meeting art istituzionale
Pubblicato il: mer 15 Mag 2019
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Intervista in anteprima a Giovanni Hänninen e Alberto Amoretti. Migrazione clandestina nella società africana e in quella occidentale

© Hanninen- Amoretti

People of Tamba con fotografie di Giovanni Hänninen e Senegal/Sicily video-documentari di Alberto Amoretti e Giovanni Hänninen relizzati con il supporto di The Josef and Anni Albers Foundation e Le Korsa inaugura il 16 maggio 2019 alle 18,00 alla Fondazione Sozzani a Milano e resterà in mostra fino al 2 giugno. In anteprima per Artslife l’intervista ai due autori che spiegano i due progetti nati con l’obiettivo comune di affrontare i diversi aspetti della migrazione clandestina nella società africana e in quella occidentale.

People of Tamba rappresenta in un certo senso una nuova consapevolezza della migrazione, una conoscenza veritiera e profonda sia per chi guarda e sia per i protagonisti di Tamba? Me lo spieghi in dettaglio?

Giovanni Hänninen– Nella società d’oggi gli africani che migrano in Europa vengono considerati solo come numeri. Quanti migranti sono arrivati in Sicilia, quanti sono stati salvati, quanti sono annegati nel Mediterraneo, quanti verranno rimpatriati. Quasi mai si dà ai migranti la dignità di persone. Nell’ondata xenofoba che ha attraversato l’Occidente, ci si è dimenticati degli esseri umani dietro a questi numeri. Pochi sono interessati alle storie dei migranti, al loro precedente ruolo nella società, alla ragione per cui hanno deciso di lasciare il loro paese. Con People of Tamba ho voluto oppormi a questa tendenza. Con gli oltre 200 ritratti che compongono il progetto fotografico, ho creato un catalogo tipologico della società di Tambacounda, la regione più agricola e più povera del Senegal, da cui partono la maggioranza dei migranti che lasciano il paese verso nord. Il mio obiettivo era di ridare identità e radici a una popolazione di cui noi sappiamo nulla. Ogni fotografia presenta nella didascalia il nome della persona ritratta e il suo ruolo nella società di Tambacounda.

© Hanninen

Alberto Amoretti- Dall’intervista con Alpha, il ragazzo protagonista del primo episodio della serie Senegal/Sicily abbiamo compreso quanto poco sapesse del viaggio che lo aspettava quando ha preso la decisione di partire. Per esempio ci ha detto che non aveva alcuna intenzione di venire in Europa, ma che voleva andare in Libia perché aveva sentito dire che fosse un paese ricco di petrolio, dove si poteva trovare un lavoro ben pagato. Arrivato a Tripoli ha trovato un paese distrutto dalla guerra civile, in cui è stato più volte derubato, picchiato, sequestrato. Fino a quando ha deciso che doveva andarsene, muovendosi ancora più a nord.
La serie Senegal/Sicily nasce così con lo scopo di portare informazioni ai ragazzi di Tambacounda che stanno pensando di migrare, per permettere loro di prendere una decisione consapevole. Massamba, un ragazzo nello staff di Le Korsa, la ONG co-produttrice della serie insieme a The Josef and Anni Albers Foundation viaggia di villaggio in villaggio, luoghi spesso privi di acqua corrente ed elettricità, e con un proiettore attaccato a una batteria mostra i documentari nelle scuole e nelle piazze, sfruttando la “meraviglia” del cinema per veicolare informazioni.

Un progetto lungo e articolato che si sviluppa su due binari paralleli, la fotografia e la documentazione video. Perché questa scelta ?

GH- I due progetti, People of Tamba e Senegal/Sicily, sono stati presentati per la prima volta nella stessa situazione durante Dak’Art 2018, la Biennale d’arte africana contemporanea di Dakar. I due progetti sono stati creati come due entità separate: da una parte il progetto fotografico che crea un ritratto della società di Tambacounda, dall’altra i video documentari che danno voce ai migranti o alle persone che sono state in qualche modo toccate dalla migrazione. Durante la presentazione dei due progetti alla Biennale abbiamo realizzato quanto funzionassero bene accostati l’uno all’altro. Era un po’ come diceva Josef Albers: «Uno più uno, fa tre e qualcosa».

AA- Dopo la Biennale di Dakar abbiamo deciso di proporre i due progetti insieme. Così è stato a Firenze alla Fondazione Studio Marangoni e a Marrakech durante l’evento 1-54 Art Fair in cui Giovanni ha incollato le fotografie 3 metri per due di People of Tamba nella Medina mentre i documentari di Senegal/Sicily sono stati proiettati all’auditorium Pierre Bergé del Musée Yves Saint Laurent. Ora faremo lo stesso a Milano grazie alla Fondazione Sozzani.

© Hanninen

Quali sono gli aspetti che avete voluto evidenziare con queste due tecniche per rendere più chiaro e fruibile il messaggio che volete trasmettere?

GH- Ho deciso di stampare le fotografie in grande formato tre metri per due perché in questo modo i ritratti assumevano da un lato una forma di epicità e quindi mi permettevano di rendere con forza il tema del progetto: ridare umanità, identità e radici a una delle società da cui provengono i migranti. Dall’altro il grande formato permette di avere la persona ritratta a dimensione naturale e quindi avere un rapporto uno a uno con chi guarda. Ci troviamo davanti a delle persone ritratte che sono come noi, con la loro storia, il loro presente e le loro aspirazioni. La storia di tutti noi.

AA- Il mio scopo principale era portare informazioni alle persone di Tambacounda, chi sta pensando di migrare o ai loro familiari. Per riuscire a raggiungere questo pubblico, mi sono ispirato ai racconti orali, in cui gli anziani raccontano la loro vita ai più giovani per tramandare le tradizioni della famiglia, del villaggio, e insieme a Giovanni abbiamo quindi scelto di intervistare le persone a riprendendole a figura intera, con il protagonista che parla direttamente in camera, come se si stesse rivolgendo direttamente a chi lo ascolta.

© Hanninen

Come vive il pubblico questa nuova visione di un fenomeno così vicino a noi? quali le reazioni che hai raccolto?

AA – Quando abbiamo mostrato il primo episodio della serie a Thread, la residenza d’artista della Josef and Anni Albers Foundation, erano presenti molti abitanti del vicino villaggio di Sinthian. Fra di loro un ragazzo che alla fine si è avvicinato a noi e a Nicholas Fox Weber, direttore di Le Korsa e della Albers Foundation, per raccontarci che stava mettendo da parte del bestiame con l’idea di venderlo. Dopo aver visto il documentario in cui Alpha racconta di tutte le difficoltà vissute durante il suo viaggio – il Sahara, la Libia, il gommone nel Mediterraneo – ha detto che ci avrebbe pensato su e magari avrebbe usato il bestiame per qualcos’altro. Questo era proprio il nostro obiettivo, far sì che ci fosse una riflessione consapevole sui rischi che la migrazione comporta.

GH – Quando siamo tornati a Thread ho portato con me una serie di ritratti della popolazione senegalese che avevo realizzato a San Berillo, storico quartiere nel centro di Catania. San Berillo si divide tra la comunità Senegalese e quella storica della prostituzione transessuale. I nuovi migranti vivono in case abbandonate, a volte pericolanti, senza acqua e luce. Gli ingressi sono stati murati e i migranti per entrare nelle case devono issarsi con una corda dalle finestre, come abbiamo fatto noi. Questi ritratti dentro le case raccontano di una vita indubbiamente difficile. Durante il nostro soggiorno a Thread venivo fermato dai ragazzi del villaggio vicino che venivano d a me portando amici e conoscenti e mi chiedevano: “ma veramente queste immagini sono state fatte in Italia?”. Immagini sicuramente molto lontane dalla rappresentazione che i nuovi migranti mandano a casa attraverso Whatsapp o Facebook. Da lì abbiamo capito quanto è importante il ruolo della rappresentazione del sé nelle questioni relative alla migrazione e come il racconto abbia ancora un ruolo importante nelle scelte delle persone. Un racconto legato alla realtà e che assume una forza ancora maggiore quando è fatto da chi ha vissuto quella esperienza in prima persona. E questo aspetto l’abbiamo indagato anche attraverso i documentari e sfruttato per dare informazioni attraverso le parole di chi ha fatto il viaggio o chi vive in Italia e può parlare della propria esperienza personale.

© Hanninen

L’ispirazione al grande affresco fotografico del popolo tedesco di August Sander. People of Tamba parte da qui? Ma a colori ?

GH – August Sander negli anni Venti del Novecento ha creato un catalogo tipologico della società tedesca attraverso il suo progetto People of the Twentieth Century poco prima dell’ascesa del nazismo. Questi ritratti, inizialmente su sfondo bianco, rappresentavano i diversi ruoli che le persone svolgono all’interno della società. Persone vere e lontane dal Übermensch con cui poi sarebbe da lì a poco stata rappresentata la società tedesca. Sander poco a poco aggiunge il contesto per raccontare non solo la persona ma, attraverso quelli che definiva “autoritratti assistiti”, il luogo dove questa vive e lavora. Ho voluto usare questo stesso approccio nel progetto fotografico People of Tamba dando spazio al contesto che racconta questa realtà tanto quanto, e forse di più, del ritratto stesso. Il colore fa parte della realtà che viviamo e, soprattutto in questa regione dell’Africa, ci colpisce e entra dentro di noi con le sue tonalità che si mischiano tra pelle polvere e cielo.

© Hanninen

Le prossime tappe dopo Fondazione Sozzani a Milano?

GH – Il 6 giugno, sempre a Milano, nel contesto delle case ALER di piazza Selinunte proietteremo durante l’ultima settimana del progetto Appocoundria, curato da Marta Cereda di Casa Testori, il terzo dei documentari di Senegal/Sicily: San Berillo. In questo documentario ci concentriamo sulla differenza di vita tra i Senegalesi arrivati vent’anni fa con la prima ondata migratoria e quelli che arrivano oggi. Il documentario è stato girato nel contesto del quartiere di San Berillo a Catania. Anche in questo caso abbiamo pensato che portare questo documentario in un contesto fortemente legato alla migrazione, dal Sud Italia prima e dall’Africa negli ultimi venti anni, possa servire per ripensare alle differenze e a ciò che si considera “altro” rispetto a noi.
Il 10 luglio invece porteremo entrambi i progetti People of Tamba e Senegal/Sicily a Berlino durante la mostra Seeds for Future Memories. Una mostra organizzata attraverso la collaborazione tra Thread e Villa Romana Florenz che vede artisti africani ed europei che si interrogano sul ruolo della migrazione come elemento di connessione tra diverse culture.

© Hanninen

© Hanninen-Amoretti

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© Hanninen Amoretti

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