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Pubblicato il: mer 15 Mag 2019
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Lontane corrispondenze: Cézanne incontra Bacon nel pensiero di Deleuze

Francis Bacon, Triptych of George Dyer

Francis Bacon, Triptych of George Dyer

Cézanne e Bacon sono artisti distanti fra loro, ma condividono una precisa idea di cosa significhi fare arte. Attraverso l’analisi che di loro ha fatto il filosofo Gilles Deleuze, proviamo ad evidenziarne le caratteristiche comuni.

Ad un certo punto della storia dell’arte, che con tutta probabilità coincide con l’avvento della fotografia, il problema e l’obiettivo della pittura è diventato sfuggire dalla figurazione. Una tentazione, un rischio d’inciampo nel processo creativo, che per molto tempo ha rappresentato al contrario un vanto per l’artista. La verosimiglianza, il realismo, si configurano nel pensiero moderno come la manifestazione ossessiva di un cliché. O almeno in quello del filosofo francese Gilles Deleuze, che nella sua unica opera dedicata alla pittura, Francis Bacon. Logique de la sensation, illustra come due pittori distanti fra loro – geograficamente, stilisticamente, temporalmente – come Francis Bacon e Paul Cézanne abbiano condiviso e perpetrato una simile visione pittorica.

Paul Cézanne, At the Water's Edge

Paul Cézanne, At the Water’s Edge

L’imitazione formale appiattisce lo spessore emotivo del quadro, lo riduce a sterile specchio di una cosa già vista, annebbia la volontà creativa. La destrezza manuale non è perciò una proprietà fondamentale per un pittore, o almeno non è sufficiente: secondo Cézanne per l’artista «il metodo […] consiste nel cercare l’espressione di ciò che si sente, nell’organizzare le sensazioni in un’estetica personale. […] A suo avviso, infatti, ciò che occorre è penetrare quel che si ha davanti a sé, e perseverare nell’esprimersi il più logicamente possibile». Siamo perciò di fronte ad una prospettiva che nega la centralità dell’aderenza visiva al reale, sottolineando come all’interno dell’opera sia fondamentale comporre un’immagine che vanti personali rapporti logico-formali e sia in grado di trasmettere un giusto livello di sentimento, visivo ed emotivo.

Il legame con Bacon, espressionista inglese lontano dal pittore impressionista, si rintraccia proprio nella contraria e ostinata battaglia contro la figurazione, brutalmente negata a favore di un’arte libera da qualsiasi contingenza. Solo nello sguardo vergine dell’artista risiede l’abilità di scomporre e ricomporre il mondo, di trovare la formula per innescare una creazione che eluda l’illustrazione, e quindi l’intelletto, per trovare spazio nell’indecifrabile dimensione della sensazione. Come riuscire allora a non cascare nel clichè dell’illustrazione? Delueze riporta nel suo saggio un testo di Bacon:

«Ci sono due modi per superare la figurazione (cioè, ad un tempo, l’illustrativo e il narrativo): o verso la forma astratta o verso la Figura. Alla via della Figura, Cézanne dà un nome semplice: la sensazione»

Francis Bacon, Triptych Studies of the Human-Body

Francis Bacon, Triptych Studies of the Human-Body

Così il legame tra i due viene certificato anche dallo stesso pittore inglese, dalla cui affermazione, applicandola ai due casi specifici, possiamo escludere la via dell’astrattismo. Dobbiamo dunque soffermarci sui meccanismi attraverso cui la figurazione si fa Figura e il “sensazionale”, quello, per esempio, di una precisissima qualità tecnica, possa farsi artistica sensazione. Come riusucire dunque a disfare una somiglianza, quella realistica, per scovare una somiglianza più profonda.

Deleuze rintraccia nell’opera e negli scritti di entrambi la presenza di un processo tripartito che affianca ad una pars destruens, dove il clichè viene distrutto, e alla pars costruens, dove l’opera viene realizzata, una fase intermedia, ben più controversa e complessa delle altre due, dove il passaggio prende corpo e si manifesta. Più che un’ispirazione incontrollata, capace di sovvertire idee e preconcetti propri dell’ambiente dell’artista o del suo substrato artistico, si tratta di un procedimento metodico che esaurisce appieno le sfumature sistemiche di un processo che, in ogni caso, rimane fortemente creativo. Questa fase è apparentemente contraddittoria, dal momento che in essa coesiste la distruzione degli edifici ideali e oggettuali che si interpongono tra creatore e creazione e il loro superamento dove risiede il potenziale perché l’atto generativo si manifesti.

Paul Cézanne, Mountains in Provence

Paul Cézanne, Mountains in Provence

Da Cézanne questo passaggio intermedio è definito “caos-germe”. Lo possiamo immaginare come un momento pittorico che non si esaurisce solo nel rapporto con lo spazio, quello che raffigura e quello che occupa, ma anche con un tempo, pre-pittorico e pittorico, all’interno del quale si manifesta. In questa dimensione transitoria le linee e le costruzioni idealmente presenti sulla tela prima che il pittore inizi la sua opera crollano, gettando l’artista in una fase di dubbio che dietro il timore del fallimento cela la potenza di un nuovo inizio. Per Cézanne il nuovo inizio è rappresentato dal colore: «Una tenera emozione mi coglie. Dalle radici di quell’emozione sale la linfa: i colori. È una specie di liberazione. L’irradiare dell’anima, lo sguardo, il mistero esteriorizzato, il dialogo fra la terra e il sole, l’ideale e la realtà: i colori! Una logica aerea, colorata, sostituisce bruscamente la cupa, testarda geometria. Tutto si organizza, gli alberi, i campi, le case. Io vedo, per mezzo di macchie. […] È nata una nuova fase. Quella vera! Quella in cui nulla mi sfugge, in cui tutto è allo stesso tempo denso e fluido, naturale. Non ci sono più che colori». Ecco allora che la logica organica si compone attraverso l’utilizzo del colore, una liberazione ragionata che conduce alla nascita di una sensazione inedita.

Francis Bacon, Triptych

Francis Bacon, Triptych

Se il “caos-germe” prende vita in uno spazio prettamente mentale, l’operazione baconiana, che chiama Diagramma, si sviluppa al contrario su un piano pratico: «Comincio proprio come un artista astratto – benché non ami l’astratto, per niente –, cioè comincio a fare delle macchie, dei segni e se, a un tratto, una macchia sembra offrirmi un suggerimento, allora posso iniziare a costruire su di essa l’apparenza del soggetto che vorrei cogliere. Mi piacerebbe fare dei ritratti a partire da elementi che non siano per nulla illustrativi». Bacon mira a scovare la sensazione nello spazio liminale tra caos e ordine, tra irrazionale e razionale: parte dal rischioso procedimento – molte infatti le tele buttate dall’artista – di intervenire immediatamente sulla superficie tramite segni, macchie, tratti casuali e violenti, come se si facessero boia di quell’ordinarietà formale nemica dell’arte; questa è la base, la nuova base all’interno della quale Bacon rintraccia inedite suggestioni, sentieri imprevisti verso soluzioni visive pienamente innovative.

Paul Cézanne, Mount St. Victoire Landscape in Aix

Paul Cézanne, Mount St. Victoire Landscape in Aix

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