meeting art istituzionale
Pubblicato il: lun 13 Mag 2019
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Dall’Ermitage a Firenze. Al Museo Marino Marini arriva il primo Visiting Director al mondo

versione contemporanea della Sindone

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Al via il progetto sperimentale di Dimitri Ozerkov, primo Visting Director del Museo Marino Marini di Firenze (e del mondo): tre giovani ma affermati artisti russi dialogano con la stratificazione del luogo e le opere del grande scultore

Ivan Plusch per Accents (Foto ArtsLife)

Ivan Plusch per Accents (Foto ArtsLife)

È una gemma incastonata nel cuore di Firenze.  Un unicum nel panorama artistico internazionale  che vanta la coesistenza di una cappella consacrata all’interno del primo e unico museo completamente dedicato all’arte contemporanea nella culla della civiltà rinascimentale. Ambientato in uno degli edifici fiorentini più antichi tra quelli conservati fino ai giorni nostri,  testimonia una stratificazione storica che parte dall’antica Chiesa di San Pancrazio fino al restauro moderno voluto da Marina Marini attraverso le geniali scale e passerelle ideate dagli  architetti Lorenzo Papi e Bruno Sacchi che permettono una leggibilità delle opere da molteplici punti di vista in una sorprendente compenetrazione tra architettura e opere. Un luogo dove sacro e profano, arte e archeologia industriale si mescolano in un’atmosfera sospesa che ricorda le composizioni di Escher.

Museo Marino Marini Foto ArtsLife

Museo Marino Marini (Foto ArtsLife)

Ora il museo dedicato a uno dei più grandi scultori del Novecento italiano si  prepara ad un altro importante primato, addirittura mondiale. Il Museo Marino Marini infatti, sarà il primo a sperimentare la figura del Visiting Director. Una novità assoluta che permetterà al museo di avere un direttore di caratura internazionale che cambierà ogni anno, invitato a confrontarsi con la collezione permanente e con la città.

Da sinistra verso destra, la Presidente Patrizia Asproni, Andrey Kuzkin Ivan Plusch, Irina Drozd e Dimitri Ozerkov Foto Artsife

Da sinistra verso destra, la Presidente Patrizia Asproni, Andrey Kuzkin, Ivan Plusch, Irina Drozd e Dimitri Ozerkov (Foto ArtsLife)

Il primo visiting director di un museo al mondo sarà Dimitri Ozerkov, attuale responsabile del Dipartimento di Arte Contemporanea del Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, che il 4 maggio ha presentato il suo progetto ACCENTS, ACCENTI, АКЦЕНТЫ: opere site specific di tre giovani e affermati artisti russi – in dialogo con le opere di Marino Marini – e la mostra Le tre donne, ambientata nella splendida Cappella Rucellai, parte integrante del percorso museale.

Tempietto - Museo Marino Marini Foto ArtsLife

Tempietto del Santo Sepolcro di Leon Battista Alberti – Museo Marino Marini (Foto ArtsLife)

IL VISITING DIRECTOR: CE NE PARLA LA PRESIDENTE PATRIZIA ASPRONI

Prima di presentare nello specifico il progetto chiediamo alla Presidente del Museo Patrizia Asproni di descriverci meglio questa innovativa figura del visiting director

Abbiamo deciso di non avere un direttore fisso ma, appunto, un visiting director. Così come le grandi università del mondo hanno un visiting professor, abbiamo deciso di fare la stessa cosa  e siamo i primi al mondo per quanto riguarda i direttori di musei. Quindi, ogni anno ci sarà un direttore diverso che darà vita a un progetto che non è necessariamente una mostra, infatti Dimitri non ha fatto una mostra ma ha chiamato gli artisti a dialogare con il luogo e le opere. Questo ci permette di chiamare i direttori dei grandi musei del mondo per una collaborazione interculturale e una contaminazione: la nostra idea è che i direttori dei musei stranieri che vengono qui si contaminino con l’essenza della città e soprattutto con la stratificazione che offre questo museo.

Perché ha scelto Dimitri Ozerkov come primo visiting director?

Ho conosciuto Dimitri e ho visto la splendida mostra di Jan Fabre che lui ha curato alla Biennale di Venezia del 2017. Mi è piaciuta tantissimo perché ho visto questo spirito di ricerca ma anche di proiezione di forza e malinconia russa. Mi è piaciuto molto perché adatto a questo contesto.

Museo Marino Marini Credits: Museo Marino Marini

Museo Marino Marini (Credits: Museo Marino Marini)

Il PROGETTO : ACCENTS, ACCENTI, АКЦЕНТЫ

Il progetto di Dimitri  Ozerkov si compone essenzialmente di due parti: una serie di opere di tre artisti russi appositamente create per il museo e una mostra curata dallo stesso visiting director. I tre artisti – Irina Drozd, Andrey Kuzkin e Ivan Plusch – hanno lavorato al museo per tre settimane, si sono “nutriti” dell’atmosfera del luogo e della città e hanno creato le loro opere a contatto con i visitatori, dialogando, secondo il proprio personale sentire, con le opere di Marino Marini e i vertici dell’arte di Leon Battista Alberti. Il progetto è stato dunque pensato come un laboratorio in situ. “Un laboratorio di futuro“, ha sottolineato Ozerkov, “dove si mostra non solo il risultato ma anche il processo“. Una sorta di residenza d’artista dove la residenza però è il museo stesso.

Sullo sfondo un'opera di Ivan Plusch Foto ArtsLife

Sullo sfondo un’opera di Ivan Plusch (Foto ArtsLife)

Per quanto riguarda Ivan Plusch (Leningrado, 1981) la sua  creazione I nove circoli della vita sarà la prima che si noterà all’ingresso del museo. Un nastro rosso lungo centinaia di metri che letteralmente avvolge tutto lo spazio  museale senza un inizio o una fine visibile, metafora della continuità del tempo e della vita. Disseminate nello spazio espositivo anche alcune sfere – sempre rosse, colore del sangue e della vita – che non hanno mai la stessa posizione perché i visitatori possono spostarle a loro piacimento. Il tema della fluidità del tempo fa parte della cifra stilistica di Ivan che ha anche allestito dei dipinti dedicati ad alcune opere di Marini, dove le sagome sembrano dissolversi con il passare del tempo.

ritratto di donna ispirato alle opere di marino marini con il volto che si dissolve

Ivan Plusch per Accents (Foto Artslife)

Irina Drozd (Rzhev, in Russia, 1983) ha ripreso un tema a lei caro, quello delle donne e dei bambini, spesso lasciati indietro dalla società. Nella cripta del museo, dove un tempo esisteva un monastero femminile, l’artista si è immedesimata nella vita delle suore recluse, spesso contro la loro volontà. Fil rouge con le opere di Marino Marini e il mondo contemporaneo. Se da un lato infatti, la sofferenza di quelle donne recluse in qualche  modo si lega all’ambiguità femminile delle opere di Marini, dall’altra quella della violenza anche nell’ambito della Chiesa è un tema più che mai attuale. Tre grandi tele, appese a un filo da alcune mollette da bucato – rimando anch’esso  a una certa visione del mondo femminile – rappresentano variazioni contemporanee sulle sculture di Marino Marini.

Irina Drozde e sullo sfondo le sue opere per Accents Credits: Museo Marino Marini

Irina Drozde e sullo sfondo le sue opere per Accents (Credits: Museo Marino Marini)

Sempre all’interno della suggestiva cripta sotterranea, Andrey Kuzkin (Mosca, 1979) ha potuto esprimere al massimo la sua ambigua arte performativa incentrata soprattutto sul tema delle trasformazioni del corpo, intese come passaggio dalla vita alla morte. Ecco dunque a terra una lunga linea bianca dove vengono elencate le principali malattie in ordine alfabetico e un tunnel immersivo dove da un lato  la gigantografia del corpo denudato dell’artista che riprende la sagoma della Sindone e dall’altro uno specchio – medium tra il nostro mondo interiore ed esteriore – danno al visitatore la sensazione di passare attraverso un corpo umano.

Una linea bianca elenca tutte le malattie in ordine alfabetico

Andrey Kuzkin per Accents (Foto ArtsLife)

Suggestive le due sculture di pane che rappresentano figure umane, una piccolina e rannicchiata, quasi nascosta in un angolo e l’altra più grande in una saletta a imitare una sorta di sepolcro.

scultura di pane che riprende un sepolcro

Andrey Kuzkin per Accents (Foto ArtsLIfe)

Oltre al significato simbolico del pane nell’accezione cristiana, le due sculture riprendono anche l’abitudine dei carcerati russi di passare il tempo  attraverso questo tipo di piccoli lavori manuali con l’unico materiale che hanno a disposizione. Il corpo viene infatti evocato dall’artista  come carcere dell’anima.

scultra di pane

Andrey Kuzkin per Accents (Foto ArtsLIfe)

Presenti in mostra anche il video di una sua performance alla Biennale di Berlino del 2010 (dove i visitatori scrivevano il nome delle proprie malattie sul suo corpo in una sorta di bara di vetro) e due autoritratti d’artista, foto di una sua performance  sulle rive dell’Arno (ma che ha avuto luogo anche nelle principali città del mondo) dove il corpo a testa in giù era impiantato nella terra come un albero: un riferimento alla violenza dell’urbanizzazione umana sulla natura.  In mostra anche alcuni disegni ispirati dalle sculture di Marini.

Andrey Kuzkin per Accents Foto ArtsLIfe

Andrey Kuzkin per Accents (Foto ArtsLIfe)

Completa il progetto la mostra curata direttamente da Dimitri Ozerkov nella Cappella Rucellai. Le tre donne protagoniste dell’Antico Testamento che hanno salvato il proprio popolo, commettendo degli omicidi. Protagoniste attive dunque, in un rovesciamento di genere che completa la rappresentazione del mondo femminile di Irina Drozd. È presente dunque in questo progetto tutta la complessa componente femminile, fondamentale nella storia dello stesso museo, fortemente voluto da Marina Marini.

Una delle tre stampe settecentesche di 'Le Tre Donne' Foto ArtsLIfe

Una delle tre stampe settecentesche di ‘Le Tre Donne’ (Foto ArtsLIfe)

 DIMITRI OZERKOV: L’IMPORTANZA DEL PROCESSO CREATIVO NEL MIO PROGETTO

Abbiamo approfondito  alcuni aspetti del progetto direttamente con il curatore.

Può spiegarci il significato del titolo del progetto?

Accents nel senso di accentuare, sottolineare alcuni aspetti di questo luogo e delle opere di Marino Marini.

Qual è il concept della mostra “Le tre donne” allestita presso la Cappella Rucellai?

In dialogo con i temi affrontati dai tre artisti, sono state allestite nelle pareti che circondano il Tempietto tre stampe che hanno protagoniste, appunto, tre donne. Per me era importante unire questo luogo del complesso museale ai temi degli artisti del progetto Accents, cioè il tema del corpo e delle donne. Ho allestito tre opere grafiche originali del ‘700 che hanno come protagoniste tre donne dell’Antico Testamento: Jael, Judith e Dalila. Sono tre donne che hanno ucciso i loro mariti o amanti. Questo rappresenta una sorta di ambiguità  perché anche se hanno ucciso sono delle eroine della Bibbia.

Lei è il responsabile del Dipartimento di Arte Contemporanea del Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo. Su quali elementi ha basato la scelta dei tre artisti?

Nel nostro dipartimento ci occupiamo di arte internazionale, non ci concentriamo solo su artisti russi che invece inviamo a fare esperienze all’estero. La nostra idea era quella di mettere all’opera tre artisti molto diversi tra loro.

Prima che i giovani artisti approdassero al museo Marino Marini, lei li aveva già “preparati” attraverso foto, libri, articoli e così via. Durante il soggiorno a Firenze c’è stato qualche cambiamento nei progetti degli artisti rispetto all’idea di partenza?

Certamente. Il loro punto di partenza erano le loro precedenti esperienze creative – ad esempio il nastro rosso nel caso di Ivan – ma tutto si è sviluppato attraverso un dialogo con il luogo, le opere e anche tra loro perché si sono confrontati e aiutati uno con l’altro.

Come hanno reagito i visitatori del museo nel vedere gli artisti all’opera? Lei ha spesso sottolineato l’importanza del processo creativo.

I visitatori  chiedevano spesso se potevano passare sul nastro o giocare con le palle rosse disseminate nel museo – ci dice ridendo -, ma al di là di questo aspetto simpatico, per me era importante il processo perché durante questa fase creativa son venute fuori le cose più interessanti. È la fase dove si parla di tutto, dalle idee da scartare a quelle considerate più adatte. Ecco, questa per me è la cultura: non i risultati ma appunto il processo perché le opere esistono solo quando parliamo di queste opere.

Informazioni

ACCENTS, ACCENTI, АКЦЕНТЫ. 04.05 

Dal 4 maggio al 1 luglio 2019

Museo Marino Marini

Piazza San Pancrazio – Firenze

Info: museomarinomarini.it/

* Nell’immagine di copertina: Andrey Kuzkin
Credits: Museo Marino Marini

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