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Pubblicato il: dom 19 Mag 2019
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DA VENEZIA. Robespierre della bellezza. I Fortuny a Palazzo Fortuny

I Fortuny. Una storia di famiglia, Palazzo Fortuny, Venezia (foto Luna Hoei Cini)

I Fortuny. Una storia di famiglia, Palazzo Fortuny, Venezia (foto Luna Hoei Cini)

Una storia di famiglia: Mariano Fortuny padre e figlio al centro della mostra che espone dipinti, tessuti, abiti e oggetti collezionati dai due. Intervista alla curatrice Daniela Ferretti

Un personaggio straordinario, per la sua grande capacità di avere uno sguardo libero, uno sguardo molto aperto, senza preclusioni verso le epoche, verso le culture, verso le culture altre, che anzi sono state una fonte sostanziale per il lavoro di tutta una vita”. È questo il Mariano Fortuny che Daniela Ferretti ci presenta nell’intervista che vedete sotto in versione integrale: ed è questo il personaggio che lei – direttrice di Palazzo Fortuny – ci racconta a Venezia curando la mostra I Fortuny. Una storia di famiglia. Una tappa obbligata per i tanti che arrivano a Venezia per la Biennale, quel palazzo anomalo, disarmonico, un po’ squinternato: ma capace di ipnotizzare i visitatori con il suo fascino sensuale, misterioso, quasi irrazionale. A chi scrive capitò già nel lontano 1993, complice Watching water, una straordinaria installazione di Peter Greenaway che dialogava virtuosamente con gli “abiti” dei saloni, con i tessuti e le decorazioni e le stimolanti penombre.

I Fortuny. Una storia di famiglia, Palazzo Fortuny, Venezia (foto Luna Hoei Cini)

I Fortuny. Una storia di famiglia, Palazzo Fortuny, Venezia (foto Luna Hoei Cini)

Poi è arrivata l’era Axel Vervoordt, il mitico ciclo di mostre iniziato nel 2007 con Artempo e proseguito con Infinitum, Tra, Proportio, fino a Intuition nel 2017, un dialogo fra le collezioni del museo e la raccolta del raffinato collezionista e gallerista belga. Ma a rendere speciali, magnetiche queste mostre c’era sempre quel palazzo, ed il personaggio che gli ha dato un’identità così eclettica ma forte, ovvero Mariano Fortuny y Madrazo (1871-1949).

I Fortuny. Una storia di famiglia, Palazzo Fortuny, Venezia (foto Luna Hoei Cini)

I Fortuny. Una storia di famiglia, Palazzo Fortuny, Venezia (foto Luna Hoei Cini)

Ora il museo rompe gli indugi, e nel 70° anniversario della morte rende omaggio al poliedrico artista spagnolo evidenziando l’importanza del contesto familiare nella sua formazione artistica con questa mostra dedicata a lui e al padre Mariano Fortuny y Marsal (1838-1874). Indagando i temi che li accomunano, dalla pratica della pittura alla passione collezionistica intesa come occasione di studio e rielaborazione artistica. Nella sua breve esistenza – 36 anni – Fortuny y Marsal conobbe un grande successo con i suoi dipinti “orientalisti”, coltivando parallelamente una passione per l’antiquariato orientata ai tessuti antichi, vetri, vasi, tappeti: che per questa mostra giungono in prestito da molti musei europei, come il Vaso del Salar, dall’Ermitage di San Pietroburgo, o i dipinti “Arabo davanti a un tappeto” (National Collection of Qatar), “Incantatori di serpenti” (Museo Puskin, Mosca), “Un marocchino” (Museo del Prado, Madrid).

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Resta comunque il figlio il vero personaggio centrale, tanto del palazzo – se non altro perché ne fu l’ultimo abitante, quello che gli dette la sua impronta – quanto della mostra, che si propone di approfondire “il suo mondo visivo, il suo mondo artistico, il suo modo di concepire l’arte”, con le parole di Daniela Ferretti. Pittore anche lui, ma soprattutto quello che potremmo definire un “manager della bellezza”: una bellezza non convenzionale, nutrita da evocazioni classiche, etnologiche, esotiche, scientifiche. In un’epoca come quella a cavallo fra i due secoli, in cui stile, raffinatezza e lusso – massime in una città come la Venezia delle grandi sperequazioni sociali, dei casati secolari e dei palazzi sul Canal Grande – erano ancora spesso funzionali a liturgie di casta, status symbol della prima ora, Mariano Fortuny y Madrazo ne fa norma di vita. Robespierre del gusto, lui – nipote di un falegname – “socializza” la bellezza.

I suoi interessi spaziano dalla pittura e scultura alla fotografia, alla grafica, alla decorazione di interni, all’abbigliamento, alla scenografia, all’illuminotecnica, produce tessuti, abiti, brevetta invenzioni tecnologiche, crea una fiorente attività imprenditoriale, ancora oggi attiva. E la mostra lo segue in questi passaggi, arricchendo le già ricche collezioni permanenti con incisioni, acquerelli e disegni, fotografie, un’ampia selezione di abiti – il più colebre, il Delphos -, tessuti antichi, modelli per scenografie, strumenti da lavoro. Padre e figlio: ma – chiosa la curatrice – “questo palazzo è il terzo protagonista di questa storia, un luogo che ha la forza di dare corpo alla visione e all’immaginario di Fortuny...”.

I Fortuny. Una storia di famiglia
Fino al 24 novembre 2019
Palazzo Fortuny – Venezia
https://fortuny.visitmuve.it

Massimo Mattioli

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Autore

- Giornalista, scrittore, critico e curatore di mostre. È nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, da 25 anni lavora per riviste d’arte prima come redattore de Il Giornale dell’Arte, poi come caporedattore delle testate Exibart, poi Artribune, attualmente ArtsLife. Ha curato il volume “Rigando dritto”, raccolta di scritti dell’artista Piero Dorazio, pubblicato nell’aprile 2005 dall’editore Silvia Editrice di Milano. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra “Artsiders”, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Nel 2018 ha curato la mostra “De Prospectiva Pingendi. Nuovi scenari nella pittura italiana”, nelle due sedi di Palazzo del Popolo e Palazzo del Vignola, a Todi, e la mostra “Beverly Pepper tra Todi e il mondo” nel Palazzo del Popolo di Todi. Nel 2019 ha pubblicato il libro “Margherita Sarfatti. Più”, presso Manfredi Edizioni.


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