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Pubblicato il: gio 23 Mag 2019
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“Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Depistaggi e verità nascoste a 25 anni dalla morte”

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Depistaggi e verità nascoste a 25 anni dalla morte. Un gruppo di giornalisti ripercorre la vicenda raccontando alcune delle verità fino ad ora taciute sulla morte dell’inviata del Tg3 e il suo operatore.

Il 20 marzo 1994 a Mogadiscio Ilaria Alpi e Miran Hrovatin vengono freddati a colpi di kalashnikov. Sono da poco tornati al loro albergo, il Sahafi, hanno attraversato la green line, la linea verde che dal 1991 divide in due la città. Una parte è controllata da Ali Mahdi, l’altra dal generale Aidid. Raggiungono l’hotel Amana e ci rimangono solo pochi minuti. Appena ripartiti, alle ore 15:00, una macchina con a bordo un commando composto da uomini somali blocca il loro fuoristrada. Pochi secondi e scoppia l’inferno. Sopravvivranno solo l’autista e l’uomo di scorta a bordo del fuoristrada Toyota. Miran viene trovato morto ma Ilaria è ancora in vita. L’imprenditore italiano Giancarlo Marocchino e alcuni suoi uomini li portano al porto vecchio di Mogadiscio dove un medico militare tenterà di prestarle le prime cure, ma invano. È il punto di non ritorno, la verità non dovrà mai uscire fuori. Almeno fino ad oggi.

“Il lavoro di Ilaria e Miran in Somalia è stato come lanciare una pietra in un formicaio. È stata una minaccia concreta alla stabilità di un sistema in cui girava un mucchio di soldi: quelli degli sperperi miliardari della cooperazione allo sviluppo, quelli dei traffici di rifiuti e delle armi, quelli dei contratti petroliferi promessi dai signori della guerra ai loro burattinai per un dopoguerra che non è mai arrivato. Ma non solo la Somalia del 1994 non era la terra di nessuno. Era la terra di tutti. Di tutti i traffici internazionali che possiamo immaginare. Un territorio senza legge senza stato in un’area strategica per tutto il continente, come il Corno d’Africa: uno snodo centrale con il Medio Oriente e l’Oriente, legato dal Mar Rosso al Mediterraneo. Un’area in cui si era impiantato un sistema di equilibri tra interessi diversi inconfessabili, che ha avuto – e ha ancora- paura di essere esposto, decifrato, compreso”.

L’opera ripercorre le vicende antecedenti e successive all’esecuzione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin ponendo tutte le domande che ancora non trovano risposta e che dovrebbero suggerire di approfondire ulteriormente per evitare una vergognosa archiviazione.
Sparizioni, altre morti, ritrattazioni. Un castello di carte messo in piedi per costruire un capro espiatorio e incolpare un uomo innocente finito in carcere per 17 anni. Chi ha voluto mettere a tacere la vicenda e cosa sapeva davvero Ilaria? Quale la funzione di una commissione d’inchiesta, tagliata su misura e consulenti messi alla porta o finiti sotto indagine perché non controllabili.

“Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Depistaggi e verità nascoste a 25 anni dalla morte”, pubblicato da Round Robin, ripercorre la vicenda raccontando alcune delle verità fino ad ora taciute. Curato da Luigi Grimaildi (Le Iene) e Luciano Scalettari (Famiglia Cristiana), insieme ai contributi di Marco Birolini, Francesco Cavalli, Massimiliano Giannantoni, Mariangela Gritta Grainer, Alessandro Rocca, Roberto Scardova e Maurizio Torrealta.

Alla fine delle indagini di una delle pagine più sanguinose del giornalismo internazionale resta un quesito fondamentale che raccoglie tutti gli altri: chi sono i colpevoli e perché non sono stati mai cercati?

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Autore

- Laureata in Filologia moderna, eredita la passione per l'arte dalla madre. Giornalista pubblicista, al limite della grafomania, social addicted, vive a Milano dove collabora con varie testate. Twitter: @Luce8_


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