alla storia dell’arte con artisti che si esprimono, soprattutto, attraverso la scultura e la pittura quali Luca Pignatelli, Andrea Liberni, Michelangelo Galliani. Un altro tema portante è la narrazione, la storia con un collegamento di matrice mnemonica, così nei lavori in mostra di Silvia Bigi, J & Peg, Fiorenzo Rosso, Samantha Stella, Silvia Camporesi, Davide Bramante. Di matrice performativa nel senso ampio del termine sono le ricerche di Stefano Scheda, Marilisa Cosello, Silvia Celeste Calcagno. Il lavoro di Tullio Brunone sin dai suoi esordi indaga le peculiarità del mezzo e il senso dello stesso nella nostra società. I lavori di Beatrice Pasquali, infine, non sono collocabili in un preciso territorio quanto in un ambito che si pone a cavallo tra l’arte figurativa, la letteratura e la storia dell’arte.

Se il tempo è il soggetto della ricerca di Luca Pignatelli, Michelangelo Galliani esplora il contrasto tra la fissità onerosa della pietra e la vita che essa trasmette. Andrea Liberni esplora attraverso le porcellana la dimensione esistenziale delle sue figure contenute in bocce di vetro; J & Peg modellano due corpi maschili d’argilla, i quali fuoriescono da due grandi uova. Florenzo Rosso sfrutta Robinson Crusoe per esaltare la riflessione sulla solitudine umana, mentre Silvia Bigi racconta l’antico codice delle consuetudine balcaniche. Silvia Camporesi e Davide Bramante propongono i loro scatti “impostati”: la prima inserendo i corpi umani in luoghi asettici, il secondo sorprendendo i soggetti all’interno di sale cinematografiche. Di sapore cinematografico, anche senza essere tale, è il lavoro di Samantha Stella, God Loves You realizzato in America a Los Angeles nella casa di una cantante rock. Anche Stefano Scheda ritrae immagini fotografiche di set in cui il tempo è sospeso, dove i luoghi sono difficilmente riconoscibili e definibili.

Esercizi Obbligatori (2016-2018) è il titolo del lavoro di Marilisa Cosello, che è al tempo stesso fotografico, performativo, editoriale. Silvia Celeste Calcagno è invece la protagonista, come spesso accade nella sua ricerca, dell’installazione qui in mostra, Eye Verbal Motor (2019), composta da nove pezzi. La serie dei lavori del 2007 di Tullio Brunone, intitolati Celine, dal nome della ragazza, sono una riflessione sul tema dello specchio, sul vedersi, sul non vedersi. L’immagine conclusiva è un atto panico che rinchiude in sé paura, timore e fragilità. Nei recenti lavori di Beatrice Pasquali, il corpo è una presenza assente. Si intitolano Necessaire, con un termine che rimanda a quel mondo, ormai definitivamente tramontato, in cui taluni oggetti avevano un nome solo francese.

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