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Pubblicato il: sab 18 Mag 2019
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Dolcelino: l’America al contrario in una pasticceria milanese

Dolcelino” può significare tutto o niente, mera unione di termini lasciata alla libera interpretazione; ma se va a denominare una piccola pasticceria milanese, in via Morosini, è chiaro che c’è una storia dietro. Ed è quella di due donne, in omaggio a un territorio orgoglioso di dare spazio all’imprenditoria femminile, che si chiamano Sonia Latorre e Olivia Cucalon: la prima è pasticciera, la seconda ha la passione per i tessuti, e quindi per il lino: ecco fatto.

Sonia proviene dalla lontana capitale della Colombia, Bogotà: le sue prime esperienze sono a Lima, poi un piccolo paese belga, Bouillon, dove ha imparato pasticceria e panificazione. Master in cultura e gastronomia spagnola a Madrid, altra esperienza al Cafe de Oriente, Museo del Traje e finalmente Milano con Princi, Savini e pasticceria dell’Hotel Bulgari. Ed ora eccola qui in via Morosini, armata della sua curiosità e della voglia di sperimentare caratteristiche e peculiarità delle materie prime, del cacao in particolare.
“Le mie monoporzioni e la mia pasticceria mignon”, aggiunge Sonia, “ si caratterizzano per il legame con la mia terra, da cui arrivano maracuja, frutto della passione, guava, tomate de àrbol: di alcuni frutti gli italiani non conoscono neanche l’aspetto, figuriamoci il nome.”

Ci sono sempre delle proposte così originali?
“No, certo, faccio anche delle preparazioni molto più classiche, come cheesecake, sacher, delizia al limone (rivisitata) e brownies: bisogna cercare di accontentare un po’ tutti. E poi, ovviamente, mi fa piacere lavorare con il cacao e le sue numerose espressioni, dato che provengo proprio dalle terre del cacao”.

Come l’hanno accolta i nostri concittadini quando ha aperto, quasi due anni fa?
“All’inizio c’era un pizzico di diffidenza, o almeno così mi è sembrato; ma adesso posso dire che la passione e la voglia di far bene sono state capite, visto che qualche ristorante di Milano mi ha appaltato tutta la parte dedicata ai dessert, e visto che ho tanti clienti affezionati. Ad alcuni ho anche dedicato delle creazioni: la mia monoporzione ‘Greta’ (bavarese alla vaniglia, crema alla banana e gelatina di fragola) porta il nome di una bambina che è venuta a trovarmi fin dagli inizi. E quando torna, si arrabbia se non trova il ‘suo’ dolce!”

C’è qualche maestro da cui trae ispirazione?
“Mi sembra che Paco Torreblanca ed Emmanuele Forcone abbiano tanto da insegnare. Una curiosità: quando sono arrivata qui, non immaginavo di trovarmi a cento metri dalla pasticceria di Ernst Knam, in via Anfossi. Una bella concorrenza, non c’è che dire. Sono anche passata dal suo negozio, perché c’è sempre da imparare, ma naturalmente vado per la mia strada.”
Di strada Sonia Latorre, e la socia Olivia Cucalon, ne hanno già percorsa tantissima, almeno sul mappamondo: strano a dirsi, ma Milano potrebbe essere il posto dove trovare l’America, la terra promessa di due donne che vogliono realizzarsi in una città dove magari capita di competere con Knam e Massari, tanto per fare due nomi, e per dare un’idea del livello delle sfide da affrontare. In questa “America al contrario”, nel loro localino dalle linee essenziali e pulite, potrebbe realizzarsi il sogno di Sonia e Olivia: quello di farsi strada per mezzo di una pasticceria, in un mondo tanto affascinante, ancora molto (troppo) maschile, ma comunque aperto alla felice creatività di stampo sudamericano. In salsa italiana.

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