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Pubblicato il: mar 04 Giu 2019
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Notti magiche: una mostra racconta l’esaltante crepuscolo dell’Italia anni ’90, a Torino

Massimo Bartolini, Senza titolo (Propaggine)

Massimo Bartolini, Senza titolo (Propaggine)

Le Notti magiche dell’Italia anni ’90 rivivono alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Dal 5 giugno al 29 settembre una selezione di opere di artisti italiani ci riporta all’atmosfera del decennio culminante e crepuscolare del secondo millennio.

A Torino gli anni ’90 tornano a battere negli spazi della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Un alto carico di nostalgia si solleva al pensiero delle Notti magiche che aprirono l’ultimo decennio del millennio, fase conclusiva di un’epoca che resiste nei nostri ricordi come un dolceamaro periodo di transizione. Snodo fondamentale tra il vecchio secolo e l’inizio degli anni zero, i ’90 sono stati anni di esaltazione e di crepuscolo, controversi nel riportare alla luce emozioni disparate.

Vanessa Beecroft, Untitled

Vanessa Beecroft, Untitled

Basta pensare al campionato mondiale di calcio che li ha aperti: i gol di Totò Schillaci, la nazionale italiana che sulle note di Un’estate italiana di Edoardo Bennato e Gianna Nannini arriva fino al terzo posto, tra sorpresa e rimpianti, e la Germania dell’Ovest che alza la coppa come ultimo amaro canto di una divisione che pochi mesi dopo (3 ottobre) cesserà definitivamente di esistere. Si apre qui un decennio che, tra alti e bassi, si chiuderà simbolicamente con il crollo delle Twin Towers.

Giuseppe Gabellone, Senza Titolo

Giuseppe Gabellone, Senza Titolo

Notti magiche propone allora una ricognizione dei temi e dei linguaggi dell’arte italiana anni ’90, così da ricostruirne l’atmosfera e riflettere sulle dinamiche che li muoveva. La mostra parla di vuoti e di pieni, di leggerezza e di peso, di spazi e di luoghi: quelli astratti, immaginati, ordinati e quelli disordinati dalla soggettività, dalle relazioni, dall’identità, come appare nelle varianti sul tema dell’identico nelle ragazze degli Untitled (1996) di Vanessa Beecroft o nelle figure emaciate della pittura di Margherita Manzelli. Tematica cardine nelle ricerche del decennio, la relazione tra identità-estraneità emerge nello schieramento delle squadre “bianco-nere” di Cesena 47-AC (1991) di Maurizio Cattelan e ai 100 Cinesi (1998) di Paola Pivi.

Maurizio Cattelan, Lullaby

Maurizio Cattelan, Lullaby

Le polarità strutturano la mostra. La griglia di velluti colorati di I feel mysterious today (1994) di Maurizio Vetrugno si intercala al groviglio delle montagne russe del Senza titolo (1999) di Giuseppe Gabellone; le vetrate delle fotografie di Delayed Space (After Terragni) (1997) di Luisa Lambri e i delicati disegni con cui Amedeo Martegani riflette sul modernismo in Mondrian Schutte (1991) si alternato ai panorami fittizi e vuoti del ciclo Not even background noises (1997) di Sarah Ciracì.

Tra le diverse specie di spazi, ci sono le tane e i nascondigli. La tenda da campeggio di Le mille e una notte (1995) di Mario Airò e la tenda di carta del Giardino di Monet (1989) di Stefano Arienti, si lasciano guardare e interpretare da fuori, captando una traccia di voci e di risa o inseguendo le evoluzioni di un ricamo traforato che cela un disegno invisibile. Ci sono infine i buchi e i crolli: l’abisso non misurabile del dipinto Senza titolo (1998) di Simone Berti, i sotterramenti di Massimo Bartolini nella serie delle Propaggini (1995), le macerie nascoste nel sacco da cantiere di Lullaby (1994) di Maurizio Cattelan, una cartolina dall’Italia colpita tra il 1992-1993 dagli attentati di Cosa Nostra.

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