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Pubblicato il: mar 21 Mag 2019
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In camera da letto (al Motel) con Gian Paolo Serino

Segreti, consigli di lettura e confessioni di Gian Paolo Serino, lo scrittore folle di Brera

Ciao Gian Paolo, benvenuto al Motel.

Spero ti piacciano l’arredo spartano e il neon all’ingresso. Intanto volevo ringraziarti per aver accettato l’invito. Sei il primo scrittore che ospitiamo. Gli scrittori solitamente sono ottimi clienti perché consumano al bar.

Cosa bevi?
GPS: Diciamo che nella mia vita ho sempre letto, ma ho bevuto di più. E’ qualche anno che bevo solo acqua naturale. Solo Plose, ma e’ difficile trovarla nei bar. Sono sempre stato un gran bevitore, anche se non ho mai retto molto l’alcool. Pensa che spesso soffro di iponatriemia, sono stato anche ricoverato diverse volte. E’ quando si beve troppa acqua e il sistema elettrolitico, quello che porta gli impulsi elettrici nel corpo, va in tilt. E perdi lucidità, anche pericolosamente. Infatti adesso ho limiti di non superare i tre litri di acqua al giorno. Il mio nefrologo mi ha anche raccontato che ci sono anche overdose d’acqua. Incredibile, non lo avrei immaginato.

Parlando di bar e cocktail non può non venirmi alla mente il nostro amico comune Andrea Pinketts, che al Trottoir prima in Corso Garibaldi e poi in XXIV Maggio ha fatto la storia della letteratura italiana e del bar. Che ricordo hai di lui? Cosa ti è piaciuto leggere?
Andrea è stato un cavaliere con macchia ma senza paura. Un uomo generoso, soprattutto nell’editoria dove le penne sono tante ma l‘inchiostro nel sangue lo hanno in pochi. Ecco Andrea aveva il sangue nell’inchiostro, da sempre e fino alla fine. Credo che sia stato l’ultimo cavaliere gentiluomo che abbiamo avuto e che avremo nella nostra letteratura. 

Andrea Pinketts

Andrea Pinketts

 

Il tuo prossimo libro “Colpevole di tutto” è di prossima uscita, dopo il successo di “Quando cadono le stelle”. Di cosa parlerà?
Si,“Quando cadono le stelle” è stato un grande successo, non mi ha sorpreso ma dal punto di vista letterario è stato il mio esordio. “Colpevole di tutto” racconta la storia più incredibile che potevo raccontare: la mia vita. Perché tantissime situazioni sembrano inventate ma sono incredibilmente vere. Lo considero un libro molto puro, anche educativo e ne sono molto contento. Credo che sarà il mio secondo e ultimo romanzo perché più di così, sia a livello di trama e soprattutto di scrittura, non credo potrò fare. E’ la storia di un cuore che vive tra le dita e che ha imparato a non soffrire più, a non buttarsi sempre a capofitto. Senza per questo perdere la purezza. Non è facile attraversare Paradiso e Inferno senza fare una fermata in Purgatorio. Io ci sono riuscito. 

 

 

Dalla scrittura alla musica. Di amici musicisti ne hai avuto uno particolarmente noto, Vasco Rossi, quando vi siete conosciuti? come vanno le cose tra voi?
Con Vasco Rossi ci siamo conosciuti che io avevo sedici anni e lui qualcuno in più. Ho lavorato molti anni, più di venti con lui, poi ho deciso di rompere il rapporto professionale. Mi dispiace che adesso si sia incrinato quello personale, ma Vasco Rossi è come me, un gran lavoratore. Il resto non conta se non conta. 

Tra le varie cose che hai combinato in questi ultimi anni c’è la rivista Satisfiction, c’è ancora spazio per fare informazione culturale in Italia?
E’ una delle invenzioni più intuitive che ho avuto: una rivista cartacea, la prima free press culturale, perché penso che la crisi economica, civile e politica può nascere solo da una rinascita culturale. Per diversi anni è stata cartacea, era nata digitale come un blog seguitissimo. Adesso la sto ristrutturando e a giorni sarà online il nuovo sito: www.satisfiction.eu ho scelto il prefisso .eu perché penso che la vera Europa si possa costruire non certo attraverso l’acciaio o il carbone ma attraverso la cultura. E si dirigerà verso quella direzione. E’ l’intuizione che mi piace di più perché Satisfiction e’ entrata nella storia dell’editoria. Anche se ho inventato anche la figura del “Book trainer”, ho inventato la prima scuola non di scrittura ma di lettura. Credo sia fondamentale.

Tette o culo?
I piedi, credo siano l’anima di una Donna.

Piatto preferito?
Pesce crudo 

Vivi a Brera nel cuore di un vecchio quartiere che negli anni ’60 ospitava tanti artisti e oggi molto alla moda, ti trovi bene?
Molto, in via Solferino è come stare in un paese solo che vivi in centro. Ci conosciamo tutti e siamo tutti solidali gli uni con gli altri. Credo che sia un microcosmo sociale che bisognerebbe indagare maggiormente. Anche perché vivere così oggi è un Artè.

 

Quando cominci a scrivere di solito? Sei un diurno o uno alla Pinketts?
Sono sempre stato un notturno. Adesso scrivo benissimo tra le 4 e le 10 del mattino perché il telefono non suona.

 

Che libri ti senti di consigliare, da leggere al Motel? Qui non leggiamo molto, trovaci 5 titoli giusti.
Il mio, “Quando cadono le stelle” (Baldini Castoldi) perché proprio adesso rispondendoti mi dono accorto che nessuno scrittore consiglia il proprio libro davanti a domande come queste. E allora cosa l’hai scritto a fare? E poi al Motel ci sta bene, ne sono certo. 

Motel Life di Willy Vlautin (Fazi) che secondo me è uno dei maggiori scrittori e poeti americani, oltre che frontman di una banda rock. 

David Szalay, Tutto quello che è la vita (Adelphi) un assoluto capolavoro di scrittura e di stile, un romanzo formato da molti racconti che raccontano tanti uomini in uno solo. Alla fine non siamo tutti così? 

Lee Maynard, Lontano da Crum (Mattioli1885) non perché abbia curato io l’edizione italiana (non ho percentuali) ma perché è un romanzo per i tanti che la provincia non vogliono averla nell’anima. E per provincia intendo i limiti che tutti si danno, sempre in perenne paura del giudizio degli altri. 

Manuel Vilas, In tutto c’è stata bellezza (Guanda) pubblicato da pochi mesi in Italia non ha avuto il successo che merita. È il romanzo che ha scritto un poeta spagnolo, ha avuto un successo grandioso ed è ideale da leggere in un motel come il tuo. 

 

Ciao Gian Paolo, grazie di essere stato qui con noi. In bocca al lupo.

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Autore

- Giornalista professionista specializzato in arte e mercato. Ha una laurea in Filosofia della Scienza, un bimbo di un anno che si chiama Filippo e una Gibson Les Paul con cui suona nei New Martini tutti i venerdì sera, sui Navigli. Scrive regolarmente per MilanoFinanza, GQ, MarieClaire Maison, Patrimoni, Private, Gentleman e recentemente ha aperto un Motel in cui ospita e intervista i personaggi dell'arte, proprio qui su ArtsLife. Tifa Milan, moderatamente visti i tempi.


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