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Pubblicato il: mar 21 Mag 2019
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Takara – La notte che ho nuotato, una poesia fra le montagne del Giappone

Takara - La notte che ho nuotatoTakara – La notte che ho nuotato, una poesia fra le montagne del Giappone

Takara – La Notte Che Ho Nuotato (La nuit où j’ai nagé) dopo il suo passaggio nella sezione “Orizzonti” della 74° Mostra del Cinema di Venezia arriva in Italia (in sala dal 23 maggio con Tycoon), portando con sé un’inedita dose di poesia, grazie al punto di vista del protagonista – il piccolo Takara – e al paesaggio innevato della meravigliosa regione di Aomori, la più nevosa del Giappone, in cui il film è ambientato.

La pellicola nasce dalla comunione d’intenti dei registi Damien Manivel, bretone di Brest, e Kohei Igarashi di Okabe, il primo desideroso di filmare la neve e il secondo di lavorare coi bambini. L’idea del film così come lo incontriamo sullo schermo nasce dopo l’incontro dei due registi con il piccolo Takara Kogawa, la cui famiglia abita proprio nella regione di Aomori. Manivel e Igarashi, colpiti dall’imprevedibilità, dalla completa sincerità e dall’ombra di malinconia che sembra velare lo sguardo del piccolo, scelgono di costruire la pellicola su di lui, ottenendo così un racconto lirico, calligrafico sin dal titolo: La Notte Che Ho Nuotato.

Mentre fuori dalla finestra una tempesta di neve imperversa nella notte, fra le montagne di Aomori, a casa di Takara tutto sembra immerso nell’incantesimo del sonno domestico. Quasi tutto, perché qualcuno si sta preparando per andare a lavoro, concedendosi una sigaretta, nella piccola ma ordinata cucina di casa – che così, immersa nel buio e in contrasto con la tempesta esterna, non può che ricordarci la rassicurante visione di Banana Yoshimoto in Kitchen –, si tratta del papà che lavora al mercato del pesce e per questo è costretto a uscire quando fuori è buio e a ritornare per riposare quando i suoi figli sono ancora a scuola.Takara - La notte che ho nuotato Il rumore della macchina che si avvia sulla neve sveglia il piccolo Takara che inizia a girovagare vispo per la casa ancora immersa nel sonno. Dopo aver giocato, provato a svegliare la mamma e mangiato delle patatine, decide di fare un disegno con tutti i pesci che si trovano al mercato e che Takara ha visto grazie alla macchina fotografica compatta che il papà, un giorno, ha portato con sé a lavoro. È mattina e Takara casca dal sonno ma viene comunque spedito a scuola. Il piccolo ha però altri piani per la giornata e con i suoi occhietti vispi e il disegno fatto la notte precedente nella cartella si avvia verso la città per raggiungere il mercato del pesce e quindi il suo papà. Takara - La notte che ho nuotatoTakara – La Notte che Ho Nuotato è una sequenza di immagini meravigliose dove la parola è superflua, immagini che hanno il sapore, il lirismo e l’iconicità di un carattere kanji coniugato più volte per rappresentare e definire diversi stati d’animo.
I capitoli in cui è divisa la pellicola sono degli haiku, dove le immagini e i gesti evocano lo spettro vivido (come la luce riflessa dalla neve) delle emozioni di Takara: l’elemento naturale delle montagne, la neve, la tempesta, così come il rumore del treno, l’abbaiare degli shiba con cui il piccolo protagonista si ferma a giocare, le grandi pale usate per spazzare la neve dai tetti, il traffico, tutto concorre a raccontare senza l’uso della parola non solo il mondo di Takara ma quello della vita ordinata e operosa nella regione di Aomori.

Il film coniuga l’elemento naturale, possente e incessante della tempesta di neve con la brulicante attività dell’uomo, due moti, quello della natura e quello umano, che qui sembrano bilanciarsi con grazia, senza ferirsi o saccheggiarsi l’un l’altro. La camera di Manivel e Igarashi ingloba Takara nel paesaggio. Il bambino, mosso solo dalla sua vivace curiosità, diventa il tratto centrale di un racconto per immagini lieve, poetico e malinconico.

>> Takara – La Notte che Ho Nuotato, guarda il trailer

 

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Autore

- Dopo la laurea in Lettere moderne e la specializzazione in Sociologia della Letteratura alla facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, ha studiato il lavoro di Pier Vittorio Tondelli e collaborato con la manifestazione Roma Noir. Ha partecipato come lettore a due edizioni della trasmissione “Amici Libri” condotta da Aldo Busi e gestito la pagina dedicata alla Cultura Avant-Pop delle Guide di Super Eva (prodotte dal gruppo Dada). Scrive di cultura indipendente sul suo blog http://onlyrecensionitoplaywith.blogspot.it/ e per ArtsLife si occupa di cinema.


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