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Pubblicato il: gio 20 Giu 2019
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Absolutely Copenhagen. Il racconto della Audrey Hepburn delle città europee

Dansk Arkitektur Center. Courtesy dac.dk. Photo Rasmus Hjortshøj, COAST Studio

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Se Copenhagen fosse una donna, sarebbe Audrey Hepburn, con la sua bellezza frizzante e non troppo appariscente, giovanile e vivace, curiosa e aperta al mondo. Le vestigia del passato convivono in armonia con l’architettura contemporanea, a disegnare uno skyline gradevole e luminoso. Se ancora è possibile imbattersi in scorci e atmosfere come li dipingeva Vilhelm Hammershøi, al loro fianco si scopre una città moderna, europea, non caotica, e con ritmi a misura d’uomo che garantiscono un’alta qualità della vita, fra teatri d’avanguardia e musei non convenzionali, jazz e urbanistica sociale.

Copenhagen. Porta la firma di Rem Koolhaas, quello che può essere considerato il quartier generale dell’architettura danese: all’interno del BLOX si trova infatti il Dansk Arkitektur Center (Centro Danese per l’Architettura), organo strategico per la diffusione della cultura dell’ architettura, dell’edilizia e della pianificazione urbana. Uno strumento indispensabile per uno sviluppo al passo con i tempi, le nuove necessità degli abitanti e le nuove tecnologie. Inutile chiedersi perché le città del Nordeuropa sono meno caotiche di quelle italiane. Il Centro si apre periodicamente al pubblico con mostre, laboratori per bambini, dibattiti, visite guidate. L’edificio, inaugurato nel 2018, affaccia sul porto vecchio ed è un dinamico agglomerato di blocchi in vetrocemento affiancati e sovrapposti, e ospita anche uffici, ristoranti, sale espositive.

Den Sorte Diamant. Courtesy Det Kgl. Bibliotek

Den Sorte Diamant. Courtesy Det Kgl. Bibliotek

Un altro dei simboli della nuova Copenhagen è Den Sorte Diamant, (Diamante Nero), progettato da Schmidt Hammer Lassen nel 1999, e interamente rivestito di granito nero dello Zimbabwe. Affacciato sul lungomare, esposto al sole del Nord, con il passare delle ore del giorno e il variare delle condizioni di luce la sua facciata assume colorazioni differenti che avrebbero fatta la gioia di Monet. L’avveniristico edificio ospita la Biblioteca Reale – che vanta un patrimonio di 34 milioni di volumi -, il Museo Nazionale della Fotografia e il Museo Danese del Cartone Animato. La Biblioteca merita una visita anche per lo straordinario affresco di 210 metri quadrati che decora l’ingresso alle sale di lettura, realizzato dall’artista danese Per Kirkeby, utilizzando soltanto pigmenti organici.

Superkilen. Courtesy VisitCopenhagen. Photo Iwan_Baan

Oltre ai singoli edifici, Copenhagen vanta progetti urbanistici di ampi respiro: dopo il celebre Christiania degli anni Settanta, il Superkilen: progettato da Bjarke Ingels, in partenariato con il collettivo SUPERFLEX e lo studio paesaggistico tedesco Topotek1, è un grande parco urbano sorto nel 2012 per riqualificare un’area del quartiere centrale e multietnico di Nørrebro; occupa una superficie di tre ettari, e si sviluppa su tre punti focali: la grande piazza pedonale e ciclabile, ornata da maestosi alberi sparsi qua e là, è il cuore della vita sociale, una piacevole “macchia” di colore che funge da salotto a cielo aperto. L’altro polo, non meno vitale, è il mercato delle pulci, che occasionalmente offre anche cibo. Infine, il grande parco attrezzato con area barbecue e picnic, piste ciclabili e zona dog friendly. Il quartiere è abitato da ben 57 etnie, che significa altrettante culture, stili di vita e abitudini alimentari, e per far sì che ognuna di esse si sentisse, in un certo senso, a casa propria, le strade e la piazza sono disseminate di manufatti d’arredo urbano, ognuno legato a una specifica comunità: una fontana con la stella di David, le rastrelliere per le biciclette disegnate in Finlandia, altalene irachene, panchine brasiliane. Per la sua valenza artistica e sociale, nel 2013 il Superkilen è stato insignito dell’AIA Honor Award, nella categoria Regional & Urban Design, riconoscimento conferito dall’American Institute of Architects.

Husets Teater Photo Åsmund Sollihøgda

Husets Teater Photo Åsmund Sollihøgda

La scena teatrale cittadina guarda molto alla contemporaneità, intendendo il palcoscenico come uno specchio abbastanza fedele della società. Molteplici i punti di vista offerti: l’Husets Teater è particolarmente attento alla drammaturgia che affronta questioni sociali sia storicizzate sia di stretta attualità. Legato alla scena scandinava, invece, il Sort/Hvid Teatret che nel 2011 ha lasciato la sua veste di Casa del Teatro Francese per diventare un laboratorio di drammaturgia scandinava. Sperimentazione e teatro performativo sono invece di casa al Bådteatret, che ospita abitualmente riletture e adattamenti di autori classici, da Shakespeare a Omero, ma anche testi di autori scandinavi contemporanei. A prescindere dallo spettacolo in cartellone, merita comunque una visita: è infatti ospitato all’interno di un vecchio barcone ormeggiato sul canale di Nyhavn.

Jazzhus Montmartre. Courtesy Jazzhus Montmartre

Jazzhus Montmartre. Courtesy Jazzhus Montmartre

Da non mancare, anche per la raffinata architettura, la Konglige Teater Skuespillhuset (Scuola Reale di Teatro), sull’estremo lembo di Nyhavn, in prossimità del mare aperto, a poche centinaia di metri dalla Scuola della Marina Militare. Presenta in cartellone i lavori di drammaturghi e attori emergenti, alle prese con testi originali o di autori classici e contemporanei.

Infine, per gli amanti del genere, il raffinato Jazzhus Montmartre, fondato nel 1959 e tempio cittadino della “musica del diavolo”, che negli anni ha ospitato Dexter Gordon, Ben Webster, Stan Getz e Kenny Drew. Oggi è aperto ai grandi nomi, così come ai talenti emergenti di tutto il mondo.

*Dansk Arkitektur Center. Courtesy dac.dk. Photo Rasmus Hjortshøj, COAST Studio

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Autore

- Laureato in Studi Internazionali, è saggista di storia militare, critico d’arte, di teatro e di jazz per alcune riviste di settore. Svolge anche attività di curatore indipendente


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