meeting art istituzionale
Pubblicato il: ven 24 Mag 2019
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Elementum Aether. Alla Biennale di Venezia Giovanni Gaggia omaggia Beverly Pepper

Giovanni Gaggia, Elementum Aether, performance, 2019, Venezia, foto di Adrian Julinschi

Giovanni Gaggia, Elementum Aether, performance, 2019, Venezia, foto di Adrian Julinschi

Nell’ambito del progetto che vede il ritorno di Beverly Pepper a Venezia, la performance di Gaggia mette in dialogo il corpo con le grandi sculture Todi Columns

Il contesto è quello dell’opening della mostra Beverly Pepper. Art in the open, curata da Massimo Mattioli, evento collaterale della 58^ Biennale d’Arte di Venezia, che vede protagoniste le Todi Columns di Beverly Pepper, esposte in permanenza nello Spazio Thetis, e altre importanti opere della scultrice statunitense naturalizzata tuderte. Un progetto espositivo che si inserisce nel più ampio omaggio avviato qualche mese fa, “Beverly Pepper tra Todi e il mondo”. E una delle emozioni più forti colte tra queste “sculture”, cariatidi e dettagli di una costruzione ideale tesa verso l’infinito, è stata certamente la performance ideata per l’inaugurazione da Giovanni Gaggia con Leonardo Carletti, Elementum Aether.

Giovanni Gaggia, Elementum Aether, performance, 2019, Venezia, foto di Adrian Julinschi

È lo stesso artista a raccontarci la genesi di tale progetto:

Come è nato Elementhum Ather?
Elementhum Ather è nato ragionando su come il corpo si relaziona alla scultura, come va a riempire uno spazio generato da un elemento altro, un elemento esterno che va a collocarsi in uno spazio come quello creato dalle Todi Columns all’interno dello Spazio Thetis, come in una corte e come il pubblico si relaziona, fisicamente, a questo nuovo elemento e come, conseguentemente, cambia lo spazio. Se muta lo spazio, infatti, muta inevitabilmente la condizione dell’uomo stesso, quindi, il pubblico stesso. ‘Elemento’ e ‘Spazio’ sono stati il fulcro del ragionamento.

Come mai hai scelto di affidarti ad una performance sostanziata da una danza?
Quando decido di mettere in atto una performance meno intimista ma che prevede la presenza di un pubblico, dal 2015, mi rivolgo sempre alla danza. Ritengo che la danza sia l’arte performativa, oggi, più interessante, perché quello che colpisce profondamente di questo linguaggio è il controllo preciso del corpo, ove ogni muscolo ed ogni movimento è focalizzato alla comunicazione di un messaggio.

In che modo ti sei lasciato coinvolgere dalla speculazione filosofica che vede protagonisti gli elementi di natura e la forma nello spazio?
In questo specifico contesto ho deciso di lavorare su termine ‘elemento’, su quelli che conosciamo maggiormente, i quattro elementi: il fuoco, l’aria, l’acqua e la terra ma, ce n’è un quinto, l’elemento più importante perché non rappresentabile e definisce la parte più ‘alta e luminosa’ , è l’elemento etere da cui nasce il mio ragionamento. E, così, ho chiesto ‘aiuto’ a Platone ed ai platonici, portando 12 elementi in scena, 12 performers a formare un dodecaedro. Esso si compone di 20 vertici, tanti quanti sono i minuti che scandiscono l’azione.

Giovanni Gaggia, Elementum Aether,  performance, 2019, Venezia,   foto di Adrian Julinschi

Giovanni Gaggia, Elementum Aether, performance, 2019, Venezia, foto di Adrian Julinschi


Come hai immaginato il legame della performance con il lavoro di Beverly Pepper?

Il rapporto con Beverly Pepper arriva conseguentemente al ragionamento filosofico; Beverly Pepper è un Sagittario e nasce il 20 dicembre: 20 rintocchi, 20 vertici, 20 è il suo numero. Le Columns – nonostante Beverly Pepper dica che si tratti di ‘semplici colonne’ – inevitabilmente quando inserite – e qui ritorna lo ‘spazio’ – come quattro elementi all’interno di un luogo, questo, muta. Lo sguardo, tra esse, non è più uno sguardo che mira alla terra o guarda ai piedi ma deve per forza guardare all’alto e, guardando all’alto, si guarda verso il cielo e, guardando verso il cielo si guarda inevitabilmente verso la luce, e si va a costruire una retta tra la terra e il cielo, unendo questi due punti. Nel legame con Beverly Pepper ho immaginato una relazione visiva ma anche un legame che potesse, in qualche modo, riempire quello spazio così importante che è l’etere appena descritto e, se da una parte c’è la danza di Leonardo Carletti, dall’altra parte c’è il suono. Ho fatto costruire 24 elementi – e ritorna il concetto di ‘elemento’ – in cor-ten dalla stessa azienda che produce le opere di Beverly Pepper, per i 12 performers che hanno reso visibile la costruzione di questi dodici punti. Questi elementi sono andati a comporre i 20 rintorcchi per i 20 minuti, creando un suono, una vibrazione che ha avvolto tutta l’opera di Beverly Pepper e che si è dipanata nello spazio. Ciò ha reso possibile non tanto la visione ma lo stimolo dell’udito del pubblico. Queste vibrazioni hanno permesso al corpo di muoversi. Le vibrazioni e il suono hanno costruito il movimento del centro, impersonato da Carletti, al quale ho chiesto di studiare dei movimenti che guardassero al cielo, costituendo una sorta di freccia che mirasse alla parte più alta dello spazio, come guardano le Todi Columns e la mia intera ricerca tesa alla spiritualità della vita. Carletti ha indossato, inoltre, un abito progettato per tentare di ricordare il mercurio, metallo così importante che somiglia all’argento e che possiede una fluidità che rimanda al movimento. Il mio progetto che Beverly Pepper non ha potuto osservare a Venezia, le era precedentemente stato illustrato e speriamo che le giunga tutta la forza con cui è stato condiviso.

Giovanni Gaggia, Elementum Aether, performance, 2019, Venezia, foto di Adrian Julinschi

Giovanni Gaggia, Elementum Aether, performance, 2019, Venezia, foto di Adrian Julinschi

Ecco, dunque, che Elementum Ather così come descritto dall’ideatore è, oseremmo dire, un “connubio platonico” tra l’opera di Beverly Pepper e il pensiero di Giovanni Gaggia, nella fusione tra materia e percezione, nella più profonda relazione tra λόγος e τέχνη andate in scena nei giorni del preopening della Biennale di Venezia. A chi ha avuto il privilegio di assistere alla performance, restano due sensazioni; la prima, quella immediata, legata alla mise en scène di quei 20 minuti, dinanzi alla grandiosità delle Todi Columns, tra il pubblico incantato e silente, è stata catalizzata dalla forza inusitata ed altrimenti inenarrabile provata nell’ipnotica e sinestetica osservazione di quanto accadeva al centro delle sculture. Il suono generato dai 12 performers e il movimento ascensionale di uno straordinario Leonardo Carletti, ha avuto il potere di esercitare una attrazione e fascinazione che ha, ossimoricamente, tenuto anche i nostri corpi astanti, ben piantati in terra ma in una tensione continua verso l’etere, una tensione che è stata inconscia spinta ed emersione verso l’infinito di un cielo che, d’un tratto, non era più plumbeo. La sensazione di aver, in qualche modo, compartecipato non solo come meri osservatori alla performance ha mostrato, in un certo qual modo, l’energia generata dal progetto di Giovanni Gaggia che, oggi, a giorni di distanza, ancora riecheggia nel profondo dell’animo e che, nella dimensione mnemonica risale sino a determinare una nuova ed altrettanto forte potenza rigeneratrice, dalla malia catartica. Elementum Ather, d’improvviso, ha abbattuto qualsivoglia distanza geografica, temporale, spaziale originando una costruzione di nuovo significato per un dialogo tanto astratto quanto tangibile, secondo una lirica del corpo, del suono e della visione interiore.

Alla performance hanno collaborato gli artisti Cecilia Brima, Riccardo Capitani, Barbara Di Giuseppe, Catarina Golban, Aurora Guazzaroni, Valeria Gutierrez Sanchez, Yang Chan, Luna Hoei Cini, Rebecca Lamona, Marta Magini, Andrea Malagut, Giorgia Mascitti, Kerri Montemaggio, Giorgia Pacenti, Elisa Selli, Martina Venditti, Maria Chiara Zosi.

Azzurra Immediato

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Autore

- Azzurra Immediato, storica e critica d’arte, nasce a Benevento e vive a Bologna dove ha studiato Arte al DAMS e successivamente Storia dell’Arte Medievale e Moderna, presso l’Alma Mater Studiorum. Approda al contemporaneo dopo anni di lavoro nelle HR, collaborando con giovani riviste online, scrivendo di arte, design, teatro e cinema. Ha seguito e segue diversi artisti emergenti e non, da diversi anni coopera con alcune gallerie in veste di critico, in particolare nel lavoro di ideazione, scrittura e redazione di cataloghi e libri d’arte, curatela per mostre monografiche e collettive; lavora, inoltre, ad allestimenti e progetti artistici d’altra natura. La sua passione per la fotografia le permette di tendere verso la ricerca di nuovi linguaggi e negli ultimi anni, oltre alla propria affezione, ha curato e diretto alcune mostre in collaborazione con fotografi italiani e stranieri, in musei nazionali o festival, insieme con progetti di beneficenza e arte terapia dal patrocinio universitario. Assegna alla cultura un ruolo centrale nell’esistenza umana e alla curiosità per il mondo un valore da non dimenticare mai.


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