meeting art istituzionale
Pubblicato il: sab 25 Mag 2019
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Il bello inverso. L’immaginario di latta, tralicci e argenti di Flavio Favelli a Venezia

Flavio Favelli Venezia (Foto Luca Zuccala ArtsLife)

Flavio Favelli Venezia (Foto Luca Zuccala ArtsLife)

FLAVIO FAVELLI IL BELLO INVERSO, a Ca’ Rezzonico Museo del Settecento Veneziano, dal 9 maggio al 15 settembre 2019. Intervento di 15 opere inedite.

Flavio Favelli dissemina di “bello inverso” le sale che ospitano l’epopea settecentesca veneziana, a Venezia. Il bello inverso, “cioè a rovescio, opposto”, racconta di “una bellezza pensata che è il mio immaginario, qualcosa che non è semplice da esporre in un luogo e in una città che è l’Arte per antonomasia”. E’ difficile esporre in luoghi così connotati: si cerca sempre il dialogo, si spera che l’artista di oggi, che per sua natura è considerato “leggero” rispetto all’arte del passato, renda un omaggio alla nostra Arte & Storia vista come una specie di ideale a cui guardare”.

Le pedane di legno che per mesi sono state calpestate dai passanti che hanno attraversato il ponte dell’Accademia, rivestito per un restauro terminato alla fine dello scorso anno, con i segni dell’usura da calpestio e delle vernici del lavoro. Una stella rossa di pubblicitaria memoria, i lightbox con i loghi e nomi (Generali, Lacoste, Coca-Cola) e i marchi cancellati dalla pittura, la reinterpretazione di una vecchia etichetta del famoso aperitivo veneziano Select che si fa stendardo. Grate di ferro in forma di traliccio, motivi mimetici di navi da guerra, specchi graffiati, mobili ricomposti e vassoi silver plated. Il denominatore comune di queste opere è la sovrapposizione di immagini, trame e materiali.

Flavio Favelli Venezia (Foto Luca Zuccala ArtsLife)

Flavio Favelli Venezia (Foto Luca Zuccala ArtsLife)

Flavio Favelli Venezia (Foto Luca Zuccala ArtsLife)

Flavio Favelli Venezia (Foto Luca Zuccala ArtsLife)

La forma è l’assemblaggio, la combinazione di forme e oggetti e significati, la composizione, il collage e infine la pittura. Il tema centrale è quello del segnoscritta-logo alterato e sofisticato per un’immagine differente che sposta e adultera il senso originale e porta a una nuova complessità formale e di concetto. E ancora costruzioni, tralicci, mobili e tabelle di latta, insegne, statue “astratte” e lightbox.

Flavio Favelli Venezia (Foto Luca Zuccala ArtsLife)

Flavio Favelli Venezia (Foto Luca Zuccala ArtsLife)

Flavio Favelli Venezia (Foto Luca Zuccala ArtsLife)

Flavio Favelli Venezia (Foto Luca Zuccala ArtsLife)

Come nota l’artista, nel Museo del Settecento Veneziano “non ci sono pareti da bucare”: l’intervento è perciò site-specific nel senso più pratico, con opere tridimensionali.

Flavio Favelli non guarda solo alla storia dell’arte. Nella sua opera entrano la storia del costume, degli oggetti d’uso, della comunicazione, e della pubblicità “che in Italia ha influenzato la nostra storia più di quanto pensiamo”.

Flavio Favelli Venezia (Foto Luca Zuccala ArtsLife)

Flavio Favelli Venezia (Foto Luca Zuccala ArtsLife)

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Autore

- Classe 78. Laureato in Scienze dei Beni Culturali all'Università degli Studi di Milano


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