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Pubblicato il: mer 26 Giu 2019
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Caravaggio thriller. Annullata in Francia l’asta della presunta Giuditta e Oloferne trovata in soffitta

Un particolare della Giuditta che decapita Oloferne, l’opera attribuita a Caravaggio a Tolosa

Un particolare della Giuditta che decapita Oloferne, l’opera attribuita a Caravaggio a Tolosa

La casa d’aste Labarbe Auctions informa di aver annullato l’asta, dopo aver ricevuto un’offerta per una vendita privata della Giuditta e Oloferne accettata dai proprietari dell’opera

A mistero si aggiunge mistero. Ulteriormente offuscato dalla speciosità degli ultimi dettagli di un’operazione che è sembrata strana fin dagli inizi. Sul piano generale se ne è parlato molto, anche qui su ArtsLife: nel 2014 una famiglia di Tolosa scopre casualmente un quadro nella soffitta di casa, che fin da subito per i tratti, i personaggi e il trattamento della luce richiama uno stile caravaggesco. Dopo averla analizzata, l’esperto parigino Eric Turquin attribuisce la Giuditta che decapita Oloferne al Merisi, come seconda versione di uno dei capolavori di Caravaggio con lo stesso titolo, di proprietà della Galleria Nazionale d’Arte Antica a Roma. Ovvio e inevitabile l’avvio della corsa alle prese di posizione, come scrivevamo nel marzo scorso, con la studiosa Mina Gregori decisamente scettica sull’autenticità, affiancata da Tomaso Montanari, che riscontra una mediocrità compositiva che non corrisponde al linguaggio di Merisi. Più possibilisti, ma sempre cauti, studiosi come Philippe Daverio e Nicola Spinosa.

Giuditta che decapita Oloferne, l’opera attribuita a Caravaggio, Tolosa

Giuditta che decapita Oloferne, l’opera attribuita a Caravaggio, Tolosa

Poi la notizia che il dipinto arriva sul mercato: il mercante francese Marc Labarbe annuncia che sarà battuto all’asta come Caravaggio il 27 giugno nella sua omonima casa d’aste di Tolosa, con una stratosferica stima di 150 milioni di euro. Ora il nuovo colpo di scena: Labarbe Auctions informa di aver annullato l’asta, dopo aver ricevuto un’offerta per una vendita privata accettata dai proprietari dell’opera. Ma qui le informazioni si fanno fumose: l’acquirente sarebbe un collezionista privato in contatto con un grande museo che in futuro esporrà il dipinto, secondo quanto riportato da La Tribune de l’Art. Non vi sembra di riscontrare qualche assonanza con le vicende del celebre Salvator Mundi di Leonardo? Anche lì attribuzione contestata, anche lì acquirente (più o meno) segreto, anche lì grande museo (il Louvre Abu Dahbi) che però non ha mai esposto l’opera?

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Autore

- Giornalista, scrittore, critico e curatore di mostre. È nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, da 25 anni lavora per riviste d’arte prima come redattore de Il Giornale dell’Arte, poi come caporedattore delle testate Exibart, poi Artribune, attualmente ArtsLife. Ha curato il volume “Rigando dritto”, raccolta di scritti dell’artista Piero Dorazio, pubblicato nell’aprile 2005 dall’editore Silvia Editrice di Milano. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra “Artsiders”, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Nel 2018 ha curato la mostra “De Prospectiva Pingendi. Nuovi scenari nella pittura italiana”, nelle due sedi di Palazzo del Popolo e Palazzo del Vignola, a Todi, e la mostra “Beverly Pepper tra Todi e il mondo” nel Palazzo del Popolo di Todi. Nel 2019 ha pubblicato il libro “Margherita Sarfatti. Più”, presso Manfredi Edizioni.


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